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Campania
Traccia Percorso

Alla soglia dei 50 anni, Paolo Polacco, appassionato di trekking, cavese, ha deciso di osare tentando un’impresa immaginata in anni di camminate, con centinaia e centinaia di chilometri di sentieri più o meno agevoli nelle gambe; una impresa a cui ha iniziato a pensare a partire dallo scorso mese di Gennaio: attraversare l’intera catena dei Monti Lattari, percorrendo il mitico sentiero 300 CAI (ex 00), meglio conosciuto come ALTA VIA dei Monti Lattari. Un affare non di poco conto se si guarda all’intero percorso che inizia sui colli della Badia di Cava de’ Tirreni per concludersi a Punta Campanella, estremità della Penisola Sorrentina, con l'appendice fino alla località Termini, a Massa Lubrense. In auto sono 63 km attraverso l’Autostrada A3 e la SS 146 Sorrentina o 74 km passando per la SS 163 Amalfitana. Ma se la tua strada sono i sentieri, i saliscendi, i costoni di roccia a strapiombo sullo splendido e azzurro mare della “Divina” Costiera Amalfitana, i chilometri diventano oltre 90. E dire che Paolo, insieme con il suo amico Mario, quel percorso lo aveva già attraversato in misura leggermente ridotta, cioè scegliendo come punto di accesso ai Lattari località Passiano, di Cava de’ Tirreni, nei pressi della foce del torrente Contrapone (altra avventura da raccontare). Stavolta, però, l’opera doveva essere completa. E sebbene consapevole di dover affrontare una lunga traversata in solitaria, visto l’infortunio occorso al suo compagno di trekking, ha deciso di partire ugualmente : «Ha vinto il desiderio di provare questa esperienza al compimento dei miei 50 anni – confessa Paolo -, quel barlume di spregiudicatezza che penso sia in ognuno di noi. Ed io mi sono lasciato "vincere" senza fare resistenza».

Così, ore 5:20 di Sabato 18 Maggio 2013, Paolo Polacco inizia il suo cammino «con la speranza di farcela, ma soprattutto con tanta ansia di non farcela, cosciente del fatto che secondo la mia valutazione mi aspettavano circa 22 ore di cammino, le ultime 5 delle quali da affrontare al buio, con la stanchezza e con difficoltà di orientamento; l'”Alta Via” dei Lattari infatti non è un autostrada, ma un sentiero che in diversi tratti diventa una traccia appena visibile, a volte scomparendo completamente per la crescita a dismisura della vegetazione».

Durante il lungo viaggio non sono mancati incontri ed episodi che rimarranno per sempre impressi nella mente di Paolo. Il “caso” vuole che in quel fine settimana la prima parte del percorso fosse attraversata dalle migliaia di devoti alla Madonna dell’Avvocata, in cammino verso l’omonimo Santuario (Maiori), per il tradizionale pellegrinaggio in occasione del Lunedì di Pentecoste. «Con piacere ho costatato il gran numero di giovani e giovanissimi lungo il sentiero, fin su Monte Finestra, intenzionati a portare avanti il culto e la venerazione per la SS. Avvocata, a dispetto della crisi di valori che persevera».

Raggiunto il Valico di Chiunzi, è iniziata l’ascesa al Monte Cerreto (la seconda vetta dei Lattari) per poi proseguire in quota fino alla base di Sant’Angelo a Tre Pizzi, attraversando i piani di Mègano e la parte alta della Valle delle Ferriere. Un cammino di 11 ore circa, a poco più della metà del percorso, porta Paolo a raggiungere la vetta più alta della catena montuosa. Oltre Santa Maria a Castello, dopo tante ore trascorse immerso nel silenzio assoluto della Natura, finalmente nuovi incontri con esseri umani, stranieri smarriti cartina alla mano, perdutisi alla ricerca di Sant’Agata - situata nella direzione opposta -, non aiutati dalla scarsità di indicazioni presenti sul percorso.  «Con il calar della luce, mi ritrovo a Torca (fraz. di Massalubrense) verso le 21,00, mi riposo, prendo fiato e coraggio perché inizia l'avventura». E si verifica ciò che non ti aspetti:  «Il fuoco! Il vento di libeccio infatti incoraggia i piromani della macchia mediterranea costringendomi ad effettuare slalom per evitare i focolai. Dopo circa un'ora di lotta con la vegetazione di cardi giganteschi, finalmente eccomi alla spiaggia amena di Recommone».

Sull’Alta via, a questo punto, si incontra la terrazza di un ristorante presso il quale Paolo viene accolto con sorpresa – se non altro per l’ora insolita del transito (le 22 circa) – e accetta un bicchiere d’acqua per rifocillarsi in vista dell’ultimo sforzo che lo condurrà in 10 minuti a Marina del Cantone; poi Nerano piazzetta, pronto per l'ultima salita di San Costanzo. Dopo 35', l’arrivo in vetta e la lunga discesa della Pezzalonga con la mèta lì in fondo. «Mi godo il notturno di Capri e adesso sì che posso assaporare il mio panino con prosciutto e melanzane, un sapore unico per un momento sublime. Peccato che la Torre Angioina e il faro fossero spenti, ma c'era il mio cuore a illuminare ciò che resta del pavimento del Tempio di Minerva».

Sono le 00,35 della domenica. Oltre 90 chilometri percorsi in poco più di 19 ore, meno tempo sul previsto di 22 ore. Una vera e propria impresa, possibile, grazie alla passione e alla forza psicologica, ma anche a una preparazione atletica affrontata con dedizione durante l’inverno, insieme all’inseparabile amico Mario, bloccato da un banale infortunio.

«La Natura non va attraversata con un ritmo "fast", neanche durante i lunghi trekking. Per me è una condizione irrinunciabile. Per questo è fondamentale mettere nelle gambe lunghe passeggiate, aumentando gradualmente il numero di ore; finché dopo 5 mesi acquisisci senza accorgetene un passo sostenuto, che per me è sempre slow e che non ti impedisce di osservare gli ambienti che attraversi, boschi, fiori, animali, panorami, sorgenti, e abbandonarti all'aspetto più puramente romantico… e alla fotografia, anche se è difficile racchiudere in uno scatto la straordinaria bellezza della nostra terra e i sentimenti che provi in quell'istante».

Infine Paolo ha voluto esternare un pensiero e una dedica ai suoi vecchi amici della montagna che lo hanno allevato lungo i sentieri.

«Questa mia passione per il trekking a lunga percorrenza è esplosa quando per caso ho incontrato, nella mitica capanna di Ochalan sulla vetta del Monte Cerreto, quelli che successivamente sarebbero diventati i miei amici della montagna per eccellenza, gli amici di Angri e Scafati, con cui ho condiviso i trekking di lunga durata e grazie ai quali ho avuto modo di imparare tutta la sentieristica dei Monti Lattari. Gran parte del merito di questa mia impresa è anche merito loro ».

 

 

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paolo polaccomonti lattaritrekking

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