Bellezza, intervista a Simone Regazzoni

Venerdì, 10 settembre 2010 - 13:21:00

Che bel corpo. E' giusto dirlo o bisogna solo pensarlo? E che spazio deve rivendicare il femminismo? Il dibattito è antico, da Platone che preferiva le brutte a Sartre e Fellini che elevarono l'osservazione di seni e natiche ad analisi filosofica. Fino al dibattito sul decollete della Avallone o la polemica su Miss Italia. "Non si può valutare l'intelletto astraendo dal corpo. All'estero le femministe lottano per i diritti di chi per scelta esibisce il proprio corpo, come le Sex Workers". Il filosofo Simone Regazzoni, con il suo noto anticonformismo, commenta con Affari il tema della bellezza, tra filosofia e femminismo.

INTERVISTA

foto regazzoni
Simone Regazzoni

La bellezza della donna. Il corpo. Parlarne apertamente è di cattivo gusto o è corretto ammetterne 'il potere' che esercita sull'uomo? Ha visto quel che è successo al Premio Campiello dopo la battuta di Vespa sulla scollatura della Avallone?
 
"La bellezza, il corpo femminile e la sua esposizione sono temi delicatissimi, come si evince dalla polemica infinita che è scaturita dalle parole di Buno Vespa. Sono dell'idea che il commento di Vespa fosse fuori luogo. Silvia Avallone era lì come scrittrice non come candidata a Miss Italia. Non vorrei però che in reazione a questo fatto ci rifugiassimo nel luogo comune politicamente corretto per cui qualsiasi valutazione estetica del corpo di uno scrittore o di una scrittrice non possa o debba essere fatta perché inessenziale o fuori luogo. Noi non abbiamo un corpo. Noi siamo il nostro corpo: un corpo di carne in cui e con cui prendono corpo pensieri e anche scrittura. E quindi non esiste nemmeno una valutazione delle potenzialità del soggetto che possa prescindere dall'esteriorità del corpo. Il corpo c'entra sempre".

Che cosa significa, che corpo e mente non sono separabili nella valutazione di un individuo?
 
"Non c'è pensiero che non sia necessariamente legato a un corpo o se preferisce incarnato. La dicotomia corpo-intelletto è solo un'astrazione, ma di fatto non esiste. E' ipocrita sostenere che la mente e le capacità di una persona possano essere private di una contestualizzazione fisica, carnale. Basta pensare che nel nome stesso del padre della filosofia, Platone, c'è un riferimento al fatto che avesse le spalle larghe. Ed è noto a tutti che Socrate fosse brutto. Di Derrida, non a torto, è stato scritto che era il Richard Gere della filosofia. Ed è impossibile guardare le foto del giovane filosofo senza accorgersi che era un uomo bellissimo. E quella sua bellezza (di cui era molto consapevole), quel suo corpo, quel suo modo di parlare e di muovere le mani restano parti integranti del suo pensiero. E' stato proprio Derrida non a caso a dire: non è la testa che pensa, è la mano che pensa. Io direi: è il corpo che pensa, quindi diamo ai corpi la massima attenzione. E rivendichiamo il diritto di apprezzare i corpi belli".

E ammettere questa compresenza di elementi può essere difficile per una donna?
 
"Il corpo delle donne rappresenta, oggi, un terreno di battaglia su cui troppi sembrano voler combattere per appropriarsene. Compresi i maschi che dicono di volerlo difendere. Il corpo femminile ha una valenza estetica forte e la sua esposizione, un tema complesso e dibattuto, ha un effetto perturbante. A fronte di ciò io credo che l'unica cosa che si possa e si debba dire è: ogni donna deve disporre liberamente del proprio corpo e della sua esposizione. Come meglio crede: che sia Rosy Bindi o Lady Gaga. E di fronte alla libera scelta di una donna quasiasi giudizio rischia di scadere in un pericoloso moralismo. Al contempo, di fronte a un corpo che si espone non si tratta in nome del politicamente corretto di dire "non ho visto nulla, stavo contemplando la tua mente". Altrimenti poi si finisce per essere ossessionati da ciò che si vuole rimuovere come accade al dottor Antonio nel film di Fellini (che certo non era indifferente alle scollature generose) La tentazione del dottor Antonio. In altri termini una bella scollatura è fatta per essere guardata. Con stile: non è il caso di caderci dentro. Chi cura il proprio abito lo sa. Ed è ipocrita pensare il contrario. Il seno dovrebbe essere tenuto fuori da discussioni serie? Non è detto. Jean-Luc Nancy, filosofo, ci ha scritto addirittura un libro: La nascita dei seni".

E' possibile dire come Silvia Avallone avrebbe dovuto reagire di fronte al complimento di Vespa? C'era un modo giusto di comportarsi? O ha fatto bene a far finta di nulla?
 
"Una delle importanti conquiste del femminismo credo sia stata quella di dare la possibilità, oggi, a una donna di reagire in modi diversi di fronte a Vespa o a chi per lui: di accettare il complimento, se crede; di minimizzare, se crede; o di mandarlo a quel paese, se crede. Senza che però nessuna di queste tre reazioni possibili debba essere considerata quella autenticamente femminista ed emancipatoria. Anche perché poi, se ci si basa su un’idea normativa, accade, come accade, che il maschietto di turno, penso a Gad Lerner, cominci a dare a destra e a manca lezioni di femminismo per educande, rivendicando, cito, “l’importanza culturale della denuncia di Veronica Berlusconi”. Però, ripeto, trovo pericoloso dire che una donna non possa anche liberamente scegliere un uso seduttivo (in modi diversi) del corpo, se crede. Trovo che in questa reazione contro una certa “esposizione” della corporeità femminile si celi una paura verso il corpo e il suo potere perturbante. Il mio auspicio è che si possano trovare armi per combattere Vespa senza dover retrocedere a posizioni che mi sembrano ancora far parte di un orizzonte simbolico partriarcale".

Poi aggiunge: "In Francia, come negli Stati  Uniti o in Germania ci sono teoriche femministe che non rimuovono in alcun modo la corporeità femminile e i suoi liberi usi. C'è un femminismo pro-porno ad esempio. E c'è anche un femminismo che rivendica i diritti delle sex workers, riconoscendo piena legittimità alle donne che scelgono di fare il lavoro di "le escort" e vogliono assumersi la responsabilità di tale scelta. E' chiaro che in Italia, Paese in cui mancano pluralismo e offerta di modelli diversificati e vari, vige l'equivalenza corpo-velina. Ed è singolare che si sia discusso per mesi di escort senza che nessuno ponesse il problema dei diritti delle sex workes. Prima ancora che si possa fare un discorso costruttivo comincia la battaglia tra pregiudizi e luoghi comuni..."

Virginia Perini

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