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Cronache
Carlo Rovelli superstar di se stesso

Ieri il Corriere della Sera si è auto-esaltato nel fatto che il suo recente collaboratore, il fisico Carlo Rovelli, è stato inserito nella lista dei 100 “pensatori e intellettuali più influenti” da Foreign Policy.

Il suo merito, se così può dire, è quello di avere come riferimento “persone comuni”, anche se non si capisce bene quale sia tale specie antropologica.

Naturalmente Rovelli, avvertito del prestigioso (?) premio ha dichiarato “Sono sorpreso, non me l’aspettavo”, un po’ come fanno i Papi che sono eletti o le Miss che vincono un concorso di bellezza.

L’occasione, ovviamente, è ghiotta per farsi pubblicità al suo ultimo libro, “L’ordine del tempo”.

Ma veniamo ai fatti.

Già dal suo primo libro, “Sette brevi lezioni di Fisica”, Rovelli svolge un’analisi di argomenti importanti con una superficialità disarmante e, per ulteriore carico, commette anche alcuni errori, come quando confonde uno zio con il padre di Einstein. Un libretto divulgativo, come ce ne sono tanti, che però ha il pregio di adire a quel miracoloso meccanismo del successo per cui una pagnotta sciapa diventa un grande piatto di alta cucina.

Il fisico giogioneggia tutto compiaciuto: “L’unica opera italiana che batte questo record (ndr: di traduzioni estere) è Pinocchio”.

È noi che avevamo un grandissimo della letteratura e non lo sapevamo!

E questo perché, probabilmente, la gente vuole un eroe, uno scienziato che dall’alto del suo sapere guidi l’umanità nei regni proibiti dell’inconoscibile, che dispensi “la soluzione”.

È quello che accadde ad Albert Einstein, un grande scienziato certamente, ma a cui fu concesso tutto dai media occidentali dell’epoca che avevano bisogno di un mito anche in chiave di propaganda per gli alleati.

Non per niente la sua Relatività Speciale, dal punto di vista della interpretazione filosofica, non ha più legittimazione di quella di Lorentz e Poincaré, anzi…, eppure è ricordata solo con il suo nome e questo ebbe anche un riflesso sulla vincita del premio Nobel che gli fu assegnato non per la Relatività Speciale, ma per l’interpretazione quantistica dell’effetto fotoelettrico.

Ma torniamo a Rovelli.

Il suo secondo libro di successo è stato “L’ordine del tempo” che è invece dedicato proprio alla Relatività, sia Speciale che Generale.

Un libro di divulgazione con i disegnini con i buffi puffi blu (e rossi) che si contraggono e si dilatano e che fa tanto “effetto Bambi”.

I loro orologi sono alterati dalla velocità e dalla gravità, ma non ci sono formule perché così, furbamente, non si spaventa la “casalinga di Voghera” e si vende di più.

In compenso una delle pochissime formule che lo scienziato ci dispensa è sbagliata: la n. 8 a pag. 182 contiene infatti un errore per un fattore 2 nella formula del red shift gravitazionale, come lo stesso fisico ha ammesso, senza però dirlo in giro.

Poi c’è l’effetto finale, una di quelle frasi che spiazzano: “il tempo non esiste”. Peccato che se non si spiega bene in quali condizioni fisico - matematiche questa frase possa acquisire un minimo di senso (e l’acquisisce in un universo di Gödel o in certe speculazioni di frontiera di gravità quantistica) l’effetto è quello del riso, visto che tutti invecchiano.

Siamo lontani anni luce (è il caso di dirlo) dai grandi classici divulgativi, profondi ed accurati, come “I misteri del tempo” di Paul Davies o “L’ABC della relatività” di Bertrand Russell, solo per fare due nomi.

In un altro libro, “La realtà non è come ci appare” sbaglia l’indicizzazione delle aree quantizzate di spin confondendo tra numeri interi e semi - interi (pag. 145).

Ma il punto non è solo scientifico, cioè superficialità e errori, ma è sociologico e anche politico.

Rovelli infatti non si accontenta più di fare il fisico teorico (è un esperto di gravità quantistica a loop) ma vuole fare il filosofo, il sociologo e chi più ne ha ne metta.

In filosofia si ritiene un interprete della complessità del pensiero di Anassimandro e come in Zelig sembra spuntargli barba e baffi da vecchio saggio della montagna che la sa lunga sul mondo.

Nella intervista di ieri al Corriere poi c’è il gran finale che in realtà è la stella polare del suo pensiero, la politica.

Infatti dice: “Sono preoccupato per lo scenario globale, non solo per l’Italia. Stiamo precipitando verso un’aggressività crescente e reciproca, popoli contro popoli, persone contro persone” e quindi ammolla la pubblicità del suo nuovo libro, “Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza”.

Capito?

Il prof la butta sulla “mistica della gentilezza” e guai a rispettare le regolacce della società (però lui è professore ordinario in una università francese e le regole le deve rispettare eccome).

E qui emerge lo spirito anarchico e ribelle, ancora una volta alla Einstein, fatto di sandaloni con le dita di fuori d’estate, capelli lunghi e cotonati, sguardo proiettato verso l’immensità dell’Universo e buonismo un tanto al chilo.

Non per niente da giovane è stato un contestatario del “sistema” e a quel tempo è l’autore di un libello, “Fatti Nostri” per cui fu denunciato e poi assolto. Il suo autore di quegli anni era Giorgio Bertani, un anarchico veronese che sarà condannato per il rapimento di un vice - console spagnolo a Milano (il console era in vacanza e quindi dovettero accontentarsi). Rovelli, pochi lo sanno e lui ne parla il meno possibile, è uno dei fondatori di Radio Alice a Bologna che era la guida della contestazione degli anni ’70 ed è stato anche arrestato e detenuto per renitenza alla leva.

Ma Rovelli probabilmente vuole fare politica ancora, visto che giusto un anno fa, sempre dalle pagine del Corriere sganciò una sorta di programma che aveva quattro capisaldi: fine delle guerre, fine della disuguaglianza economica, lotta al riscaldamento globale e agli arsenali atomici.

Insomma, un concentrato di sogni utopistici da santone new age, ma di scarsa o nulla applicabilità pratica. Eppure ora è uno dei più influenti pensatori del mondo, l’ha detto Foreign Policy

 

 

 

 

 

 

 

 

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