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Costume
Airbnb da record in Italia. Agriturismi +33% in 10 anni. La mappa del turismo
Donnavventura

E' boom di agriturismi in Italia, con un aumento del 33% in dieci anni delle strutture, un terzo delle quali sono gestite da donne. Un trend che fa del nostro Paese il leader mondiale delle vacanze in campagna. Ma non solo. Un vero e proprio record è messo a segno da Airbnb, che "dilaga" con oltre 222mila strutture rispetto alle 234 del 2009. Una crescita esponenziale alla quale non fa seguito "una significativa variazione del numero di attività ufficialmente autorizzate": le strutture extralberghiere censite dall'Istat erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 121.984. Il picco a Roma con 23.889 alloggi e a Milano con 13.200. La mappa del turismo in Italia

Turismo: Coldiretti, boom degli agriturismi; +33% in 10 anni

E' boom di agriturismi in Italia con un +33% in dieci anni che fa del nostro Paese il leader mondiale delle vacanze in campagna. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei nuovi dati Istat in occasione della divulgazione dei dati Airbnb da parte di Federalberghi dai quali si evidenzia che il fenomeno si concentra nelle citta'. Secondo l'analisi della Coldiretti sono ben 22.238 le strutture agrituristiche attive rispetto alle 16.765 censite dieci anni fa, con circa un terzo che e' gestito da donne. Un fenomeno che - rileva la Coldiretti - spinge la vacanza verde, con il turismo legato alla natura che in Italia ha superato nel 2015 il giro di affari record di 12 miliardi nel 2015.

La capacita di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche nel tempo e' - continua Coldiretti - la qualita' piu' apprezzata dagli ospiti degli agriturismi italiani che pero' hanno qualificato notevolmente la propria tradizionale offerta di alloggio e ristorazione con servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, come l'equitazione, il tiro con l'arco, il trekking o attivita' culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, ma anche corsi di cucina e wellness. Ed e' anche arrivata l'unica App farmersforyou, in versione italiana e inglese, che permette di scegliere gli agriturismi dove poter soggiornare nei piu' bei paesaggi della campagna italiana, i mercati di Campagna Amica, le fattorie e le botteghe dove poter comprare il vero made in Italy agroalimentare, ma anche i ristoranti che offrono menu' con prodotti acquistati direttamente dagli agricoltori di Coldiretti.

Federalberghi, "Airbnb dilaga oltre 222mila strutture". Erano solo 234 nel 2009

Il portale Airbnb, ad agosto 2016, poneva in vendita in Italia 222.786 strutture (erano solo 234 nel 2009). Lo rileva Federalberghi in un monitoraggio presentato in apertura del TTG Incontri a Rimini sottolineando che si tratta di una crescita esponenziale alla quale non fa seguito "una significativa variazione del numero di attivita' ufficialmente autorizzate" (le strutture extralberghiere censite dall'Istat erano 104.918 nel 2009, oggi sono a quota 121.984). Il picco a Roma con 23.889 alloggi e a Milano con 13.200.

Turismo: Istat, nel 2015 presenze in agriturismi +4,9%

Prosegue nel 2015 il trend di crescita del settore dell'agriturismo registrato negli ultimi anni, sia per il numero di strutture sia per le presenze. E' quanto sottolinea l'Istat in un Report sulle aziende agrituristiche in Italia. Le aziende autorizzate nel 2015 sono 22.238, 494 in piu' rispetto all'anno precedente (+2,3%). Tale incremento e' dato dalla differenza tra le 1.628 nuove aziende e le 1.134 cessazioni. Diminuiscono nel 2015, rispetto all'anno precedente, le autorizzazioni per la creazione di nuove aziende agrituristiche (-49 unita'), mentre aumentano le cessazioni di attivita' (+304 unita'). Le presenze dei clienti negli agriturismi ammontano a 11,3 milioni (+4,9% rispetto al 2014).

