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Culture

Festivaletteratura, Eni: Africa continente futuro, ora cooperare

 

Mantova, (askanews) - Con due miliardi e mezzo di abitanti previsti nel 2050, l'Africa sarà il continente del futuro. La sua economia ha già cominciato a correre e si pensa che questo processo sia solo all'inizio. "L'hanno capito i cinesi e i giapponesi purtroppo noi ancora no", ha detto Jean Leonard Touadi, senior Advisor della Fao e docente universitario, che ha tratteggiato il quadro dei rapporti tra Italia, Europa e continente africano. L'occasione è "Inedita Energia", l'incontro al Festivaletteratura di Mantova organizzato dall'Eni, che dal 2008 è partner della kermesse e che in Africa ha mosso i suoi primi passi esplorativi e sperimentato un nuovo modo di stringere rapporti con i Paesi produttori. Un tema che l'Eni a Mantova ha affrontato anche con una mostra fotografica, "Viaggio in Africa", con alcune foto inedite di Mimmo Jodice e con un volume dallo stesso titolo con immagini selezionate con il supporto di Camera-Centro italiano per la Fotografia e proveniente dall'archivio storico Eni."L'Africa sta nel destino dell'Italia. Questo rapporto deve crescere, con intelligenza, con lungimiranza", ha avvertito Touadi, che ha citato quella che ha definito "la formidabile storia di Enrico Mattei, che ha "saputo superare l' eurocentrismo e instaurare rapporti paritari", riferendosi alla storia della multinazionale italiana, capace di entrare in relazione profonda con il territorio, nel segno della cooperazione e dell'integrazione.All'incontro è intervenuto anche Jacopo Fo, che ha realizzato in Mozambico in collaborazione con l'Eni il progetto "Il teatro fa bene": "Abbiamo finito la prima fase. Abbiamo fatto questo spettacolo comico di informazione sanitaria che aveva come obiettivo di sensibilizzare le donne su una serie di norme sanitarie e sul fatto di andare a fare l'ecografia in ospedale. Abbiamo ottenuto questo risultato, quindi la speranza è di abbassare il livello di mortalità per le mamme e per i neonati, che è di venti volte quella italiana, in quest'area del Mozambico che è giungla senza acqua, senza luce e senza strade".C'è bisogno, tra Italia, Europa e Africa, di un approccio fondato sul reciproco aiuto e rispetto. Ne è convinto Pietro Bartolo, il medico coordinatore delle attività sanitarie di Lampedusa, che ha assistito in quasi trent'anni circa trecentomila immigrati sbarcati sull'isola. "Noi fino ad adesso abbiamo solo prelevato e dato poco. Sarebbe opportuno iniziare un'azione di cooperazione, prendere e dare. E' questo quello che si deve fare, perché insieme si può. Si può crescere, interagire, si può fare tutto. e diventare fratelli nel vero senso della parola, perché siamo tutti cittadini del mondo".