Donne in piazza, la voce controcorrente della filosofa Valeria Ottonelli

Mercoledì, 16 febbraio 2011 - 19:01:00

FORUM/ Protesta o non protesta? Dì la tua

Il commento che ha scatenato il dibattito: Meglio Ruby o Rosy?

Né moralista, né olgettina, ma avanti. Ruby o Rosy? Meglio il terzo polo...

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Le donne contro il Cav. E arriva la moda anti-bunga bunga

Lo scandalo Ruby? Ha una spiegazione biologica molto semplice. Infatti in natura. DI' LA TUA

"Tutto questo svilimento della donna non è rinchiuso nella camera da letto di Berlusconi bensì si è diffuso in tutto il Paese come mentalità pervasiva che non possiamo nè dobbiamo ignorare". La filosofa Cristina Zaltieri è categorica nel commentare con Affari l'esigenza delle donne di ribellarsi". L'INTERVISTA

E Laura Boella: "Il problema sono le donne di oggi". L'INTERVISTA

L'immagine della donna fa discutere. SFRUTTARLA O...

Bellezze mute, seni e labbra gonfiati. La tv maltratta le donne

Regazzoni Pornosofia bass
"Non si può valutare l'intelletto astraendo dal corpo. Il nuovo femminismo? Non è bigotto e si occupa dei diritti di chi per scelta esibisce il proprio corpo, come le Sex Workers in Germania e Usa". Il filosofo Simone Regazzoni, autore anticonformista che nel libro Pornosofia ha analizzato le dinamiche della rappresentazione del corpo, commenta con Affari, il tema della bellezza, tra filosofia e femminismo. INTERVISTA

Bellezza, nasconderla o sfoderarla? Dì la tua

Il dibattito sulle donne lanciato da Affaritaliani.it arriva fino in United Kingdom. L'intervista alla filosofa Valeria Ottonelli viene ripresa dal Guardian.

Even Valeria Ottonelli, philosophy and public ethics professor at the University of Genova, took a stance against Sunday's march in an interview with Affari Italiani. "Women are mortified by the female unemployment data, the salaries and the career perspectives, the precarious jobs ... not by the symbolic mercification of their bodies on television. Instead of 'If not now, when?' the slogan should be 'Any other time, but not now'. LEGGI TUTTO L'ARTICOLO

di Virginia Perini

E' arrivata la giornata di mobilitazione delle donne, dal nome Se non ora quando?, per dire basta a quella che le femministe chiamano "l'ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale". Presenti in corteo giornaliste, intellettuali, mamme, mogli. Anche suore e squillo. Ma si leva una voce controcorrente, quella di Valeria Ottonelli, docente di Filosofia politica ed Etica pubblica all'Università di Genova, studiosa e da sempre sostenitrice dei diritti delle donne che, ispirata dalle vicende di Arcore, sta lavorando a un saggio contro il "femminismo della colpa", ovvero quella tendenza austera e retrò che invece di evidenziare i diritti concreti per cui le donne devono combattere (il lavoro, i salari e le prospettive di carriera) le mette nella condizione di non essere se stesse e non vivere liberamente il rapporto con la propria immagine.


LE IMMAGINI

valeria
Valeria Ottonelli
"Non andrò alla manifestazione - spiega ad Affaritaliani.it. La ragione è che nonostante sia stato ribadito dalle organizzatrici e da molte autorevoli partecipanti che si tratta di un momento di riscossa che trova le proprie ragioni in una insoddisfazione generale per la condizione delle donne in questo paese, fare questa manifestazione proprio ora, in coincidenza con gli "scandali sessuali" del presidente del consiglio, appanna e nasconde le ragioni vere e profonde che le donne - ma non solo le donne - dovrebbero avere per protestare. La mia risposta alla domanda "se non ora, quando?" è "in qualsiasi altro momento, ma non proprio ora". Perché adesso apparirà pretestuoso, e una volta che si sarà dimesso Berlusconi nulla cambierà".

Quindi non trova che le vicende della politica abbiano cancellato anni di lotta e lavoro per l'affermazione dei diritti?
"Trovo che da parecchi anni, non le vicende della politica, ma la perdita della nozione della solidarietà sociale e della dignità delle persone abbiano guastato e compromesso conquiste essenziali in termini di diritti del lavoro, dello studio, della salute".

Si sente continuamente affermare: "Scenderemo in piazza per rivendicare una dignità alla figura femminile ormai svilita...". Che cosa ne pensa? Riconosce questo svilimento?
"No, direi di no. Vorrei ricordare che adesso, in questo momento di grave crisi economica e di conflitto sociale, a capo di una delle maggiori organizzazioni sindacali, e a capo della Confindustria, ci sono due donne. Sono rispettate e autorevoli. Personalmente, ho visto la società italiana trasformarsi parecchio rispetto a quando ero bambina. E sempre di più, nei miei rapporti con le donne più giovani mi accorgo che hanno una forte fiducia in se stesse, molta di più di quanta ne avessi io alla loro età. L'avvilimento che adesso subiscono le donne è molto più materiale che simbolico. Non è la loro immagine che è avvilita, ma le loro vite. La loro mortificazione è nei dati sulla disoccupazione femminile, sui salari e le prospettive di carriera delle donne, sul lavoro precario. La mortificazione più grande sta nella mancanza di rispetto e nella mercificazione effettiva e reale del lavoro, di tutto il lavoro, anche maschile, anziché nella mercificazione simbolica del corpo delle donne in televisione".

