Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Affido condiviso, un bilancio 10 anni dopo

Egregio Direttore,

l’8 febbraio 2006 veniva approvata dal Parlamento italiano , la legge 54/06 sull'affidamento condiviso. Purtroppo essa si è rivelata- per usare le parole della relatrice al Senato Emanuela Baio- un autentico fallimento, pur duro da ammettere. L’affidamento legalmente condiviso viene infatti concesso al 90% dei genitori ma i figli paiono non accorgersene perché di norma i giudici relegano uno dei genitori (nel 90% dei casi il padre) a ruoli marginali: alla condivisione legale non segue quella materiale.

Per fare capire a tutti il senso di questo fallimento chiariamo che al recente convegno internazionale di Bonn sul tema l’Italia si è classificata agli ultimi posti del Vecchio Continente in quanto a tutela della bigenitorialità. Ai primi posti troviamo Svezia e Belgio dove i figli di separati che trascorrono tempi eguali presso papà e mamma sono il 40 e il 30%. Da noi sono il 2%. In Svezia e Danimarca la perdita di contatto con un genitore è del 13 e 12% rispettivamente. Da noi è del 30%. I minori che trascorrono almeno un terzo del tempo con uno dei genitori dopo la separazione della coppia genitoriale (cosiddetto affido materialmente condiviso) sono il 70% in Svezia, il 50% in Belgio e il 49% in Danimarca. Da noi è il 5%.

Il problema, quindi, non è la determinazione formale dell'affidamento condiviso ma sono invece le condizioni sostanziali stabilite in regime di affidamento condiviso: a un bambino non importa se i suoi genitori hanno l'affido condiviso, esclusivo o la “parental responsability”: A un bambino interessa solo sapere quanto tempo potrà trascorrere presso ciascuno dei propri genitori dopo il loro divorzio.

Un grosso ruolo in questo sfacelo lo ha purtroppo la magistratura che non tiene conto delle evidenze scientifiche che hanno ormai dimostrato inequivocabilmente ruoli positivi dell’affido materialmente condiviso e anche dell’affido alternato, ove praticabile. Così mentre il 2 ottobre 2015 il Consiglio d’Europa, valutata la letteratura scientifica accreditata (75 ricerche dal 1977 al 2014 coinvolgenti centinaia di migliaia di minori) ed obiettivate immotivate forme discriminatorie della paternità nei tribunali europei, ha invitato le 47 Nazioni aderenti ad applicare un affido il più possibile paritetico nei propri Tribunali anche per bambini molto piccoli, la Cassazione il 21 dicembre argomentava ancora contro l’affido paritetico con argomentazioni a dir poco obsolete, inconsapevole delle grandi metanalisi internazionali che invece additano agli affidi “all’italiana” la responsabilità di gravi danni nei minori”.

Tranne che in Italia i tempi stanno comunque cambiando in tutta Europa e mentre nel 2000 solo in Svezia almeno un terzo dei minori figli di separati poteva trascorrere 10 notti al mese con ciascuno dei genitori, oggi questo avviene anche in Danimarca, Belgio, Olanda, Francia e Spagna. In Italia purtroppo un modello parzialmente bigenitoriale esiste solo presso il Tribunale di Perugia che adotta da 15 mesi un protocollo in linea con la Scienza e con le successive raccomandazioni del COE. In tutti gli altri Tribunali invece i minori vengono trattati secondo schemi anacronistici e, a detta del COE,  lesivi dell’interesse del minore causando –aggiungo-nei genitori, e soprattutto nei padri, che in numero sempre più grande conoscono i risultati della ricerca scientifica, uno stato di frustrazione crescente.

A questo proposito preme sottolineare che, in un quadro definito dal COE spesso discriminatorio nei confronti della genitorialità paterna, l’Italia occupa purtroppo il primo posto: è il Paese più sanzionato dalla Corte europea per non avere consentito lo sviluppo di una vita affettiva a padri separati e ha tassi di affido esclusivo al padre dello 0,7%, otto volte meno della Spagna, dieci volte meno della Francia e quasi venti volte in meno della Germania. In pratica nemmeno di fronte a gravi inidoneità materna il giudice italiano ritiene di dover prendere in considerazione l’affido al padre.

In molti temono che la diffusione del modello Perugia sarà lunga e difficile trovando nel disinteresse e nell’inerzia di Politica e Magistratura il principale ostacolo. Richieste reiterate presso la Presidente della Commissione Infanzia, il Presidente del Consiglio e presso molti Garanti Regionali da parte della Piattaforma europea Colibrì per recepire la risoluzione europea e organizzare convegni atti alla divulgazione del modello perugino non hanno infatti a oggi avuto seguito.

Dr. Vittorio Vezzetti

Pediatra, membro del Comitato Scientifico dell’International Council on Shared Parenting


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