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Costume
Italiani sempre più malati di "overdose" di web. Lo dice il Rapporto Infosfera
Presentazione ricerca al suor orsola - Umberto Costantini e Eugenio Iorio con i ricercatori Antonio Ruoto e Giada Rainone

Per l’87% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili. L’82% degli italiani inoltre non è in grado di riconoscere una notizia bufala sul web. Sono i dati allarmanti che emergono dal rapporto “Infosfera” sull’universo mediatico nazionale realizzato dal gruppo di ricerca sui mezzi di comunicazione di massa dell’Università Suor Orsola Benincasa guidato da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato ed Eugenio Iorio, docente di Social media marketing.

La ricerca, realizzata in collaborazione con i ricercatori dell’Associazione italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale, del Centro Studi Democrazie Digitali e della Fondazione Italiani - Organismo di Ricerca, raccoglie i dati sulla percezione del sistema mediatico, con particolare attenzione al livello di credibilità, fiducia ed influenza delle fonti di informazione.  Viene così disegnato il nuovo assetto dello spazio pubblico prodotto dai fenomeni della mediatizzazione, della disintermediazione, dell’information overload, della polarizzazione e della sottrazione di tempo e di attenzione.

Dall’ansia all’insonnia: le malattie da overdose di internet

Innanzitutto emerge l’assoluta dipendenza degli italiani dal web. Il 95% del campione utilizza quotidianamente internet, quasi il 70% lo fa per più di tre ore al giorno e il 32% per più di cinque ore. La metà di questi tempi è impiegata sui social network. E crescono così i malanni da “overdose di web”. Stati d’ansia (8,68%), insonnia (16,84%), confusione e frustrazione (6,38%), dolori di stomaco e mal di testa (8,36%) e dimenticanze (9,93%). I social media e i dispositivi digitali stanno ormai rimodulando le facoltà mentali dell’individuo, il pensiero profondo, l’attenzione e la memoria. Il 69,34% degli italiani registra e memorizza le informazioni di cui ha bisogno sul telefono. Il 79,93% ritiene di essere in grado di trovare facilmente le notizie di cui ha bisogno e tende a fare un largo uso di free media piuttosto che di media a pagamento.

Informazione e democrazia: sfiducia e contraddizioni

Sono molte le contraddizioni emerse dall’indagine. Per l’87,24% degli italiani i social network non offrono più opportunità di apprendere notizie credibili. Eppure per il 96,61% il sistema di informazione non è la dimostrazione che la democrazia italiana è in salute e per il 98,75% non è la dimostrazione che la democrazia italiana è debole. Non viene quindi messo in relazione lo stato del sistema di informazione con la qualità della democrazia e di conseguenza con il concetto di libertà che anzi viene percepita positivamente dalla supposta libertà garantita dalla rete. A riprova di ciò, per il 77,30% le fake news non indeboliscono la democrazia. Per l’87,76% l’informazione che circola in rete è professionale, quindi è attendibile.

“È innegabile che si tratti di dati inquietanti -spiega Eugenio Iorio, docente di Social media marketing all’Università Suor Orsola Benincasa e coordinatore scientifico della ricerca-  perché in un’infosfera così configurata i cittadini/utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà, una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”. Da questo punto di vista diventa fondamentale il ruolo della formazione delle nuove generazione. Il quadro negativo emerso dal rapporto lancia infatti un forte allarme al quale, secondo Mario Morcellini, commissario Agcom, “possono e debbono rispondere le scuole e le Università impegnandosi nella formazione di una coscienza critica nei giovani che sia più preparata al bombardamento mediatico a cui oggi si viene sottoposti in maniera indiscriminata e incontrollata”.

Tags:
computeruniversitàsuor orsolanotizie false giuseppe conte

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