Insomma, le donne dovevano combattere anche prima e dovranno farlo poi per temi più... concreti...
"Per la giustizia, per sé e per gli altri".

Che cosa non condivide del femminismo tradizionale?
"Non lo so, il femminismo è sempre stato un fenomeno variegato e sfaccettato. Ho una grande ammirazione per le figure storiche del femminismo italiano, per il loro acume intellettuale e il loro pensiero. Ho anche grande ammirazione per le pratiche che sono state inventate e messe in atto negli anni in cui le donne italiane hanno acquisito consapevolezza politica e fatto importanti conquiste in termini di diritti e di riconoscimento pubblico. Proprio per questo trovo irrispettosa la strumentalizzazione della voce delle donne che rischia di essere fatta da manifestazioni estemporanee come quella di domenica prossima".

Quando il femminismo diventa moralismo? Ci sono esempi (persone) che vuole citare?
"Ci sarebbero diversi esempi, non solo relativi alla questione del lavoro sessuale o dell'esibizione del corpo femminile. Il femminismo diventa moralismo quando si nutre di modelli censori su quello che le donne e gli uomini dovrebbero essere. E' una forma di femminismo, se così si può chiamare, della colpa, anziché delle opportunità. Riduce la questione della libertà femminile a questione privata, da regolare nelle coscienze delle donne e dei maschi, anziché nelle strutture portanti del diritto, dell'economia e della politica. Un esempio per tutti, del quale parlo nelmio prossimo libro: i toni moralistici con cui si invitano le donne a fare autocritica per essersi fatte sostituire dalle "badanti" straniere nei ruoli di cura tradizionali. La questione viene posta come se la responsabilità fosse delle donne, che hanno danneggiato la loro funzione di madri e figlie causando il sacrificio di quella di altre madri e figlie, strappate alle loro famiglie. Qui gli elementi del femminismo della colpa ci sono tutti: un modello tradizionalista del ruolo della donna, censura per comportamenti giudicati scorretti, dimenticanza della dimensione economica e strutturale che sottende alle scelte delle donne, atteggiamento paternalistico nei confronti delle donne straniere".


Sara Tommasi, protagonista dell'inchiesta di Napoli
LE IMMAGINI

In che modo la libertà di vivere il rapporto con il proprio corpo si concilia con l'etica e con la libertà altrui?
"Il corpo delle persone è inviolabile. L'immagine del corpo delle persone anche, e in una certa misura è vero che ci sono degli effetti di ricaduta sull'immagine degli altri quando si espone la propria persona a umiliazione o degradazione. Così, ad esempio, se un carabiniere si fa ritrarre in divisa in situazioni degradanti o ridicole è sensato che a protestare sia l'arma intera. Il caso delle donne è simile a quello dell'arma dei carabinieri? Non sono sicura. Quello che voglio dire è che le donne non sono, e non sono percepite, come un gruppo sociale coeso o un'istituzione e faremmo bene a non farci prendere dalla paura ingiustificata di vedere un danno alla nostra immagine ogni volta che altre donne fanno qualcosa che è stupido, pericoloso o semplicemente volgare. Non è vero sempre, ma è vero per le donne italiane adesso: la mia libertà e la mia autodeterminazione non dipendono da quello che fanno o non fanno gli altri".

Quando uscirà il suo libro, come sarà intitolato (se può dirlo) e da che tipo di vicende o riflessioni ha tratto spunto per la sua stesura?
"Non abbiamo ancora deciso un titolo definitivo con l'editore, ma sicuramente richiamerà il rischio di trasformare il femminismo in una forma di morale censoria. Gli spunti di riflessione sono venuti non solo dalle vicende politiche recenti, ma da diversi motivi ricorrenti nel dibattito pubblico, che tendono a far sentire le donne in colpa per quello che sono o non sono o, ancora peggio, a far credere loro che la loro libertà debba dipendere da una trasfigurazione intima della coscienza degli uomini. Questo non fa che rinsaldare una percezione di dipendenza, psicologica e materiale, di cui ci dovremmo invece liberare".

Valeria Ottonelli è ricercatrice in filosofia politica e insegna Filosofia politica ed Etica pubblica all'Università di Genova. Di recente ha curato con E. Galeotti e I. Carter Eguale rispetto (Milano, 2008) e pubblicato con C. Testino e E. Biale il volume introduttivo alla filosofia politica Dilemmi politici (Genova, 2010). Ha pubblicato numerosi saggi su riviste italiane e straniere, fra le quali Ragion pratica, Filosofia e questioni pubbliche, Materiali per una storia della cultura giuridica, Politeia, Teoria politica, Political Studies, The Journal of Political Philosophy. Ha recentemente curato per il Mulino il volume Leggere Rawls (2010).

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