Viene confermata anche nel 2015 la tendenza a diversificare i servizi proponendo pacchetti turistici integrati: 8.162 aziende svolgono contemporaneamente attivita' di alloggio e ristorazione, 10.440 offrono oltre all'alloggio altre attivita' agrituristiche e 1.707 svolgono tutte le tipologie di attivita' agrituristiche autorizzate (alloggio, ristorazione, degustazione). Nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno il 58,7% degli agriturismi offre servizio di alloggio, il 54,5% ristorazione, il 56,6% degustazione e il 60,7% altre attivita'. L'83,9% delle aziende agrituristiche e' situato in aree montane e collinari, il restante 16,1% e' localizzato in pianura. La crescita del numero di agriturismi e' piu' vivace nel Centro del Paese (+5,1%) rispetto al Nord (+1,7%), mentre nel Mezzogiorno si registra un calo (-1,1%). In Toscana e nella provincia di Bolzano l'agriturismo conferma una presenza consistente e radicata rispettivamente con 4.391 e 3.125 aziende attive. Piu' di un'azienda agrituristica su tre (36,1%), e' a conduzione femminile. La maggiore concentrazione di aziende gestite da donne si rileva in Toscana (1.791 aziende, che rappresentano il 40,8% delle aziende della regione e l'8,0% di quelle nazionali).

Polemica 1/ Gli albergatori milanesi: sharing economy non sia shadow economy. Attenzione alla concorrenza sleale di chi non rispetta le regole

L’Associazione albergatori di Confcommercio Milano esprime forte preoccupazione per i dati su Milano contenuti nel rapporto sul “sommerso” turistico realizzato da Federalberghi nazionale con la collaborazione tecnica di Incipit e Inside Airbnb. Questo studio evidenzia le quattro grandi contraddizioni dell'attuale sviluppo degli affitti brevi rispetto ai valori fondanti della "vera" sharing economy: - non è vero che si condivide l'esperienza con il titolare, la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all'affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno; - non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all'anno; - non è vero che si tratta di forme integrative del reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi; - non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali. A dimostrazione di ciò, ad agosto 2016, nel Comune di Milano, risultavano disponibili su Airbnb 13.200 alloggi: il 66%. riferiti ad interi appartamenti; il 68% disponibili per più di sei mesi; vi sono, poi, “host” ai quali fa capo un significativo numero di appartamenti (da 48 a 115, una vera industria) messi in vendita. Se si guarda, invece, all’area metropolitana di Milano gli alloggi sono oltre 15mila di cui quasi 10mila riferiti ad interi appartamenti. Circa 10.500 sono disponibili per più di sei mesi; oltre 6.500 sono gestiti da host (che mettono in vendita più di un alloggio). “Qui non si tratta certamente di negare gli aspetti positivi che caratterizzano l’evoluzione della società verso meccanismi di scambio ispirati a una maggiore libertà – afferma Maurizio Naro, presidente di Apam Federalberghi Milano – ma di contrastare lo sviluppo di quella che sembra essere una ‘Shadow economy’, non certo una sharing economy. Crediamo resti non del tutto risolto il problema delle regole di partenza tra soggetti economici che svolgono la stessa attività, regole che sembrano trasgredite già in partenza. Infatti, a Milano, solo il 2,2% degli appartamenti pubblicizzati su Airbnb è in regola con quanto previsto dalla legge regionale 27 del 2015 che prevede l’obbligo della registrazione nell’apposito elenco comunale”. “Non vogliamo – prosegue Naro - che la mancanza di regole provochi, come purtroppo è già successo, lo sviluppo incontrastato del sommerso e della concorrenza sleale. E non c’è solo questo dietro la crescita incontrollata delle locazioni turistiche brevi: c’è il problema della sicurezza (non sai più chi è il tuo vicino), la desertificazione dei centri delle città con la conseguente chiusura delle attività commerciali, il depauperamento di interi quartieri svuotati dai residenti con il conseguente calo di disponibilità di servizi, l’aumento alle stelle dei canoni di affitto regolari per lunghi periodi e la drastica riduzione di abitazioni disponibili a questo tipo di locazione sul mercato (pensiamo agli studenti universitari). Insomma, dietro l’apparente entusiasmo per una nuova economia che si diffonde, può esserci, in assenza di regole, la premessa per seri problemi che ricadono sull’intera comunità dei cittadini”. In altri Paesi europei – rileva Apam Federalberghi Milano - si stanno già prendendo provvedimenti legislativi in questo senso. In Francia, ad esempio, il Code du Tourisme prevede l’obbligatorietà della registrazione della locazione breve presso il Comune di riferimento e l’obbligo del collegamento al codice di registrazione dell’unità abitativa in ogni forma pubblicitaria, rafforzato da una forte attività di controllo accompagnata da pesanti sanzioni. Molte municipalità, come Parigi, Amsterdam, Barcellona e Berlino (città all’avanguardia nella net economy), per rimanere nella sola Europa, hanno già provveduto a prendere severe contromisure per contrastare il dilagare incontrollato del fenomeno. “In Italia – rileva Naro - soltanto Regione Lombardia si è mossa in questa direzione, ma il buon lavoro è ancora da completare perché deve essere approvato il punto fondamentale dell’obbligo della pubblicità del codice di registrazione degli host in ogni inserzione online/offline”. “Il nostro impegno - conclude il presidente degli albergatori milanesi - è volto a tutelare tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza. Non può, però, esserci squilibrio tra chi, da una parte, fa pagare la tassa di soggiorno, ha dipendenti in regola, comunica alla Questura chi alloggia, stipula assicurazioni ed ottempera alle numerose norme relative alla sicurezza e chi, invece, agisce senza regole e controlli ”.

