Economia

Legalità e inclusione sociale: le sfide della CSR in Calabria

 

Rende (askanews) - Un nuovo modello economico che ridimensioni la spinta a massimizzare i profitti e rafforzi invece i pilastri dell'etica, della legalità e della inclusione sociale con l'obiettivo di sostenere lo sviluppo di un territorio come la Calabria, ricco sì di potenzialità, ma anche penalizzato da evidenti criticità. E' l'idea sulla quale si sono confrontati a Rende, all'Università della Calabria, imprese, sindacati, realtà del terzo settore e studenti chiamati al confronto dal Salone della CSR e dell'innovazione sociale.Un'idea, un modello, coerente con l'attività e il ruolo di stimolo che l'Università di Rende sta svolgendo sul territorio. "Ed è perfettamente in linea anche con la nuova visione dell'economia, con imprese che non puntano solamente al profitto, ma insieme al giusto profitto guardano anche alle ricadute sociali - dice il Rettore dell'Università della Calabria, Gino Mirocle Crisci - E questo è tanto più importante in una regione complessa come la Calabria dove il livello di disoccupazione, soprattutto giovanile, raggiunge vette incredibili".Ma sono proprio le criticità di alcuni specifici territori a rendere ancora più difficile la realizzazione di questo nuovo modello economico. Per questo, come è emerso nel corso della giornata di lavoro, occorre, come precondizione, sostenere la formazione di una nuova classe dirigente che rompa gli schemi culturali e sociali dell'economia predatoria, "assistita" e "di appartenza" che segna alcune aree del Sud. E l'università, ancora, ricopre al riguardo un ruolo fondamentale. "Credo al ruolo che l'Università può avere per lo sviluppo della Calabria, e cerco di sviluppare nei miei corsi due tipi di culture, la cultura dell'impresa e la cultura della legalità - afferma Matteo Marini, ordinario di Teoria dello sviluppo economico all'Università della Calabria - Queste due cose devono andare insieme e purtroppo, spesso in Calabria così non è. Bisogna rafforzare un valore al quale i giovani calabresi non sono abituati. Qui siamo abituati all'intervento pubblico, allo Stato che si prende cura di creare posti di lavoro: ma i tempi sono cambiati e la cultura di impresa è quindi la prima cosa da istillare nei nostri giovani. La seconda è poi la cultura della legalità; purtroppo spesso da queste parti si coniuga impresa con illegalità, corruzione della pubblica amministrazione per vincere le aste pubbliche. Quindi serve cultura per far capire che la legalità è una precondizione dello sviluppo".E cultura della legalità è anche una concreta azione per il recupero e l'inclusione sociale dei soggetti svantaggiati. Nel corso delle testimonianze portate al confronto organizzato dal Salone della CSR diverse sono state le imprese che hanno raccontato i progetti realizzati a riguardo. "In modo particolare mi preme citare questa iniziativa che da due anni portiamo avanti con il carcere di Vibo Valentia - conferma Francesco Franco, procuratore di Callipo Conserve, che ha presentato un importate progetto di CSR messo in atto dall'azienda calabrese - Sostanzialmente i detenuti vengono assunti direttamente dall'azienda per realizzare l'assemblaggio di diecimila cassette regalo che poi vanno sul mercato. E così si dà loro una seconda possibilità perché crediamo che a tutti vada data: può capitare di sbagliare, ma è giusto creare anche occasioni per reinserire chi ha sbagliato e aiutarli in questo percorso".Il Salone della CSR e dell'innovazione sociale ha organizzato l'incontro di Rende nell'ambito del tour di avvicinamento all'appuntamento nazionale previsto a Milano, in Bocconi, per il 2 e 3 ottobre 2018.

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