Il divorzio ci ha resi liberi?

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fabio Barzagli

 Gentile Direttore,
 
è naturale che oggi, dopo 40 anni, all’evidenza di quanto accade, sempre più persone si facciano domande riguardo alla legge sul divorzio così per come fu fatta.
 
Ci siamo accorti ad esempio che il divorzio crea estrema povertà in molti dei casi (2 milioni di padri scrive l’EURISPES), che la disgregazione famigliare può generare nei figli molti e gravi problemi, si sono creati fenomeni di discriminazione, emarginazione e molti omicidi/suicidi vengono compiuti (circa 200 l’anno), in ultimo il business da 10 miliardi tra tribunali, avvocati, psicologi e interessi vari, che pesa sulle nostre tasche e rappresenta un marketing sociale di dubbia etica ed utilità.
 
Insomma una legge per la “libertà dell’individuo” sta generando molte più sofferenze e problemi di quanto ci si poteva aspettare negli anni ‘70.
 
Forse bisognerebbe aggiornarlo. Infatti in parlamento ci sono svariate proposte di modifica. Ad esempio: figli o non figli fa un’enorme differenza, oppure bisognerebbe agire diversamente quando la casa è una sola prima di sbattere fuori il papà in 30gg. E molto altro. Spesso col divorzio il diritto di una sola persona (uno dei partner) può arrivare ad invalidare il diritto di molte altre persone (l’altro/a, i figli, parenti, etc.) stroncandone magari il progetto di vita vanificando gli anni migliori investiti. Spesso chi giova del divorzio, così com’è ora, è la predatrice o il predatore.
 
Mi chiedo infine, dove sono tutte queste libertà per l’individuo? L’affido condiviso e la tutela dei figli minori sempre più imporrà limiti agli adulti, la vicinanza delle case, il concordare ogni cosa, forse più limiti ora di prima perché non c’è più solo il partner con cui raccordarsi ma due nuove famiglie (nuovi compagni, figli) con cui doversi relazionare, fare compromessi, ogni giorno.
 
Stiamo forse imparando che una legge non potrà mai dividere davvero una famiglia, e in futuro sarà questo il contenuto delle modifiche da apportare, del buon senso da riacquisire. Forse stiamo imparando che non c’è legge che possa sollevarci dalle nostre responsabilità naturali e civili (amare, crescere figli, vivere col prossimo, ..) e che se fuggiamo le responsabilità ci inseguiranno, diventando ancora più grandi e pesanti.
 
Mi viene in mente una nota canzone di Vasco che, anni fa, in un momento di dubbio si chiese: “Liberi liberi siamo noi… però liberi da che cosa?”.
 
Molto cordialmente.
Fabio Barzagli
resp. community www.facebook.com/paternita
 


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