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Culture

Intuizione e semplicità: come nasce un giallo di Paolo Roversi

 

Milano (askanews) - Un giallo che parla di tecnologia e arte, indagini e sparizioni, di Milano e delle sue ombre. Paolo Roversi torna con una nuova avventura di Enrico Radeschi, "Cartoline dalla fine del mondo", edito da Marsilio. Abbiamo incontrato lo scrittore nel Caffè Pascucci milanese."I miei libri - ha detto ad askanews - nascono da un'idea iniziale, un'intuizione. Quando io ricerco una storia da raccontare penso se vale la pena di raccontarla al mondo dopo che tutti noi abbiamo letto tutto, vediamo tutto nelle serie tv e siamo bombardati da informazioni e da sollecitazioni".Radeschi, in questa nuova avventura che si apre con un omicidio sotto il celebre quadro di Pellizza da Volpedo "Il Quarto Stato", torna a Milano dopo otto anni da fuggitivo e dovrà muoversi attraverso la suggestione dei luoghi leonardeschi della città."Leonardo da Vinci a Milano - ha aggiunto Roversi - ha lavorato tantissimo, in copertina abbiamo messo questo cavallo, perché a Milano forse non molti sanno che c'è questo cavallo di sei metri realizzato su bozzetto originale di Leonardo. E da lì mi sono interrogato sugli altri luoghi leonardeschi milanesi: il Cenacolo, il Castello Sforzesco: ci sono moltissimi luoghi che hanno a che fare con il genio toscano. Una volta fissati questi sono partito a raccontare la mia storia che, secondo me, valeva la pena di essere raccontata".Interessante anche il modo in cui l'autore sceglie la lingua per raccontare una storia di questo tipo. "Scrivi in un modo comprensibile a tutti - ha detto - perché il giallo è un romanzo popolare. È l'espressione forse più alta del romanzo popolare, perché da sempre, da Agatha Christie lo leggiamo per divertirci e per svagarci. Quindi c'è un'attenzione particolare che tutti possono comprendere. Anche quando nel mio romanzo parlo di termini tecnici, di hacker eccetera, lo faccio sempre come se lo dovessi raccontare a un bambino di due anni, in modo che tutti possano capire".E alla fine, prima di salutarlo e tornare fuori, nelle strade dove il romanzo è ambientato, abbiamo chiesto a Roversi come si vive la relazione con un personaggio, Radeschi appunto, che continua a ritornare libro dopo libro."Il rapporto con il personaggio seriale è di odio e amore. Però finché prevale l'amore va bene, nel senso che Conan Doyle ha dovuto uccidere Sherlock Holmes per poi farlo resuscitare, perché lui ormai lo odiava, ma lo amavano talmente i suoi lettori che è ritornato".