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Economia

Sostenibilità: più credito alla famiglie, rapporto da ricostruire

 

Trento (askanews) - E' il più importante, solido e indispensabile "ammortizzatore sociale"; garantisce servizi che il welfare state non riesce ad assicurare; cura bambini, anziani, soggetti deboli e -soprattutto - fa circolare l'economia. E' la famiglia; eppure, malgrado la sua centralità sociale ed economica, la famiglia è spesso dimenticata dal mondo del credito. La denuncia arriva da Trento, dal Forum delle associazioni familiari nell'ambito del 6° Festival della Famiglia, organizzato dalla PAT, Provincia autonoma."Tante volte ci sono delle agevolazioni incredibili per quanto riguarda le imprese - stigmatizza Gianluigi De Palo, presidente Forum delle associazioni familiari - e non si calcola che mettere al mondo una famiglia, mettere al mondo dei figli, comperare una macchina più grande, equivale a imbarcarsi in una impresa molto grande. Allora le banche, e non solo le banche perché lo Stato fa la stessa cosa, e qui è il punto di riflessione, non tengono conto che la famiglia è anche produttrice economica; non è semplicemente una consumatrice, ma produce risorse e le produce per il bene comune".La scarsa attenzione da parte del mondo del credito alle famiglie è evidenziata anche dalle difficoltà di accedere a prestiti e finanziamenti da parte delle piccole imprese, realtà imprenditoriali quasi sempre a conduzione familiare. "I dati Ocse ci dicono che al 31/12 del 2014 in Italia avevamo 328 mila micro e piccole imprese; e quando si parla di micro e piccole imprese di fatto si parla di per sè di famiglie - dice Dionigi Gianola, direttore generale della Compagnia delle Opere - Quindi sostenere la micro e piccola impresa significa anche sostenere in automatico anche una famiglia".L'inversione di tendenza, è emerso durante il Forum delle associazioni familiari, può arrivare solo da un cambio di prospettiva che metta in primo piano lo sviluppo sociale. "Purtroppo oggi stiamo assistendo a delle politiche che vanno a rafforzare soprattutto il tema dello sviluppo economico, pensando che lo sviluppo economico sia alla base dello sviluppo sociali. - prosegue Gianola - In realtà dobbiamo ribaltare completamente questo paradigma perché è lo sviluppo sociale che poi genera lo sviluppo economico; e il primo soggetto è la famiglia".Ma non è solo questione di credito e risorse economiche. Altrettanto fondamentale diventa la capacità di agevolare il bilanciamento tra orari di lavoro e orari della vita extralavorativa. Una flessibilità che chiama in causa gli accordi tra lavoratori e imprese e che può rivelarsi positivo anche per i bilanci economici di queste ultime. "Abbiamo dei dati e degli indicatori - conclude il direttore generale della Compagnia delle Opere - che dimostrano che sostenere una famiglia e l'importanza della famiglia nel coniugare tempo della famiglia e tempo del lavoro aumenta anche la produttività nelle aziende stesse".Per raggiungere l'obiettivo di un maggior benessere sociale e di una miglior qualità della vita servono dunque leggi adeguate, sostegno economico alle famiglie e lungimiranza del tessuto imprenditoriale; ma anche un nuovo protagonismo degli stessi nuclei familiari. "Credo che in modo propositivo, le famiglie dovrebbero uscire dall'angolo in cui sono entrate; che è l'angolo 'dell'appartamento' immaginando che ognuna si possa salvare da sè - dice Jhonny Dotti, imprenditore sociale - Ma non è così: nel tempo dell'individualismo la famiglia non può essere l'individuo plurale; la famiglia deve ritrovare una capacità e la voglia di stare con le altre famiglie e di costruire degli spazi di socialità, di economia, cultura, di condivisione spirituale, insieme agli altri. Altrimenti la deriva funzionalista travolgerà le famiglie".luca.ferraiuolo@askanews.it