Carcere, dove non c'è posto per l'amore. L'inchiesta

Scontare una pena in Italia significa anche essere privati di sesso e affetti. Valcarenghi, psicoterapeuta: “Nelle stanze libere si dovrebbe poter mangiare, amare, socializzare”. A Bollate (Milano) c'è la camera dell'affettività

Sabato, 22 maggio 2010 - 13:00:00

Carcere Sesso 2

Sonya ha 39 anni, ha ucciso cinque pazienti e tentato di ammazzarne altri due all'ospedale di Lecco, dove ogni giorno lavorava come infermiera. Oggi ha una pena di vent'anni da scontare a San Vittore, dove continua a esercitare la professione. Tra le pareti del carcere Sonya ha trovato l'amore e adesso vuole sposarsi col suo fidanzato, un altro detenuto incontrato per caso e col quale ha iniziato un fitto rapporto epistolare. La storia di Sonya è il pretesto per fare il punto su quanto accade nelle carceri italiane quando si entra nella sfera dell'affettività. Sentimento e galera: due dimensioni apparentemente difficili da conciliare.
 
Marina Valcarenghi e Giuliana Proietti sono due autorevoli studiose in materia. Secondo Valcarenghi, psicoterapeuta, scrittrice e per anni alla guida di un gruppo sperimentale di psicoterapia nel reparto di isolamento maschile del carcere di Opera (Milano), quello di Sonya è un caso raro: "In carcere c'è difficoltà ad avere intimità per parlare, passare del tempo, fare l'amore con una compagna. La conseguenza è un effetto corrosivo nella relazione. Gli amori non durano e questo è triste".
 
C'è chi in Italia ha mostrato sensibilità per questo genere di problemi. Nessuna legge attualmente in vigore impedisce di destinare luoghi all'intimità dei detenuti, dove scambiare una carezza con la propria moglie o semplicemente conversare in tranquillità. Non a caso il carcere di Bollate (Milano) ha istituito una camera dell'affettività. "Un caso esemplare, nato dalla competenza di una persona valida" che, volendolo estendere anche altrove, avrebbe, continua Marina Valcarenghi, un'implicazione troppo impegnativa. "Nelle stanze libere - afferma la dottoressa - si dovrebbe poter mangiare , amare, socializzare. Se non lo si fa è perché questo è faticoso. Bisognerebbe aumentare il numero delle perquisizioni, quindi il controllo e rompere la routine. Si aprirebbero nuove strade e percorsi nella maniera di intendere la pena".

OMOSESSUALITA' TRA TRASGRESSIONE E COSTRIZIONE - Affetto negato, fisicità mancata, dunque. L’inevitabile conseguenza di una costrizione simile comporta nelle carceri italiane l’aumento del fenomeno dell’omosessualità. Secondo Giuliana Proietti, psicologa e psicoterapeuta, “la reclusione forzata, il contatto intimo con persone dello stesso sesso, le esperienze sessuali, dapprima occasionali e poi sempre più ricercate, possono portare la persona a modificare, anche temporaneamente, il proprio orientamento sessuale”. Prima c’è l’autoerotismo, supportato dal consumo di materiale pornografico, poi si cerca il contatto. “Sarebbe superficiale pensare che tra due uomini che fanno sesso, fosse anche per mero bisogno di uno sfogo pulsionale, non nasca una certa complicità, una certa amicizia, un certo affetto – continua Proietti – è normale dunque che in carcere vi siano amori, gelosie e tradimenti”. La galera ha quindi il potere di determinare un cambio nell’identità sessuale ? Secondo Marina Valcarenghi, no.
 
“Chi, all'interno delle carceri, pratica il sesso con persone dello stesso genere resta sempre eterosessuale. Una volta fuori dal carcere le persone ritornano a essere  quello che erano prima di entrare in carcere. Non si tratta, quindi di cambiamento d'identità sessuale, bensì di un adattamento forzato alla compressione dell'stinto sessuale”. L’identità non viene messa in discussione, ma la costrizione sessuale determina conseguenze a livello psicologico. “Il detenuto subisce danni enormi che si manifestano con la pazzia, ma soprattutto con l'aumento dell'aggressività a livelli impressionanti. Non ultimo il suicidio” spiega Giuliana Proietti. “I soggetti potrebbero vivere sensi di colpa e vergogna, perdita dell'autostima, crisi di identità, ma anche mostrare un segreto interesse nella ricerca di questi rapporti ‘particolari’, che in precedenza non si conoscevano, ma assumono valore di trasgressione, e permettono alla persona di rievocare e rivivere esperienze emotive molto forti, difficili da gestire e da dimenticare. Alla base c’è una coazione a ripetere di stampo sadomasochistico”.

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