Oriente occidente 2010 alla trentesima edizione

Giovedì, 2 settembre 2010 - 12:48:00

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Oriente Occidente 2010
Oriente Occidente è quest’anno alla trentesima edizione, occasione per festeggiare un percorso di ricerca che ha investito fin dagli esordi sulla trasversalità dei generi, sull’incontro tra culture, sul confronto tra modi di pensare la scena e il teatro. Si cominciò nei primi anni Ottanta con programmi che già mettevano in gioco la visione incrociata tra danza, teatro, musica, performance: dal Kathakali indiano all’Odin Teatret e poi il teatro di Grotowski e l’esperienza veneziana del Teatro Danza La Fenice Carolyn Carlson, e Maguy Marin e Ravi Shankar, Keith Jarrett, Lucinda Childs, Merce Cunningham, Alwin Nikolais. E la nuova danza italiana, sostenuta, prodotta e portata al Festival anno dopo anno, Lucia Latour, Virgilio Sieni, Enzo Cosimi, Fabrizio Monteverde,
Michele Abbondanza e tanti tanti altri. Il 1990 fu dedicato a Pina Bausch e alla famiglia di artisti a lei legati, poi arrivò il grande Kazuo Ohno, Cesc Gelabert , Trisha Brown, Rosas. Dall’America all’Europa, dal Giappone all’India, Oriente Occidente ha portato in Trentino grandi maestri e nuove compagnie, artisti già confermati e nomi su cui scommettere, fedele, anche negli anni più difficili come questi ultimi, a un progetto costituzionalmente distante dal festival come vetrina.
Per la trentesima edizione Oriente Occidente investe con coproduzioni e ospitalità su creazioni, prime nazionali e grandi ritorni. L’apertura è affidata all’argentino Leonardo Cuello, che rappresenta, insieme ai musicisti di Tango Tinto, il volto più mobile e contemporaneo del ballo argentino, il cosiddetto tango fusión in cui il linguaggio già di per sé complesso della tradizione tanguera
si mischia con altre tecniche e generi performativi. Tra i maestri che hanno segnato a partire dagli anni Cinquanta la danza americana un posto di spicco occupa Alwin Nikolais, padre del Multimedia e di un teatro di danza astratto che ha fatto storia. Scomparso nel 1993, avrebbe compiuto nel 2010 cento anni. La Nikolais/Louis Foundation for Dance di New York, custode del repertorio del maestro americano, rimonta da qualche anno i titoli più esemplari di Nikolais con la Ririe Woodbury Dance Company. In occasione della Centennial Celebration, la compagnia arriva a Rovereto con un programma articolato che abbina alcuni dei pezzi firma di Nikolais come Tensile Involvement e Imago a un lavoro inedito per l’Italia: The Crystal and the Sphere, firmato nel 1990 e penultima coreografia del maestro. Se le innovazioni fantasmagoriche di Nikolais nonché la sua famosa pedagogiasi sviluppano a New York, è in Giappone che nella società post-seconda guerra mondiale prende forma il fenomeno del Butoh, la danza delle tenebre. Negli anni più di un artista rappresentante del Butoh è passato dal Festival: per la trentesima edizione si è optato per Ushio Amagatsu che con il suo gruppo maschile Sankai Juku è emblema della seconda generazione del Butoh. È in scenacon Hibiki – Resonance from far away, un viaggio evocativo sul ciclo della vita.

Due le coproduzioni che il Festival riserva quest’anno a artisti il cui percorso nasce da una relazione costante tra Europa e Africa. Abou Lagraa, classe 1970, è cresciuto a Lione, ma il lavoro che fa con la sua compagnia La Baraka si nutre profondamente delle sue origini algerine. Lo spettacolo che porta al Festival si intitola Un monde en soi, è interpretato da sette danzatori provenienti da
Marocco, Perù, Senegal, Cameroun, Francia, e racconta con la danza lo sforzo per crescere, per diventare uomini. Facing up to hope è il nuovo lavoro portato al Festival da Germaine Acogny, danzatrice, coreografa, pedagoga considerata la madre della danza contemporanea africana. Un artista che esplora con la sua arte le contraddizioni e i temi della società globale e che in Facing to the
hope lancia un appello di speranza sull’Africa attraverso una danza di gioia e partecipazione.
Torna a Rovereto anche Anne Teresa De Keersmaeker, capofila della danza belga dagli anni Ottanta, con un’altra coproduzione del Festival. Il nuovissimo spettacolo di De Keersmaeker ruota sul confronto con l’Ars subtilior, complessa forma polifonica risalente al XIV secolo e punto di partenza per riflettere con la danza sulla fragilità dell’individuo.
Per l’Italia infine tre spettacoli. Oriente Occidente presenta il monologo Racconti di giugno di e con Pippo Delbono, regista tra i più rinomati sulla scena internazionale, al Festival in questo straordinario lavoro del 2005 che fonde arte e autobiografia. Un artista che, anche attraverso la presentazione del libro curato da Leonetta Bentivoglio, Pippo Delbono. Corpi senza menzogna, ci porta a riflettere sulla bellezza autentica del gesto e sull’incontro fecondo tra danza e teatro. Oriente Occidente coproduce i due nuovi lavori delle vincitrici 2009 del concorso di coreografia Danz’è, che avrà quest’anno una nuova edizione. Sono Carla Rizzu e Paola Vezzosi, rispettivamente al festival con Eat 26 e Alter. Un investimento che si riallaccia all’attenzione costante del Festival verso la promozione e diffusione della danza contemporanea italiana.

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