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Bruxelles/ D'Arrigo: "Ora l'Europa rischia la deriva politica"

Intervista a Francesco D'Arrigo, direttore Istituto Italiano Studi Strategici

Bruxelles, nuovi attentati Isis in Europa
Juncker e Michel a Bruxelles

di Lorenzo Lamperti
twitter11@LorenzoLamperti

Francesco D'Arrigo, direttore dell'Istituto Italiano Studi Strategici, analizza su Affaritaliani.it le lacune politiche alla base degli attentati a Bruxelles e le sue potenzialmente drammatiche conseguenze.

Francesco D'Arrigo, siamo di fronte al fallimento dell'intelligence europea?

Sicuramente siamo di fronte al fallimento dell'intelligence belga. Non possiamo dire che non funziona l'intelligence a livello europeo ma sicuramente possiamo dire che non funziona e non ha funzionato a Bruxelles.

Dopo gli attacchi di Parigi però si era parlato di intelligence comune e antiterrorismo unificato a livello europeo. Poco più di 4 mesi dopo che cosa è rimasto di quelle promesse?

Non è rimasto nulla. Si trattava solo di annunci retorici, parole di facciata buone per i giornali. Di pratico si fa poco, anzi in realtà si fa l'opposto. La Francia, per esempio, continua a contrastare l'adozione della direttiva sul Pnr (Passenger name record, ndr). Tutti dicono "collaboriamo" ma poi si guarda solo ai propri interessi che non sono nemmeno nazionali ma politici di parte. Con le elezioni in vista e i partiti estremisti che gli mettono il fiato sul collo i leader politici europei sono spinti a fare scelte poco lungimiranti.

Dopo gli attentati a Parigi, lei aveva detto che l'Occidente non aveva capito che cosa fosse esattamente lo Stato Islamico. Come siamo messi da questo punto di vista dopo 4 mesi?

Siamo esattamente dove eravamo. C'è stata una sottovalutazione colpevole da parte della leadership politica europea. Poi sappiamo tutti che il Belgio è un paese particolare, qualcuno ha detto che è uno Stato fallito a causa dei problemi politici interni. La sottovalutazione dei leader europei ha permesso a vari gruppi di fanatici islamisti di organizzarsi e di preparare altri attentati.

L'attentato di Bruxelles può avere un legame con quello di Parigi? Dimostra che c'è un commando di decine di persone pronte a colpire sul territorio europeo?

Non sappiamo esattamente chi sia coinvolto e quali siano i legami con Parigi al momento. Ma quello che risalta subito all'attenzione è che l'operazione è di tipo militare. E' stata coordinata e progettata in maniera accurata con sopralluoghi, comunicazioni, scambio di armi ed esplosivi. Ed è allucinante che tutti questi segnali non siano stati minimamente captati dalle forze di sicurezza in uno stato di allerta 2. Ciò significa che dire "allerta di livello 2" è solo un modo finto per tranquillizzare la gente mentre si continua ciecamente la routine operativa di tutti i giorni.

La cosa più incredibile è che siano stati colpiti luoghi sensibili di una città già in allerta dopo la cattura di Salah.

Esatto. Dal punto di vista psicologico infatti è devastante il fatto che siano riusciti ad attaccare un aeroporto internazionale come quello di Bruxelles. Si tratta di un colpo ferocissimo alla credibilità di tutti i sistemi di sicurezza. Posso capire che non si possa prevedere che uno si faccia saltare in piazza. Lì davvero è impossibile da prevedere. Ma non è accettabile che dei personaggi arrivino in un aeroporto internazionale con la valigia piena di tritolo ed entrino indisturbati. L'aeroporto è una struttura sensibile che deve essere protetta.

In che modo?

Un aeroporto non si protegge con il militare con il fucile a tracolla. Bisogna fermare il pericolo prima che si faccia il danno. La videosorveglianza non deve servire solo post mortem per capire chi è fatto esplodere. Deve esserci qualcuno in grado di analizzare in tempo reale le immagini e capire che cosa sta succedendo. Qui c'erano due terroristi riconoscibilissimi, con guanto singolo e tutto il resto. E non solo, con loro c'era anche un terrorista ricercato da mesi. Come è possibile che non ci si accorga di tutto questo? E' allucinante, c'è un approccio antiterroristico deviato.

