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Cronache
Attenti a censura Facebook. Effetto attacchi di Soros e della sinistra
Non è tutta colpa dell’algoritmo di Facebook. 

 

Che due miliardi di persone e le loro principali relazioni sociali siano oggi regolate da una società privata che non risponde ad alcuna regola a tutela dell’utente e neanche ai propri standard di funzionamento è un fatto che mette in discussione i principi delle nostre democrazie? E’ quanto si chiedono in tanti. Anche perché molte attività economiche del nostro tempo passano o si amplificano grazie a questo social network che è diventato, come una calamita, il monopolista della comunicazione sociale.

In questo scenario è diventato normale che un attore di sinistra venga segnalato dalla sinistra stessa e accusato di fascismo per essere bloccato da Facebook. Non perché abbia bevuto ma perché ha messo in scena uno spettacolo antifascista. Ebbene, si, accade e non siamo in un racconto di un romanziere stordito dalle anfetamine ma nella storia di un attore comico italiano. 

 

“Mi hanno buttato fuori per un saluto fascista in un spettacolo antifascista, era una cover di una canzone di Giorgio Gaber, La presa del potere, dove il cantautore criticava il succedersi di governi tecnici perché li riteneva l’anticamera del fascismo. Era una pièce teatrale antifascista, di critica al fascismo. E per questo sono stato accusato di fascismo”, spiega l’attore Riccardo Paccosi ad Affaritaliani. E come è finita? “Sono stato bloccato per 30 giorni (è successo ad agosto, ndr) per incitamento all’odio e alla violenza. Per giunta io sono un tardo-marxista, spero che nella parola ‘tardo’ si apprezzi la mia autoironia. Il capolavoro della mistificazione retorica è quello di far passare come ‘fascismo’ ogni critica alla dottrina neoliberista”. 

 

La censura è iniziata da quando scrive quelli che lui stesso chiama “pipponi”, interventi di teoria politica che hanno un seguito in rete e in cui spesso critica la sinistra. “Dicono che sono un rosso-bruno ma è una follia”. Sarebbe una sorta di nazista rosso.

La seconda censura arriva a dicembre, quando critica gli animalisti che volevano abolire dalla lingua italiana “in bocca al lupo”, l’augurio rivolto a chi sta per sottoporsi ad una prova difficile, Paccosi scrive che si meriterebbero “una padellata in testa”. Segnalato. Altri 30 giorni di blocco per atto violento. “Dire ‘padellata in testa’ è un atto violento? Ormai mi autocensuro, non posso più parlare liberamente perché mi segnalano in continuazione e l’algoritmo di Facebook mi ferma. Così metterei in crisi la mia attività lavorativa di attore che alimento con la visibilità e la presenza sui social network”.

Causa il pericolo di autoesclusione scatta l’autocensura e l’autolimitazione delle proprie libertà espressive. Meccanismo applicabile ai 2 miliardi di utenti che non si allineano a disposizioni del tutto arbitrarie e prive di fondamento ma che mettono in discussione la propria visibilità. Ormai buona parte del nostro successo dipende da quello.

 

Paccosi è un attore atipico che dallo stile situazionista e dal versante comico si è cimentato con la teoria marxista come con l’opera di Giacomo Leopardi (è anche regista) o con l’insegnamento teatrale che ha sviluppato anche nei corsi dedicati ai senza fissa dimora di Bologna che aiuta nel mettere in scena la propria storia personale. 

 

“Anche se l’odio è diffuso e anche grillini e leghisti sono avvezzi all'insulto oggi in rete l'intolleranza, il fanatismo e la censura risiedono soprattutto a sinistra”, spiega, “lo dico amaramente dopo trent'anni di militanza. Comprendo d'essere particolarmente tenuto d'occhio da coloro che avversano le mie posizioni politiche e mi segnalano e per questo devo stare spesso zitto”. 

Ma l’attore e regista fa una disamina non di poco conto mettendo in fila una serie di fatti passati inosservati. “In Occidente la tendenza è diventata quella di ostracizzare le forze populiste e chi critica il neoliberismo. Prima finisci in una lista di proscrizione di qualche giornale di sinistra, poi vieni segnalato a facebook, infine scattano gli attacchi di massa.”

 

Il tutto sarebbe nato quando il 26 gennaio del 2018, durante il forum di Davos, George Soros annunciò che Facebook (ma anche Google) “avevano le ore contate”. Lo speculatore finanziario di origine ungherese spiegò, infatti, che Facebook stava fungendo da incanalatore e propagatore delle istanze populiste, le stesse che avevano portato alla vittoria della Brexit nell’UK, di Trump negli USA e all’esplosione della contro-propaganda russa sulla Siria e l’Ucraina.

“A distanza di un solo mese da queste dichiarazioni di Soros, tutte le autorità occidentali sono partite all’attacco del social network: la Federal Trade Commission degli USA ha aperto un’inchiesta sul presunto uso irregolare dei dati degli utenti, la Camera dei Comuni inglese ha indetto una riunione d’emergenza e, sugli altri social, è stato lanciato l’hashtag virale #DeleteFacebook, che invita a cancellarsi dalla piattaforma di Zuckerberg”, spiega Paccosi, “stessa cosa ha fatto il Corriere della Sera che ha parlato di ‘troll russi’ pagati dal Cremlino che avrebbero utilizzato Facebook per sostenere la nascita del governo Lega-M5S e attaccare il Presidente della Repubblica Mattarella. Anche se dopo pochi giorni, la ‘pista russa’ è stata negata dalle stesse forze inquirenti che guidavano l’indagine. Niente complottismo. E’ tutto facilmente verificabile”.

 

Gli attacchi politico-istituzionali e i concomitanti scandali, stile Cambridge Analytica, hanno aperto un fuoco di fila su Facebook che ha subito danni ingenti: a marzo, il social network ha subìto un crollo in borsa pari a 60 miliardi di dollari, per quindi replicare assai più gravemente il 26 luglio, con una cifra record di 120 miliardi di perdite.

La reazione difensiva di Facebook è stata un allineamento all’agenda politica liberal, sia sul versante delle politiche interne ai vari Paesi, sia su quello della politica internazionale. Già all’indomani degli attacchi di Soros e poi tramite diversi passaggi esplicitati nel corso dell’anno, Facebook ha annunciato una lotta senza quartiere alle cosiddette “fake news”. A marzo, in particolare, l’azienda di Zuckerberg ha annunciato intensificazione del fact-checking sulle notizie con una censura di massa a chi non si allinea. “Da qui è cambiato ciò che l’algoritmo persegue e la sua sensibilità alle segnalazioni degli utenti che prendono di mira chi si esprime liberamente”, racconta Paccosi. Con l’effetto che chi vive nel disagio di non accettare le politiche liberal, quelle neoliberiste di sinistra, il politicamente corretto e le strategie della grande finanza si ritrova a doversi autocensurare se non vuole essere escluso dal social network.

 

 

 

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