Polemica 2/ Federalberghi, sommerso fuori controllo anche Sardegna

Il sommerso turistico cresce anche in Sardegna, dove ad agosto 2016, risultavano disponibili su Airbnb 15.650 alloggi, di cui 12.065 riferiti ad interi appartamenti, 12.379 disponibili per piu' di sei mesi e 9.237 gestiti da host che mettono in vendita piu' di un alloggio. E' quanto emerge dal rapporto sul sommerso turistico realizzato da Federalberghi nazionale con la collaborazione tecnica di Incipit e Inside Airbnb e che smaschera, secondo l'associazione, le "quattro grandi bugie della cosiddetta sharing economy". Dall'indagine emerge infatti che "la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all'affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno e quindi non e' vero che si condivide l'esperienza con il titolare. La maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all'anno ed e' quindi falso che si tratta di attivita' occasionali. Anche l'affermazione che si tratti di forme integrative del reddito e' da respingere visto che, da quanto emerge, sono attivita' economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono piu' alloggi. Infine non e' vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi citta' e nelle principali localita' turistiche, dove e' maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

Nel report anche un focus, con tanto di mappa, sul capologo di Regione, Cagliari, dove, nello stesso periodo dell'anno, risultavano attive 1.093 inserzioni (+9,2% da ottobre 2015) di cui 49,6% intere abitazioni, 49,9% stanze private, 0,5% stanze condivise, L'80,2% degli appartamenti risultano disponibili per piu' di sei mesi, mentre il 61,2% delle inserzioni e' pubblicato da host che mettono in vendita piu' di un alloggio.

Secondo Paolo Manca, presidente di Federalberghi Sardegna, "ancora una volta i dati confermano che la mancata regolamentazione del settore extralaberghiero crea una distorsione dle mercato. E in una stagione positiva come questa purtroppo il contributo all'economia sarda del settore turistico viene in parte vanificato per il profilferare di un sistema che e' tutto fuorche' condivisione dell'ospitalita', ma serve solo a mascherare sacche di illegalita'. Ancora maggiore importanza deve esser data alla nuova legge sul turismo: la Regione eviti di fare da sponda a questo fenomeno e definisca le regole del mercato turistico sardo senza equivoci all'interno del solco della legalita'. Non perdiamo l'occasione per mettere a punto una legge adeguata ai tempi e che dia certezze agli operatori e garantisca i turisti.

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