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Cronache
Agrigento, il re delle fibre ottiche in affari con la mafia: cemento e motori

Mafia: i clan in pista, cemento e motori nell'impero sequestrato 

Gli affari corrono e la mafia con loro. Gli arresti possono essere il prezzo messo in conto, un 'costo aziendale', un pit stop necessario. Compiuto il quale si torna in pista, per centrare il traguardo, quello di fare soldi, sempre di piu'. Non c'e' settore che non attiri i clan, dalle classiche forniture di cemento al business delle gare automobilistiche. Adesso, pero', e' la Guardia di finanza a porre fine alla corsa. Si chiama "Valle dei templi" l'operazione che ha consentito di piazzare i sigilli all'impero economico di Calogero Romano, imprenditore colluso con la mafia: complessi aziendali, decine di immobili e disponibilita' finanziarie per oltre 120 milioni di euro. Nella galassia di Romano, imprenditore di Racalmuto, il paese di Sciascia, molte societa', tra cui la Program group racing engineering srl, proprietaria dell'Autodromo internazionale Valle dei Templi di Racalmuto, la Beton 640 societa' unipersonale arl, la Mediterranea cavi spa e la Romano Telecomunicazioni srl, queste ultime specializzate nella posa di cavi elettrici e telefonici che hanno via via guadagnato una posizione dominante nel settore delle opere di realizzazione di reti telematiche, nelle provincie della Sicilia occidentale. Il provvedimento ha riguardato dieci aziende, di cui due ditte individuali e otto societa', decine di automezzi, 16 rapporti bancari, 119 immobili tra terreni e abitazioni. In azione gli uomini del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria di Palermo, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento su input della Procura della Repubblica di Palermo. Le indagini hanno consentito di ricondurre il successo delle iniziative imprenditoriali di Romano, spiegano gli inquirenti, "ai rapporti di connivenza dallo stesso intrattenuti - nell'arco di un ventennio - con esponenti di spicco di Cosa Nostra agrigentina".

Sequestri al re delle fibre ottiche

Nel 2016, l'imprenditore e' stato condannato dal Tribunale di Agrigento a sei anni e sei mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, per avere contribuito, sottolinea chi indaga, "al rafforzamento di Cosa nostra, pur non facendone parte", fino a quando il suo principale punto di riferimento, il mafioso Ignazio Gagliardo, non entro' nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia. Aveva inoltre avuto rapporti diretti con Cosa nostra agrigentina, beneficiando dell'appoggio e della protezione di esponenti della famiglia di Racalmuto, al fine di ottenere vantaggi per le proprie imprese, operanti nel settore edilizio e nel mercato del calcestruzzo. In particolare, tra il 1992 ed il 2012 Romano ha ha consentito agli esponenti del clan Ignazio Gagliardo, Calogero Gagliardo e Maurizio Di Gati, di gestire l'impianto di calcestruzzo formalmente riconducibile alle societa' da lui controllate - tra cui la Eredi romano di romano calogero & C. snc, la Romano srl e la Ierre srl - in cambio dello sviluppo della propria attivita' economica. Attivita' che, proprio grazie "all'appoggio incondizionato" di esponenti di spicco di Cosa nostra agrigentina "si e' ulteriormente sviluppata ed e' stata diversificata, ampliando cosi' la galassia degli interessi economici del Romano". Nel tempo sono state costituite molte societa'. Con il consenso di Giuseppe Falsone il boss di Campobello di Licata, considerato in passato il capo di Cosa nostra agrigentina, ha inoltre fornito alle aziende riconducibili a Angelo Di Bella e Vincenzo Leone, appartenenti alla cosca mafiosa di Canicatti', il calcestruzzo necessario alla realizzazione dei lavori di costruzione del centro commerciale "Le Vigne", sito tra le citta' di Agrigento e Caltanissetta, sotto il diretto controllo della famiglia mafiosa egemone sul territorio. I finanzieri hanno peraltro accertato come per l'edificazione del centro commerciale, Romano abbia fatto sistematico ricorso a sovrafatturazioni delle forniture di calcestruzzo, al fine di precostituirsi "fondi neri" necessari al sostentamento della cosca di Canicatti'. Una volta divenuti collaboratori di giustizia, Di Gati e Ignazio Gagliardo, che erano stati informati direttamente da Romano delle iniziative imprenditoriali che aveva intrapreso per la costruzione dell'autodromo di Racalmuto, hanno fornito dichiarazioni sul suo conto e sulle imprese a quest'ultimo riconducibili.

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