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Cronache
"Arata, accordi corruttivi con Siri". Dialoghi in auto e il filo con la Lega
Foto: LaPresse

L'ARRESTO DI ARATA COLPISCE IL GOVERNO LEGA-M5S

L’arresto di Paolo Arata e del figlio colpisce al cuore il governo. Arata era l’imprenditore, docente universitario e in affari con il re dell’eolico a Trapani Vito Nicastri imputato per associazione mafiosa ed ex deputato di Forza Italia, che aveva preparato la parte del programma della Lega inerente alle materie energetiche, tanto che dopo aver partecipato ad incontri organizzati dal Carroccio in campagna elettorale, lo scorso anno il suo nome era spuntato per la poltrona di presidente dell’authority per l’Energia (Arera). E per l’accusa di corruzione rivolta ad Arata i pm hanno iscritto nel registro degli indagati anche il sottosegretario leghista Armando Siri (costretto poi a lasciare il governo per una presunta mazzetta da 30 mila euro), per cui si è quasi sfiorata la crisi di governo con il vicepremier Matteo Salvini che nella difesa del responsabile economico del proprio partito ha fatto valere il principio garantista fino all’ultimo, affermando di poter “mettere le mani sul fuoco sulla sua innocenza”. Inoltre, il figlio di Arata, assunto a Palazzo Chigi dal sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti, è stato il tramite fra Matteo Salvini e l’ex stratega di Donald Trump Steve Bannon, in “missione” in Europa per far decollare nel Vecchio Continente i movimenti sovranisti. In rete circola anche un filmato in cui il figlio di Arata spiega al politico dell’estrema destra americana la situazione italiana e la strategia della Lega per conquistare il potere, con tanto di immagini in cui presenta Bannon a Salvini.

ARATA. SALVINI: L'HO INCONTRO A UN CONVEGNO DELLA LEGA"

"Non commento le indagini. E' stato scritto che era il mio consultente per l'energia, ma e' venuto a un convegno della Lega. Anche i giornali dovrebbero fare maggiore attenzione a quel che scrivono, io l'ho incontrato una volta a un convegno". Cosi' Matteo Salvini, parlando in Transatlantico alla Camera dopo il question time, sull'arresto di Paolo Arata. "Non sono preoccupato", aggiunge.

L'ORDINANZA DELL'ARRESTO DI ARATA E I RAPPORTI CON LA LEGA

CORRUZIONE: GIP, 'GLI ARATA LONGA MANUS DI NICASTRI ANCHE SE SAPEVANO DI INDAGINI'

Il 31 maggio dello scorso anno, "in occasione dell'occasionale rinvenimento della telecamera installata di fronte l'ingresso della casa di Nicastri, veniva intercettata una conversazione tra Manlio Nicastri e Francesco Arata dalla quale emergeva l'assoluta consapevolezza del gruppo di non poter più interloquire liberamente con Vito Nicastri, in ragione delle prescrizioni di cui erano ovviamente a conoscenza, sia, conseguentemente, la necessità di adottare cautele ancora più rigorose posto che avevano appena scoperto di essere oggetto di investigazioni". E' quanto si legge nell'ordinanza del Gip di Palermo di applicazione delle misure cautelari nei confronti, tra gli altri di Paolo Arata e Vito Nicastri. Il gruppo Nicastri/Arata "si attivava, inoltre, alla ricerca di eventuali microspie all'interno dell'autovettura, con esito positivo. Difatti, nel pomeriggio del successivo 08.06.2018 a bordo dell'autovettura monitorata, Nicastri Manlio ed Arata Francesco si recavano nei pressi di una officina di elettrauto, dove facevano controllare l'abitacolo da una terza persona". "La 'brutta notizia' del rinvenimento della microspia era tempestivamente preannunciata telefonicamente da Arata Francesco ad Arata Paolo. E' di tutta evidenza, quindi -si legge nel documento- che tutti i protagonisti delle vicende sinora esaminate avevano ben chiaro che erano sottoposti ad indagine e che non potevano in alcun modo con Vito Nicastri (con l'unica eccezione del figlio Manlio). E tuttavia, dallo sviluppo delle investigazioni, gli Arata lungi dall'astenersi dal continuare ad essere la longa manus di Nicastri nelle iniziative che li riguardavano, continuavano invece a tessere con il detenuto agli arresti domiciliari fitte comunicazioni e continue interlocuzioni, al punto di essere colti in flagranza della violazione delle prescrizioni della misura cautelare". 

