 Matteo Arpe
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Passera, Profumo e Bazoli, Scaroni, Geronzi, Arpe e Marchionne. Dopo l'addio alle cravatte, è il momento di salutare anche l'abito. Giacca, pantaloni, camicia. Che noia. In ufficio, nei meeting, negli eventi mondani. Sempre vestiti alla stessa maniera. Per carità, abito di alta moda Brioni, cravata Marinella. Ma adesso è arrivato il momento della svolta.
Da oggi potrete indossare, e senza apparire extraterrestri, nientemeno che la tuta per andare in azienda. Corrado Passera potrebbe andare in Intesa San Paolo con un verde e rosso, in stile Alitalia.
Geronzi meglio il grigio. Alessandro Profumo è il più fortunato. Basta che prenda in prestito i tessuti pregiati e le stoffe prodotti dalla moglie Ratti e farne fare una di seta, per essere sempre elegantissimo. Il sex symbol Arpe non avrà bisogno di consigli. Lui la tuta la indossa già, ma ancora non si è permesso di varcare la soglia dell'ufficio con felpe e pantaloni larghi. E che dire di Scaroni. Potrebbe rispolverare la sua giovanile formazione americana e dare un tocco di classe.
Attenzione però, cari banchieri e manager. Non parliamo mica della tuta per fare jogging la domenica o per stare in casa comodi comodi con la mogliettina.
Tipo quella acetata o di felpa. No, no. Quella di alta moda, di ciniglia o fatta di tessuti pregiati.
C'è una rivoluzione nella moda che riparte con Pitti Uomo che vuole rifare tutto l'abbigliamento da ufficio. E perché i dipendenti si adattino, l'ordine deve venire dall'alto. Così ha fatto l'ad di Eni, che nel caldissmo 2007 ha indetto un referendum in azienda: "Siete favorevoli all'adozione di uno stile di abbigliamento più informale durate l'estate?". Neanche a dirlo, il 90 per cento ha risposto di sì. Dunque via la cravatta. E ora via giacca e pantaloni.
Comodi, prego. Mettetevi comodi. Lo chiede la moda.