I Cesaroni, la fiction che lega la maggioranza

Venerdì, 24 settembre 2010 - 18:00:00

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E' stata criticata da molti, ma la fiction I Cesaroni piace più della politica. la Lega, ma non solo, si è scagliata contro lo show perché "presenta una visione edulcorata della realtà", ma l'audience parla chiaro: alla gente quella rappresentazione un po' fittizia piace. Che le persone non abbiano voglia di drammi? Che preferiscano vivere questo momento leggendo in chiave positiva quel che porta la vita e il cambiamento sociale? Resta il fatto che la fiction di Canale 5 è stato il programma più visto con 5.258.000 spettatori (19,76%), tallonata dalla fiction di Raiuno Ho sposato uno sbirro con 5.042.000 spettatori (18,08%) nel primo episodio e 4.433.000 (19,19%) nel secondo. Ha stracciato quindi il dibattito politico su Fini della prima puntata della nuova stagione di Annozero, che ha sfiorato il 20%. Gli spettatori sono stati 4.874.000 (19,63%), dalle 21.13 alle 23.30, nettamente superiori alla media di rete.

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L'APPROFONDIMENTO

Lo spettacolo rappresenta un mondo parallelo, quello del diletto, dell'arte, in cui lo spettatore può scegliere di immergersi. La finzione è alla base di ogni 'rapporto estetico'. Peccato che tutta la tv di oggi, ben lungi dal rispettare le regole dell'arte, è tutta un grande inganno.  Il telefonino è apposta per ‘te’, il televoto vuole che ‘tu’ dia la tua opinione. La realtà ha sempre confini meno definiti e il regno artistico dell’evasione, comincia a entrare nelle case con un po’ troppa violenza.

Maria Bettetini, docente di Estetica e Filosofia della Comunicazione all’università IULM di Milano, che da anni si occupa di temi quali la finzione, l'iconoclastia e il rapporto tra verità e rappresentazione, spiega le tecniche televisive in un’intervista ad Affari Italiani.  

La televisione, il mondo dello spettacolo e dell'arte in generale, cosa rappresentano o per lo meno dovrebbero rappresentare?
"
Rappresentano un mondo parallelo. Non necessariamente falso, ma un mondo ‘altro’, in cui la realtà viene letta e proposta in base a scelte che di volta in volta possono essere di diversa natura: politica, tecnica, dettata dalle leggi dell’auditel.

Maria Bettetini

Come ogni rapporto estetico dovrebbe sempre presupporre un tacito accordo tra emittente e pubblico questo sa, conosce e accetta di assistere e partecipare a quella ‘finzione’ che ne costituisce l’elemento caratterizzante".

Quando una ‘finzione estetica’ diventa menzogna?
"Si può parlare di ‘immagini menzognere’ solo quando quelle immagini e il mondo artistico parallelo vogliono esser fatte passare per la realtà.
Il termine finzione ha un significato più ampio dal latino fingo, non significa soltanto 'far finta', ma vuol dire anche costruire, pensiamo a Leopardi “io nel pensier mi fingo”, costruire proprio il mondo parallelo del diletto, del piacere in senso estetico. Una finzione nell’estetica è necessaria e non assume una connotazione morale, al contrario la menzogna esiste solo quando c’è inganno".

La televisione attuale è menzognera?
"Ora, attraverso la televisione si porta all’estremo l’inganno originario, nato negli anni 50, che consiste nel credere che la tv sia una finestra sul mondo. Ancora oggi, nei dibattiti, si sente parlare in questo modo della tv, ma dagli anni 50 ad oggi sono stati fatti fior di studi per dimostrare che non è così. La tv racconta una parte di mondo e la racconta in un certo modo. Dall’onestà di chi decide come raccontare dipende se essa possa aiutare o meno a capire il mondo reale ".

Qual è dunque il rapporto che ha instaurato la televisione di oggi con la vita della persona?
"La televisione è diventata pervasiva, per la quantità degli spettacoli e per il genere che offre; è onnipresente, invade qualunque sfera della società. Basta vedere quello che sta succedendo. Se pensiamo al cinema o al teatro ci rendiamo conto che l'accordo è rispettato. Anche nei tentativi teatrali volti ad aumentare la partecipazione del pubblico, ponendolo a diretto contatto con gli attori, si pensi al Paradosso sull'attore di Diderot o al concetto rousseauniano di festa. La divisione era comunque chiara. Il piccolo schermo ha deviato il senso tradizionale del rapporto estetico, proiettando tutto e tutti al suo interno. Ci sta divorando. Dobbiamo assolutamente riuscire a ritrovare la 'nostra' realtà perduta! E uno spunto potrebbe essere proprio quello di aggrapparsi al teatro!"

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