Arresto Arata: intercettazione in auto, "300 mila euro a Nicastri"

"L'intestazione fittizia e' ricostruita nell'informativa in atti, a cominciare da una straordinaria conversazione intercettata il 22 gennaio 2019 nella macchina di Paolo Arata tra quest'ultimo - si legge nel provvedimento - e Manlio Nicastri (vero e proprio interfaccia del padre)". E' quanto si legge nel provvedimento del gip di Palermo, Guglielmo Nicastro, che ha accolto le richieste dei pm della Procura di Palermo, disponendo l'arresto il professore Paolo Arata, ex forzista e piu' di recente consulente in materia di energie alternative della Lega, di suo figlio Francesco, dell'imprenditore dell'eolico, Vito Nicastri, ritenuto "vicino" al boss latitante Matteo Messina Denaro, e del figlio Manlio. Quel giorno in macchina Paolo Arata, dice a Manlio Nicastri: "io nel 2015 ho dato 300.000 mila euro a tuo papa' basandomi su un rapporto di fiducia, ed e' stato il piu' grande errore della mia vita, poi glielo diro' in faccia a tuo papa'.,... omissis... .gli son o sempre stato vicino, prima, in quel momento li , lui era zero. non aveva una lira in tasca, ed i o gli ho dato trecentomila euro, mi ha presentato quello stronzo di... omissis... di Antonello omissis... io., il mio interlocutore non era Antonello (Miotti, ndr) .. .omissis... il mio interlocutore era tuo papa' ..omissis..."). Il gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo di circa 70 mila euro nella disponibilita' di Vito e Manlio Nicastri e delle seguenti societa': Etnea srl, con sede legale in via Perugino 4 a Roma, amministratore unicoPaolo Franco Arata; Alquantara srl, sede legale in via Perugino 4 a Roma, amministratore unico Paolo Franco Arata; ; Solcara srl, sede legale in via Perugino 4 a Roma, amministratore unico Francesco Arata; Solgesta srl, sede legale in via Perugino 4 a Roma, legale rappresentante Alessandra Rollino; Bion srl, sede legale in via Musa 13 a Roma, amministratore unico Francesco Arata; Ion srl, via Musa 13 a Roma, amministratore unico Francesco Arata; Ambra Energia srl, sede legale in via Dell'Artigianato 2 a Carrugate (Mi), amministratore unico Francesco Arata; Mbrgreta Wind srls, via Martino ad Alcamo (Tp), amministratore unico Manlio Nicastri; Intersolar, corso Medici ad Alcamo (Tp), amministratore unico, Francesco Impastato. 

Corruzione: gip, 'accordi corruttivi tra Arata e Siri'

Nel corso delle indagini che hanno portato all'arresto di Paolo Arata, il faccendiere accusato di corruzione e autoriciclaggio, "tra i fatti di reato sono emersi anche ipotizzati accordi corruttivi raggiunti a Roma nel settembre 2018 da Paolo Arata, dal figlio Francesco e dell'attuale senatore Armando Siri". E' quanto scrive il gip nella misura cautelare . Gli atti relativi a Siri sono poi stati inviati a Roma dove la Procura sta proseguendo l'inchiesta. "Ufficio con il quale è in corso pieno e proficuo coordinamento investigativo che ha consentito tra l'altro, lo scorso 18 aprile, l'esecuzione congiunta di attività di perquisizione e sequestro nei confronti di alcuni indagati iscritti sia nell'ambito del presente procedimento che nell'ambito di quello pendente innanzi alla A.G. di Roma", dice il gip.

LE INTERCETTAZIONI DI ARATA

"Quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli? (Tinnirello ndr)". Così parlava, senza sapere di essere intercettato, Paolo Arata, il faccendiere arrestato all'alba di oggi per corruzione e autoriciclaggio nell'ambito dell'inchiesta che coinvolge anche l'imprenditore Vito Nicastri, ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro, finito in manette anche lui. Nelle intercettazioni, che sono state depositate dalla Dda al Tribunale del Riesame, Arata parla, a bassa voce, di Alberto Tinnirello, il dirigente della Regione siciliana, finito agli arresti domiciliari. Non solo. Arata parla di un altro funzionario, Giacomo Causarano, che presta servizio al Territorio e Ambiente. Non sapendo di essere ascoltato diceva di Causarano "Quello è un corrotto". Secondo la ricostruzione dei pm, coordinati dal Procuratore aggiunto Paolo Guido, Alberto Tinnirello avrebbe incassato una tangente, che però non è stata quantificata dagli inquirenti, in cambio di informazioni sullo stato delle pratiche amministrative per la richiesta di autorizzazione integrata ambientale.

