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Angelo Maria Perrino

Carceri francesi, telefoni fissi nelle celle. La "rivoluzione" di Macron

Telefoni fissi nelle celle delle carceri francesi. La "rivoluzione" di Macron

Carceri francesi, telefoni fissi nelle celle. La "rivoluzione" di Macron

Un telefono fisso per ognuna delle circa 50 mila celle delle 178 carceri francesi per consentire ai detenuti di parlare (a certe condizioni) con familiari e amici, legalmente, a qualsiasi ora. Lo riferisce il quotidiano Le Monde che parla di “véritable révolution” ovvero di una “vera rivoluzione” per l’iniziativa del presidente Emmanuel Macron che, nei prossimi mesi, sarà realizzata dal ministero della Giustizia guidato da Nicole Belloubet. L’idea nasce da una sperimentazione avviata nel luglio 2016 nel carcere di Montmédy, nel dipartimento della Mosa, dove è stata data la possibilità ai detenuti (296 al primo dicembre 2017 su un totale di 343 posti) di telefonare ai propri famigliari e amici (4 numeri autorizzati e destinatari identificati dalle autorità) a qualsiasi ora del giorno o della notte grazie a un telefono fisso installato nella cella. Il costo? Inferiore del 20% rispetto a quello praticato nelle cabine telefoniche che si trovano nei corridoi ma alle quali si può accedere con il gontacocce e che nelle prigioni sovraffollate sono poco accessibili perché non ci sono abbastanza guardie per accompagnare i detenuti e il tempo è limitato. Inoltre, i telefoni comuni possono essere utilizzati solo in determinate ore del giorno, che spesso coincidono con quelle di lavoro per i congiunti e di scuola per i figli dei detenuti.
 
Per il ministero della Giustizia, “l’iniziativa vuole favorire il mantenimento delle relazioni familiari considerate un fattore essenziale per il reinserimento ed evitare una delle principali fonti di incidenti all’interno delle carceri, il traffico di telefoni cellulari”. Da qui la decisione di estendere la sperimentazione a tutte le carceri del Paese.
 
E in Italia? Come riferisce Ristretti Orizzonti a chiedere che “si faccia anche qui da noi” è la radicale Rita Bernardini. “In Italia ogni detenuto ha 10 minuti di tempo alla settimana e solo per la famiglia. Con ovvie conseguenze, tipo il continuo sequestro di cellulari. Adesso si spera di ampliare i tempi con la riforma dell’ordinamento penitenziario. Altra storia in Spagna dove ogni detenuto ha una scheda e può chiamare quando vuole”.
 
Da redattoresociale.it

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