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Cronache
Caso Daisy Osakue: perché l'autogol Pd rischia di essere un dannoso precedente
LaPresse

Daisy Osakue è volata a Berlino per partecipare agli Europei di Atletica, che fino a poco prima potevano esserle preclusi per via di lesioni alla cornea richiedenti massicce dosi di cortisone. La ragazza si è invece presentata di fronte alle telecamere di stampa e Tv senza la benda sull'occhio (per fortuna privo di escoriazioni o lividi) annunciando la sua partenza per la capitale tedesca e scusandosi per il "polverone sollevato".

Chi scrive è lieto che tutto sia finito bene, che l'atleta non abbia riportato danni all'occhio e che possa rappresentare l'Italia ai campionati europei. Il "polverone sollevato", tuttavia, difficilmente potrà depositarsi e svanire con la stessa celerità con cui è avvenuta la guarigione - che in rete molti definiscono ironicamente "miracolosa" - della ragazza.

La responsabilità delle conseguenze del colpevolissimo grido di "al lupo razzista" per il suo caso non è però di Daisy. La responsabilità è dell'avvelenato clima di questo preciso momento storico e della smania di certi  politici e rappresentanti delle istituzioni a denunciare la recrudescenza di atti xenofobi anche quando tali non sono. 

La scomposta reazione immediatamente successiva alla notizia del ferimento dell'atleta di Moncalieri, quel "selvaggiamente picchiata" twittato da Matteo Renzi (il tweet non è mai stato cancellato), poi ripreso nei toni e nei contenuti e nella prosa e diffuso anche all'estero dalla giornalista Rura Jebreal, è stato il primo atto di una tragicommedia politica che avrà ripercussioni devastanti nel prossimo futuro

Altri esponenti del Pd parlarono poi di "Daisy picchiata perché nera", e via via in un crescendo di eclatanti stamburate sulla "goccia che aveva fatto traboccare il vaso del razzismo" (un esaustivo elenco è stato pubblicato da Marco Travaglio in un suo editoriale pubblicato sul Fatto Quotidiano). A niente valse la scoperta che si trattava di un uovo lanciato da un'auto, un'auto i cui occupanti avevano già colpito altre persone, bianche. La Sinistra tutta non si lasciò convincere dagli stessi inquirenti che esclusero subito la matrice razzista, ma prese Daisy a emblema dell'emergenza razzista spesso imputandone il ferimento a Matteo Salvini quale "mandante morale" dei lanciatori di uova.

In ultima analisi la tragedia si trasformò in farsa alla scoperta che i pericolosi razzisti, i criminali neonazisti, gli xenofobi incalliti irretiti da Salvini senz'altro suoi elettori, erano tre ragazzini e che chi guidava l'auto era figlio di un consigliere del Pd. Facile pensare cosa si sarebbe scatenato se il ragazzo fosse stato invece figlio di un politico leghista o di un consigliere di CasaPound o un simpatizzante di Forza Nuova.

Il corto circuito verificatosi all'interno del Partito Democratico sul caso Daisy Osakue (anche lei iscritta al Pd, per giunta), tuttavia, non si esaurisce in seno al Partito Democratico. Quello che appare come un tragicomico autogol inciderà per molto tempo sulla percezione dei reali episodi di razzismo che potrebbero verificarsi d'ora in poi in Italia. Il fatto che Kalifa Dieng, il diciannovenne senegalese di Partinico, lui sì selvaggiamente picchiato, sia stato perlopiù ignorato dai media e dalla politica la dice lunga su ciò che ci aspetta. La mancata cautela da parte dei dem sul caso Daisy, la fretta con cui la ragazza è assurta a  emblema e simbolo dell'emergenza razzista e la velocità con cui il tutto si è gonfiato per poi scoppiare come una bolla di sapone sono state e saranno deleterie. 

D'ora in poi ogni eventuale episodio xenofobo sarà dall'opinione pubblica apparentato a quello farlocco del lancio delle uova e sminuito o accolto con un semplice sbadiglio. Qualunque notizia su "brutali pestaggi" ai danni di persone di colore porterà molti a domandarsi: "non saranno solo uova anche questa volta?". "Non sarà tutto troppo gonfiato come nell'altro caso?" e così via.

Il danno perpetrato dalla smaniosa corsa a gridare "sos razzismo" potrebbe essere del tutto irreparabile. Ci auguriamo di cuore che l'opposizione a questo governo abbia imparato la lezione e che, ferma restando la sacrosanta vigilanza e la conseguente denuncia mediatica degli episodi di violenza effettivi, abbia compreso quanto la cautela in un momento storico infuocato come questo sia quanto mai necessaria e funga da spartiacque fra politici e rappresentanti delle istituzioni seri e cialtroni dal tweet catastrofico troppo facile

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