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Costume
Kaoutar Badrane, prima avvocatessa marocchina d'Italia. "Lotto per le donne"
www.studiolegalebadrane.com

L'intervista di Affaritaliani.it a Kaoutar Badrane, esperta di diritto e contrattualistica internazionale, prima donna marocchina a esercitare tramite il suo studio legale l’avvocatura in Italia. Ha partecipato alla seconda edizione del Forum degli Avvocati Marocchini nel mondo, che si è svolto il 24 e il 25 novembre 2017 ad Agadir, Marocco, organizzato dal Ministero Incaricato dei Marocchini Residenti all’Estero (MRE) e delle Questioni migratorie, insieme all’Associazione degli Ordini forensi del Marocco, per un confronto giuridico tra le realtà vissute dai cittadini nel paese d’origine e in quelli di accoglienza e per l'accompagnamento giuridico e giudiziario di cittadini marocchini residenti all'estero in condizione di vulnerabilità.

Come ha iniziato la sua carriera in Italia?

"Sono in Italia dagli anni '80 con la mia famiglia. Ho scelto di studiare Giurisprudenza perché, sin da piccola, puntavo a voler conoscere i miei diritti. Per esempio, ricordo le lunghe code in Questura negli anni '90, quando venivano prese solo 10 persone e le altre erano rimandate tutte a casa. Andavamo lì il giorno prima con le coperte, anche con la pioggia e il freddo. Ricordo che mi dicevano: se non ti va bene la legge italiana, puoi tornare al tuo paese. Così già da bambina mi sono interessata alla legge italiana, con la mia insegnante delle medue studia la ex legge Turco-Napolitano e restai affascinata dalla giurisprudenza. Ho anche sviluppato fin da piccola una forte voglia di riscatto. Nel 2006, invece, feci la tesi universitaria sul diritto di famiglia in Marocco, perché volevo conoscere le mie radici e soppratutto la situazione della donna nel mio Paese d'origine. Ho così scoperto che, poco meno di due anni prima, c'era stata un'importante riforma che aveva dato alle donne il diritto di divorziare, mentre prima c'era solo il ripudio, e poi il diritto di sposarsi senza il consenso del padre insieme ad altri diritti che mi hanno affascinato. Ho voluto così far conoscere alla comunità marocchina in Italia, costituita da circa 600.000 persone, che cosa è cambiato nel loro Paese affinché tutti potessero prendere coscienza dei propri diritti e doveri, soprattutto quelli dell'uomo verso la donna, come il diritto al mantenimento dei figli minori, che prima non era previsto".

In che cosa è specializzata?

"Mi sono specializzata nel diritto di famiglia marocchino e nella sua applicazione in Italia, nel diritto internazionale privato e nella normativa commerciale, in quanto sempre più aziende mi chiedono di avere informazioni sulle agevolazioni fiscali e doganali in Marocco. Con la crisi economica sono sempre più numerose le realtà che decidono di delocalizzare o comunque di aprirsi verso i mercati esteri. In particolare ora il Marocco è definito la "porta per l'Africa": si sta investendo molto in questo paese, sia aprendo filiali di banche che nelle costruzioni, e molti europei si "associano" con aziende marocchine per lavorare in Africa.

Qual è il messaggio principale emerso dal recente Forum degli Avvocati marocchini residenti all'estero secondo lei?

Il messaggio principale emerso dal Forum è che l'unione fa la forza. Il Marocco è vicino ai suoi concittadini residenti all'estero e li vuole avvicinare per farli rientrare e per dare loro un contributo per lo sviluppo del Paese. Il Marocco sta dando questo messaggio: il vostro paese sta crescendo e ha bisogno di voi. In Marocco esiste un intero ministero che rappresenta i marocchini residenti all'estero. Al mio Paese, inoltre, è veramente minimo il fenomeno della "fuga dei cervelli" che purtroppo abbiamo in Italia: oltre a cercare di evitare questo fenomeno il Marocco ora vuole richiamare quei "cervelli" formatisi in Europa perché sostengano il loro paese di origine. Un altro obiettivo è quello di creare una rete tra avvocati di origine marocchina, consolati e Associazione nazionale avvocati in Marocco per dare maggiore tutela alla diaspora marochina all'estero".

Quali difficoltà incontra nell'esercitare la sua professione tra Italia a Marocco?

"Come donna credo di partire sempre svantaggiata, in entrambi i Paesi, per il semplice fatto di essere donna lavoratrice e mamma di tre bimbi. Nel mio lavoro sono invece agevolata dal fatto di avere doppia cultura, "veneta e marocchina", quindi riesco ad essere 100% marocchina con i marocchini e 100% italiana con gli italiani".

Quali sono i progetti a cui si sta dedicando ora?

Dopo il Convengo sui diritti delle donne abbiamo deciso di fare delle guide e di analizzare i diversi codici di famiglia delle principali comunità che si trovano in Italia. L'obiettivo è capire quali sono state le migliorie nei loro codici di famiglia per far conoscere alle donne i loro diritti e i cambiamenti nei loro paesi di origine. Per esempio, tante donne marocchine hanno paura di rientrare in Marocco con i loro mariti per timore che quesi, dopo un litigio, possano togliere loro i documenti italiani e ripudiarle, senza sapere che in realità in Marocco la donna oggi puo' divorziare e l'uomo non può ripudiare la donna senza che lei sia sentita dal giudice".

Lei è molto impegnata anche a favore delle donne e dei minori: quali iniziative sarebbero necessarie?

"L'obiettivo è far prendere consapevolezza alla donna sui suoi diritti al fine di limitare anche situazioni di violenza. Stiamo organizzando un programma per la divulgazione e la conoscenza del Codice Rosa per le donne che hanno subito violenza, che purtroppo non è molto conosciuto ma che spesso permette di intervenire tempestivamente ed in maniera piu' efficace. Sarebbe opportuno divulgarlo anche dagli ospedali ed altri enti ed istituzioni pubbliche e private, perchè è un valido strumento già a nostra disposizione ma poco attuato. Oltre, attualmente stiamo lavorando su una commissione di studio di 15 giuriste donne di 10 paesi diversi per predisporre un protocollo d'intesa sui "minimi" diritti che ogni paese dovrebbe garantire alle donne e ai minori. Vorremmo creare le basi per una prima convenzione in materia di famiglia tra le nazioni (oggi non esiste un protocollo in materia di diritto di famiglia)".

A Bassano è stato soppresso il tribunale. Qual è la situazione adesso?

"Il nostro tribunale, nonostante la soppressione arrivata da Roma, continua ad essere efficiente per quanto concerne le procedure di conciliazione come organismo di mediazione. Il tribunale di Bassano era uno dei migliori tribunali in Italia come efficienza e durata dei processi. Siamo comunque fiduciosi, e abbiamo speranza che venga riaperto. Noi continueremo la nostra battaglia per la sua riapertura, anche perchè sono stati spesi quasi 20 milioni di euro, tutti soldi dei contribuenti, per la nuova sede, finita e mai usata".

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