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Cronache
Come la Svizzera ha detto no ad Amazon. E difende il commercio nazionale
Amazon nel 2017 è finita nel mirino del fisco italiano perché accusata dalla procura di Milano di aver evaso 130 milioni di euro di tasse. La Gdf ha descritto un sistema con il quale il colosso fatturava le proprie attività in Lussemburgo in modo simile a quanto fatto in precedenza da Google. 

Il colosso di Jeff Bezos, con 4 poli logistici in Italia e 13 centri, ha reagito dicendo che loro pagano tutte le imposte dovute in ogni Paese in cui operano: «le imposte sulle società sono basate sugli utili, non sui ricavi, e i nostri utili sono bassi»

E’ la complessa situazione dei big del web, costantemente accusati di eludere il fisco a fronte di fatturati stellari e condizioni di lavoro non sempre moderne.

Da anni Amazon ha trasformato il commercio mondiale e le condizione di chi lavora nel settore. Nel 2018 un cronista italiano, Luigi Franco, ha scritto un reportage per il magazine Millennium, dopo essersi fatto assumere come magazziniere allo stabilimento di Castel San Giovanni (Piacenza) e riscontrando condizioni di lavoro difficili, tra ritmi di lavoro pesanti, dettati da un algoritmo, e problemi di salute legati all’usura dei lavoratori applicati.

 

Ma per gli stati l’avanzata di Amazon, e delle sue condizioni di lavoro, sembrano irrefrenabili. 

Ci ha pensato la Svizzera, non un Paese del terzo mondo o del “pericoloso” sovranismo europeo, a definire regole vantaggiose per le imprese nazionali e non per il colosso americano.

 

Nella primavera del 2018 era attesa l’apertura del primo centro di Amazon in Svizzera. Ma l’evento è stato anticipato da una nuova regola sull'Iva, entrata in vigore nel Paese di Guglielmo Tell dal gennaio 2019. Le società straniere che si occupano di vendita per corrispondenza e che generano oltre 100.000 franchi svizzeri l'anno in piccole spedizioni in tutto il mondo sono soggette a tassazione

 

Il giornale Ticinonline ha calcolato che sarebbero circa 100.000 i clienti svizzeri che hanno ricevuto da Amazon una comunicazione in cui si spiega che dal 26 dicembre 2018 il sito americano non consegnerà più nella loro terra. E consiglia di effettuare ordini presso le filiali europee di Germania, Amazon.de, o Italia, Amazon.it. Queste filiali si vedranno comunque applicare un dazio (intorno almeno a 11.50 euro) su ogni prodotto, viste le nuove disposizioni. Su Amazon.it si scrive che “a partire dal 1 gennaio 2019, Amazon applica l'imposta sul valore aggiunto svizzera ai prodotti forniti in Svizzera. Solo alle consegne dei libri si applica un'aliquota ridotta del 2,5% del valore del prodotto. Agli articoli delle seguenti categorie si applica un'aliquota standard pari al 7,7% del valore del prodotto: Musica, DVD, Video, PC e Videogiochi, Software, Abbigliamento, Sport, Gioielli, Orologi, Auto e Moto, Elettronica e Foto, Cucina, Casa e Giardino, Cancelleria e prodotti per ufficio, Strumenti musicali, Giocattoli”.

 

Semplice e indolore. La Svizzera, con i suoi 8 milioni e mezzo di abitanti ed una elevata capacità di garantire i propri cittadini ha imposto delle regole per favorire il commercio interno, penalizzando il più grande colosso mondiale che trasformerebbe il settore come ha già fatto in ogni altro Paese. 

A queste condizioni vendere in Svizzera non conviene. Amazon non ha retto alle nuove imposte. “E’ una vittoria per il commercio svizzero”, ha reagito l'esperto di e-commerce Jan Bomholt al giornale 20 Minuten

 

Non sarebbe difficile fare altrettanto in Italia, con i corretti accorgimenti del caso viste le dimensioni del nostro Paese e la presenza già forte di Amazon sul territorio. Fino ad oggi le scelte dei governi italiani sono state però in tutt’altra direzione. Come nel 2016 con la nomina, voluta dall’ex premier Matteo Renzi, di Diego Piacentini, senior vice president international di Amazon.com a commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda Digitale per il governo italiano.

 

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In seguito all’articolo abbiamo avuto un colloquio per alcune precisazioni con un portavoce di Amazon.

 

“Le nostre politiche di lavoro sono uguali in tutti i Paesi. La legge sull’IVA può porre un freno, come descrivete in tutto il servizio, al commercio, ma non alle politiche di lavoro”.

Certo, il nostro riferimento era alle politiche commerciali ed ai provvedimenti messi in campo dalla Svizzera.

 

“Non abbiamo comunicato che non consegnamo/vendiamo in Svizzera come indicato dalla fonte Ticinonline. Le vendite e le consegne in Svizzera da parte di Amazon stanno avvenendo regolarmente ed i clienti Svizzeri continuano ad effettuare ordini sui siti Amazon.it, Amazon.de, Amazon.fr, Amazon.co.uk e Amazon.es.”

Ok, questo non era messo in dubbio, infatti nell'articolo c'è scritto che ora i riferimenti per gli acquisti degli svizzeri sono Amazon.de e Amazon.it.

 

“In merito alla nomina di Diego Piacentini, ci teniamo a precisare che mentre ricopriva il ruolo di Commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda Digitale non rivestiva ruoli in Amazon. Piacentini, infatti, è stato sostituito in Amazon da Russell Grandinetti.”

Concordo con lei, infatti nell’articolo non è scritto che Piacentini rivestisse più ruoli contemporaneamente ma che prima ha ricoperto il ruolo suddetto in Amazon e dopo indicato per quello in Agenda Digitale

 

 

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