La colpa di chi è?

La prima mancanza è politica. I leader europei sono sordi, non riescono a capire che è in atto una precisa strategia bellica. Ci hanno dichiarato guerra. Com'è possibile non pronunciare questa parola dove che fanno saltare una capitale per aria? Manca nella maniera più assoluta una presa di coscienza da parte di chi governa i paesi. Poi dopo questa presa di coscienza deve seguire una seconda fase di organizzazione e di contrasto a livello di intelligence e forze di Polizia. Ci vuole tempo per risolvere questi problemi ma purtroppo di tempo ne avremo perché questa situazione andrà avanti per anni. Ma più tardi ci svegliamo e più ci faremo male.

Quali possono essere le conseguenze a livello politico di questi attacchi?

Di ripercussioni politiche ce ne saranno e ce ne saranno tante, come già accaduto dopo il 13 novembre. Ricordiamoci che nel 2004 dopo l'attentato a Madrid cadde il governo spagnolo. Ora attaccando Bruxelles hanno dato un segnale all'Europa. Ma immaginiamo un attacco in Gran Bretagna durante la discussione sulla Brexit oppure un attacco in Germania dove la Merkel è sotto attacco dei movimenti xenofobi e integralisti. I risvolti sarebbero terribili. E se non ci si sveglia lo saranno, per tutta Europa. Ora i movimenti populisti di tutto il continente alzeranno ancora di più la voce sulla necessità di chiudere le frontiere e tutto il resto, approfittando di questi eventi per mettere pressione ai governi e racimolare voti. Basta guardare a che cosa sta già avvenendo nella campagna elettorale negli Usa, dove gli attentati mettono benzina nel serbatoio di Trump. L'Europa dovrebbe essere molto preoccupata dalle ripercussioni politiche: queste potrebbero diventare la marcia funebre della libertà di movimento e di Schengen.

E all'Isis fa comodo lo spostamento di baricentro politico dell'Europa?

Certo che fa comodo perché radicalizza lo scontro. L'obiettivo è trasformare la lotta contro il terrorismo in guerra di civiltà. Un obiettivo che l'Isis sta raggiungendo perché alla fine le popolazioni si stancano e la paura ti spinge a esprimere voti che altrimenti non esprimeresti.

Che cosa si può fare per evitare questa pericolosa deriva?

Bisogna elaborare una strategia condivisa. Ma i leader europei non possono riunirsi solo dopo ogni attentato. Si devono parlare e non si devono alzare dal tavolo finchè non hanno deciso che cosa fare. Gli americani non possono arrivare tutte le volte a salvarci. Anzi, con la ritirata di Obama hanno sganciato il vagone europeo e ora dobbiamo essere noi a elaborare una strategia condivisa altrimenti non ne usciamo. Non riusciamo a fare un'intelligence unica? Allora quantomeno si faccia un coordinamento permanente di tutte le informazioni sulla radicalizzazione. Da questo punto di vista l'Italia è messa un po' meglio di altri paesi come Francia e Belgio grazie a delle norme più adeguate che derivano alle emergenze che abbiamo dovuto affrontare su mafia e Br. Ci vogliono normative comuni a livello europeo, anche per quanto riguarda i pentiti. Basti pensare al caso Salah e al rischio di estradizione che potrebbe bloccare sul nascere la sua collaborazione. Un altro aspetto importante è quello dei finanziamenti. Bisogna intercettare le fonti di finanziamento dell'Isis. E' allucinante che alcuni dei paesi che finanziano la cultura deviata e radicalizzata dell'Islam siano tra i principali azionisti di aziende e banche europee. I terroristi hanno telefoni d'avanguardia, decine di passaporti... Per esempio, Salah dove trova i soldi per permettersi il più famoso e dispendioso avvocato di Bruxelles, Sven Mary, noto per le sue parcelle milionarie? E come lo ha contattato? E' chiaro che alle spalle c'è un'organizzazione che gode di notevole sostegno economico.


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