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Cronache
'Ndrangheta in affari coi narcos: condanne. Colpita rete di insospettabili

Trattavano l'importazione della cocaina con i narcos sudamericani, alla pari e senza remore. Espandendo la loro rete di traffico anche in Campania e Sicilia, data la solidità finanziaria e il potere criminale. La camorra e la mafia non facevano paura. Le operazioni potevano prevedere come merce di scambio, come è stato, anche il sequestro di un emissario dei narcos, rilasciandolo solo ad affare concluso. Pena la morte in caso di fallimento. Il denaro per pagare le grandi quantità di stupefacenti veniva consegnato dai calabresi direttamente a cittadini colombiani e libanesi da anni residenti in Italia e che facevo da tramite.

 

Si parla dell'operazione “Stammer” per l’importazione anche di 8.000 (ottomila) chili di cocaina. In questi giorni l'inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro, ha portato alle prime condanne (in primo grado) dei presunti esponenti dei clan. Dalla Colombia la coca viaggiava su nave verso l’Italia nascosta dentro i container che trasportavano banane. “Quel carico avrebbe fruttato un miliardo e 600 milioni di euro”, ha spiegato nel gennaio 2017 il generale Gianluigi Miglioli durante la conferenza stampa dell’operazione condotta dal Goa (i reparti speciali della Gdf) di Catanzaro. 

 

Alle spalle delle organizzazioni una rete di insospettabili, incensurati che avevano attività commerciali, dalla ristorazione alle strutture alberghiere, dalle concessionarie di automobili, caseifici, bar e tabacchi, con partecipazioni anche in cantieri navali e aziende agricole. Una rete di vendita diffusa e ordinaria, fatta di persone comuni, la vera forza del sodalizio. Nessuno si tirava indietro se si trattava di acquistare una bella partita di cocaina dai clan vibonesi per reinvestirla o usarla.

 

Uno dei punti di riferimenti dell'organizzazione era il broker Francesco Ventrici che se ne stava a Bologna a fare il regista della immobiliare di San Lazzaro di Savena, a pochi passi dalla sede del Pd locale. Nell'immobiliare tre suoi uomini, soprannominati “I Sopranos”, gestivano le faccende domestiche e reinvestivano i capitali che spettavano al gruppo. Oltre ad avere in zona altre attività commerciali era anche la punta di diamante del clan di San Calogero del vibonese, uno dei gruppi dell'organizzazione indagata per “Stammer” e che agiva con il clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona, quello dei Pititto, Iannello e Galati di Mileto e i clan della Piana di Gioia Tauro e della provincia di Crotone. 

 

Altri sequestri, nell’ordine di 60-100 chili per volta, sono stati effettuati in Italia ed in Europa. Oltre al porto di Gioia Tauro venivano utilizzati per gli sbarchi della droga i porti di Genova, Napoli e Livorno. Al momento degli arresti il capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri ha spiegato così l'inchiesta: “L’operazione conferma il rapporto privilegiato della ‘ndrangheta con i narcos sudamericani con accordi in cui i ruoli si mischiano, e la grande capacità di gestire la vendita in molte regioni. Questa operazione è importante non solo per la quantità di droga che l’organizzazione era in grado di importare ma anche per la rete di vendita costituita in Italia e che coinvolgeva una decina di regioni, tra le quali anche Sicilia e Campania dove pure è presente una forte criminalità organizzata. Le cosche di ‘ndrangheta hanno mostrato ancora una volta una grande solidità finanziaria”. 

 

A rispondere a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale, armi, cessioni di sostanze stupefacenti, con l’aggravante delle modalità mafiose sono state 40 persone, 37 delle quali si sono visti infliggere pene da un minimo di 4 ad un massimo di 20 anni, in alcuni casi anche superiori a quelli richiesti dall’accusa nella persona del pm della Dda, Camillo Falvo la cui inchiesta ha retto saldamente nella sua totalità (in 3 sono stati assolti). 

 

 

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'ndranghetacocainanarcosostaggi
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