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Cronache
Giuseppe Betori

di Antonino D'Anna

C'è aria di scontro di qua e di là dall'Appennino tosco-emiliano. A nemmeno 35 minuti di treno veloce, Bologna e Firenze si scoprono gemelle almeno in un particolare: l'arcivescovo contro il sindaco. E viceversa. A Bologna è il da poco prorogato (per altri due anni) cardinale Carlo Caffarra a prendersela col sindaco, Virginio Merola, sul tema delle nozze gay; a Firenze è il cardinale Giuseppe Betori a criticare il rottamatore Matteo Renzi sul presunto scandalo a luci rosse (con tanto di presunti atti sessuali anche a Palazzo Vecchio, sede del Comune) che sta agitando la città di Dante.

A BOLOGNA CAFFARRA PIANGE...- Ma andiamo con ordine. Eccoci a Bologna dove il cardinal Caffarra, roccioso ciellino di solidissime radici che ha ottenuto una proroga che dice molto sulla possibile successione. Già: i bertoniani ci avevano fatto sopra un pensierino con Gianni Ambrosio, attuale vescovo di Piacenza-Bobbio, CL essendo fuori dai giochi per le nomine già ottenute a Ferrara e San Marino; ma poi le idee di Francesco in tema di Curia e promozioni hanno fermato tutto e attualmente Tarcisio Bertone deve vedersela col dossier IOR. Due anni di tempo basteranno a far respirare un po' tutti, dopo si vedrà. Nel frattempo, sabato scorso il sindaco Merola ha affermato durante il Gay Pride il riconoscimento di matrimoni e adozioni per le coppie gay. Costernazione nel Partito Democratico, che ricorda di non essere a favore di tali soluzioni (soprattutto per l'art. 32 della Costituzione, che parla di matrimonio come di “società naturale”), ma il buco è fatto. E arrivano, a stretto giro di posta, gli strali rosso porpora: “Affermare che omo e etero sono coppie equivalenti, che per la società e per i figli non fa differenza è negare un'evidenza che a doverla spiegare vien da piangere. Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose”. E ancora, come riferisce Avvenire: “Quanto da lui (cioè Merola, N.d.R.) profetato come ineluttabile destino del Paese a diventare definitivamente civile riconoscendo alle coppie omosessuali il diritto alle nozze e all'adozione è una battuta a braccio che costa poco: tanto non dipende dal sindaco”. Non solo: per Caffarra insomma “Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose”.

…A FIRENZE BETORI NON RIDE- Spostiamoci ora sull'altro lato dell'Appennino: a Firenze i toni sono ancora più accesi. Qui si arriva addirittura a parlare di “prediche ruiniane”. Tutto è cominciato il 24 giugno scorso quando il cardinal Betori, nell'omelia alla città, il porporato ha detto la sua. Parlando della necessità di far crescere la città ha detto: “Di questa cura amorosa dell’unità tra il bene, il giusto e il bello oggi abbiamo estremo bisogno. Non mancano infatti segnali preoccupanti che ci dicono quale scivolamento del vivere civile e del comportamento personale può generarsi tra noi quando istinti e desideri prendono il sopravvento sull’oggettività del bene e del bello”. Per essere più chiaro: “Si aprono spazi di trasgressione, in tutte le forme possibili, che incidono sull’identità stessa della città, la quale non può non salvaguardare i beni di cui è custode per il mondo, ma deve anche continuare a generare bellezza e cultura per tutti”. E quindi: “Il rispetto dei nostri luoghi d’arte ne è il presupposto, non per ridurci a un museo, ma per far comprendere a tutti il senso dell’umano e del divino che li ha generati. E un’improvvida voglia di trasgressione passa dalle piazze ai luoghi della cultura, anche qui senza che si notino apprezzabili reazioni, pur con qualche lodevole eccezione”. Renzi, che è un cattolico con un'appartenenza particolare a CL, ha avuto modo di replicare chiedendosi: “E’ giusto che si descriva Firenze come una città in cui la mission è trasgredire, che vive in una sorta di squallore?”. Le parole di Betori per lui sono “molto dure”, eppure il rottamatore non ci sta ad essere rottamato visto che ha difeso sempre e comunque “il diritto di qualunque soggetto, anche della Chiesa, a dire la propria opinione: l’ho sempre difeso, io credo nella laicità che vuol dire ascoltare tutti”. Betori replica su Twitter: “La natura culturale, spirituale ed etica della mia omelia é sotto gli occhi di tutti. Mi preme solo il bene di Firenze e dei fiorentini”.

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