CORRUZIONE: ARRESTATO ARATA E FIGLIO, PER GIP, 'ELEVATO RISCHIO INFILTRAZIONI MAFIOSE'

Negli affari degli impianti eolici tra Paolo Arata, l'ex consulente della Lega arrestato all'alba di oggi per corruzione, e l'imprenditore Vito Nicastri, anche lui finito in manette nella stessa operazione, ci sarebbe un "elevato rischio di infiltrazioni di Cosa nostra". Lo scrive il gip Guglielmo Nicastro che ha firmato la misura cautelare che ha portato in carcere anche il figlio di Arata, Francesco.

Corruzione: Dia, Arata e "re dell'eolico" Nicastri soci occulti

“Io nel 2015 ho dato trecentomila euro a tuo papà, basandomi su un rapporto di fiducia, ed è stato il più grande errore della mia vita… era dicembre 2015 quando io vi ho dato i soldi. Siamo arrivati, dove siamo arrivati perché tuo papà, io venivo qua e gli dicevo: ma scusa Vito...: ah no, non me ne occupo... ma come non te ne occupi, io ti ho pagato e non te ne occupi?”. E’ Paolo Arata, 69 anni, che parla, rivolgendosi a Manlio Nicastri, il figlio dell’imprenditore Vito, noto come il “re dell’eolico”. Questa è una delle intercettazioni rese note, ad aprile, in seguito al decreto di perquisizione emesso dalla Procura ed eseguito dalla Dia di Trapani, nella prima parte dell’inchiesta. 

Arata è uno degli indagati dalla Procura di Palermo – oggi finito agli arresti assieme al figlio Francesco, allo stesso Vito Nicastri e al figlio Manlio - che sta portando avanti una inchiesta che riguarda un giro di “mazzette” nell’ambito dei progetti relativi alle energie alternative.   Secondo la Dia di Trapani, che svolge le indagini coordinate dall’aggiunto Paolo Guido e dal sostituto Gianluca De Leo, “plurime acquisizioni provenienti da servizi d’intercettazione telefonica e ambientale consentono, infatti, di poter affermare che Nicastri è socio occulto, partecipandone alla gestione, di alcune società operanti nel settore delle energie rinnovabili formalmente riconducibili al faccendiere romano di origini genovesi Paolo Arata e al figlio Francesco Arata”.

Secondo la Procura della Repubblica di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, Arata è “socio occulto” di Nicastri che, sebbene ai domiciliari, continuava gestire i suoi affari, violando anche le prescrizioni previste e mantenendo il contatto con soggetti che non vivevano con lui. E’ la ragione questa per cui la Procura aveva chiesto l’aggravamento della pena, spedendolo nuovamente in carcere. Paolo Arata il 12 settembre scorso dice ad una giovane avvocato: “....qui stiamo parlando in camera caritatis. Io sono socio di Nicastri al 50%...”.

Qualche mese prima, invece, Paolo Arata si “sfoga” con Manlio, figlio di Vito Nicastri: “… papà (Vito Nicastri, ndr) mi ha fatto scrivere una carta che la società è sua al metà per cento... le carte ce l'ha dal notaio. Però non ha tirato fuori una lira, neanche di Solcara, ed erano soldi che mi dovreste dare… quali soluzioni abbiamo adesso alla cosa? Ne abbiamo due di soluzioni... una, che io devo portare la tariffa al massimo livello, oggi in parlamento c'è la legge sulla ... eh... come si chiama... e non procedura, va be, c'è...”.

CORRUZIONE: ARRESTO ARATA, SEQUESTRATE SOCIETA' IMPIANTI EOLICI

Alcune società che gestiscono impianti eolici sono state sequestrate all'alba di oggi dalla Dia di Palermo nell'ambito dell'operazione che ha portato all'arresto di Paolo Arata, l'ex consulente della Lega, e del figlio Francesco.

CORRUZIONE: ARRESTO ARATA, PROSEGUE FILONE INCHIESTA ROMANA SU SIRI

Prosegue il filone di inchiesta della Procura di Roma che vede indagati l'ex consulente della Lega Paolo Arata e l'ormai sottosegretario Armando Siri. L'indagine era stata avviata a Palermo ma poi trasferita, per la parte riguardante il politico, ai colleghi della Capitale. Secondo la Dda Siri sarebbe il destinatario di una tangente da 30 mila euro in cambio di un emendamento nell'ambito di un affare sull'eolico insieme con l'imprenditore Vito Nicastri, anche quest'ultimo finito in carcere all'alba di oggi.

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