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Cronache
Aquarius, la politica migratoria della Spagna
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Dopo il trambusto creato dalla decisione coraggiosa del nuovo ministro degli Interni Salvini, di chiudere i porti alla nave Acquarius con 632 immigrati, può essere utile dare una scorsa ai flussi migratori registrati nel 2017 in Europa e soffermarci su quella che e’ stata fino ad ora la politica verso i migranti della Spagna, che adesso sembra diventata l’esempio di accoglienza e umanità per l’ Europa intera. I dati Unchr mostrano come nel periodo fra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017, sono sbarcate in Italia 119.247 persone.

Un dato in netta diminuzione rispetto al 2016, quando arrivarono 181.436 persone (-34%). Gli sbarchi sono avvenuti soprattutto in Sicilia (Il 60% circa, ma fino a pochi mesi fa questa percentuale era del 90%) e Calabria (20% circa), seguite da Campania, Puglia e Sardegna. Se consideriamo gli sbarchi su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017 sono arrivati via mare in Europa 171.332 migranti. Nello stesso periodo sono arrivati in Grecia 29.718 migranti, contro i 173 mila del 2016., e dopo il record degli 857 mila del 2015. Piu’ della metà delle persone sbarcate in Grecia nel 2017 sono siriane, seguite da iracheni e afghani. Infine 22 mila sono i migranti arrivati in Spagna, in aumento rispetto agli 8 mila del 2016. Secondo l’ultimo report dell’Oim (International Organization for Migration), da quando la rotta mediterranea meridionale è diventata ormai impercorribile, il numero di arrivi in Spagna è triplicato nel 2017 rispetto al 2016: 21.468 migranti, contro i solo 6.046 del 2016. Il trend prosegue anche per quest’anno, dal 1 gennaio al 31 marzo 2018 sono sbarcati in Spagna 3.369 migranti. Contro i 6.296 dell’Italia, che comunque registra un crollo degli arrivi rispetto agli oltre 20mila dello stesso periodo del 2017.

A fine maggio, i migranti che hanno messo piede sul suolo spagnolo sono 10.639. Dei migranti arrivati nel 2017, oltre il 65% dei migranti passati per i 7 centri di detenzione di stranieri operanti in Spagna non è stato rimpatriato. In totale sono stati 8.837 gli stranieri trasportati nei centri di accoglienza. Eppure fino a poco fa la Spagna era un modello dal punto di vista della gestione dei migranti. «L’ottima cooperazione tra Spagna, Senegal, Mauritania e Marocco ha ridotto in maniera significativa la pressione sulla rotta che porta verso le isole Canarie e il sud della Spagna». Così si legge nell ultimo rapporto Frontex (dicembre 2015).

Una cooperazione – altresì detta “esternalizzazione delle frontiere” – che ha mostrato tutta la sua efficacia in termini di sbarchi sulle coste iberiche. Stesso discorso puo’ essere fatto in riferimento alla politica della cooperazione con la Libia, adottata dal meritorio lavoro dell’ ex ministro degli Interni, Minniti. La gestione spagnola delle frontiere meridionali è un laboratorio politico-tecnologico per la sorveglianza dei confini. Fin dal 2000 è in funzione il SIVE (Sistema Integrado de Vigilancia Exterior),un complesso apparato di controllo che elabora i dati ricevuti costantemente dai radar delle navi che operano nel Mediterraneo e nell’Atlantico, i video delle stazioni lungo la costa, le tracce satellitari e aeree. Una forma di monitoraggio capillare che ha trasformato la Spagna in un esempio per molti. Solo 10 anni fa le Canarie erano la principale porta d’accesso all’Europa da sud, più di 30mila sbarcavano sulle isole nel 2006. Oggi i flussi sono cambiati e solo in poche centinaia provano a fuggire attraverso la rotta occidentale. La traversata verso Gran Canaria è troppo pericolosa, i controlli troppo frequenti, e allora i migranti subsahariani si dirigono verso nord, ci provano verso Ceuta e Melilla o dalla costa marocchina settentrionale. Il governo socialista di Zapatero aveva promosso una politica degli ingressi in un primo momento più aperta, per poi chiudere le frontiere ed adottare una politica della durezza, sopratutto nelle enclavi africane di Ceuta e Melilla.

I popolari di Rajoy hanno poi proseguito nella politica della chiusura verso gli sbarchi, e i risultati si sono visti, considerando che per anni la Spagna ha avuto un numero di arrivi di immigrati sulle proprie coste sensibilmente inferiore a quello di Italia e Grecia, pur essendo il paese europeo più vicino alle coste africane. Ecco perche’, a detta di molti commentatori spagnoli, la mossa del nuovo premier Samchez appare più che altro di semplice facciata, volta ad accreditarsi a livello internazionale, e a smarcarsi dal suo precedessore, piu’ che a dare un concreto segnale sul fronte complicato dell’ accoglienza degli immigrati. Ma forse il nuovo premier ha fatto i conti senza l’ oste, considerando che come riporta il Corriere stamane a Valencia non c’ e’ posto per 629 immigranti nei centri di accoglienza tutti gia’ pieni e con la stagione estiva alle porte e’ impensabile pensare ad una soluzione alternativa in strutture alberghiere.

Qualcuno sta cercando quindi città vicine che possano accogliere i nuovi arrivi, ma la soluzione non appare così semplice, e gia’ le opposizioni popolari insorgono contro una decisione che sembra presa con una certa leggerezza. Ma questi sono problemi a cui il nostro paese deve fare fronte quasi quotidianamente, alla faccia delle accuse piovute sulla testa del nuovo governo da parte della Francia o di qualche burocrate di Bruxelles. Il problema insomma va affrontato in maniera definitiva e senza rimpallarsi le responsabilità. Ecco perche la decisione di Salvini, forse anche un po' azzardata, ha avuto il grande merito di dare una sferzata alla politica troppo ambigua da parte dell Europa tutta intera su questi temi. La vita di questi poveri disperati non puo’ essere utilizzata come merce di scambio, come e’ stato fatto troppe volte qui in Italia o in Grecia, e come qualcuno pensa possa esser avvenuto anche in Spagna in questo ultimo caso.

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