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Cronache
Cyberspionaggio/ Massoneria, P4 e affari in Usa: chi sono i "fratelli spioni"

Si chiamano Giulio e Francesca Maria. Hanno 45 e 49 anni. Uno è un ingegnere nucleare, l'altra è laureata in chimica. Sono i due fratelli Occhionero e sono stati arrestati con l'accusa di aver costruito una colossale rete di cyberspionaggio infettando i pc istituzionali di Renzi e Draghi.

IN CARCERE I DUE "FRATELLI SPIONI"

Per portare avanti un'attivita' di cyberspionaggio "e' sufficiente una dotazione informatica minima (costituita da uno smarphone e da una connessione internet)". E' questo uno dei motivi che ha spinto il gip Maria Paola Tomaselli a ritenere non congrua l'applicazione degli arresti domiciliari a carico dei fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero. Solo il carcere, dunque, e' la misura idonea perche', al di la' della reiterazione del reato di spionaggio, appare concreto il pericolo di inquinamento probatorio, alla luce della "condotta di occultamento e di distruzione delle prove gia' consumata da entrambi i fratelli, quando hanno cominciato a sospettare dell'esistenza del procedimento".

LA RETE DI CONOSCENZE DEGLI OCCHIONERO

Altro elemento, non secondario, che ha pesato sulla scelta del giudice di disporre il carcere, e' dato dalla "sussistenza di una rete di contatti che ha consentito agli Occhionero di acquisire informazioni riguardo l'inchiesta in corso, come ha ampiamente dimostrato l'attivita' di intercettazione da ultimo registrata, e una precisa volonta' degli stessi e in particolare di Giulio, di conoscerne i particolari e di influenzarne gli esiti, dalche' appare assolutamente necessario recidere anche tali collegamenti attraverso l'applicazione di una misura cautelare qualsiasi possibilita' di contatto". A gravare sui due fratelli c'e' poi il pericolo di fuga "che appare fondato basandosi sul dato inconfutabile che i entrambi sono residentio a Londra dove senza dubbio dispongono di locali e conoscenze che potrebbero facilmente consentire loro di darsi alla fuga". Non solo, ma Francesca Maria e' cittadina degli Usa dove e' nata e dove ha abitato per anni con il fratello e la famiglia, mentre Giulio stava effettuando da tempo colloqui di lavoro con societa' con sede all'estero, ricevendo manifestazioni di interesse da alcune aziende in Irlanda, in Inghilterra e in Polonia.

GLI AFFARI CON GLI USA E I LEGAMI CON LA MASSONERIA

I legai e le mire degli Occhionero sono tutti da chiarire. Sono titolari di una società di consulenza finanziaria, la Westland Securities, che ha offerto i suoi servizi anche al governo statunitense. L'ordinanza di custodia cautelare certifica tra l'altro i legami di Giulio Occhionero "con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia 'Paolo Ungari - Nicola Ricciotti Pensiero e Azione' di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge di Grande Oriente d'Italia". Il giudice "ritiene che l'interesse che Giulio Occhionero nutre nei confronti dei suoi fratelli massoni possa essere legato a giochi di potere all'interno del Grande Oriente d'Italia come d'altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni oggetto di captazione".

IL SOSPETTO DI UNA RETE  DI CYBERSPIONAGGIO PIU' AMPIA

Gli indizi raccolti in altre inchieste lasciano intendere che la vicenda di spionaggio "non sia un'isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità" adottate da Giulio e Francesca Maria Occhionero. Resta da capire chi si muoveva e per quale motivo per organizzare il cyberspionaggio.

UTILIZZATO UN MALWARE GIA' EMERSO NELL'INDAGINE P4

L'utilizzo dello stesso malware, che ha consentito a Giulio Occhionero di svolgere "un'attivita' di esfiltrazione di dati e dossiraggio illecito", era stato gia' riscontrato in vecchie inchieste giudiziarie ma "non era stato mai possibile risalire al suo utilizzatore". Ne da' conto il gip Maria Paola Tomaselli quando ricorda che dalle indagini condotte dalla Polizia Postale e dalla Procura di Roma si e' scoperto come, "in una versione del virus diffusa alla fine del 2010" i dati carpiti dai pc infettati "siano stati inviati a una serie di indirizzi mail (purge626@gmail.com, tip848@gmail.com, dude626@gmail.com e octo42@gmail.com) che da una ricerca effettuata su fonti aperte risultavano gia' essere emersi nel luglio del 2011" nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4 condotta a Napoli dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio. Il primo indirizzo mail, secondo il gip, "sarebbe collegato a operazioni di controllo da parte dall'uomo d'affari Luigi Bisignani nei confronti dell'allora onorevole Alfonso Papa e delle Fiamme Gialle". Tuttavia, si legge nel provvedimento del giudice, "erano gia' evidenti indizi gravi, precisi e concordanti che a utilizzare negli anni l'EyePiramid e i suoi aggiornamenti fosse stata sempre la stessa persona". Questo perche' "il codice era sempre stato lo stesso, con la logica conseguenza di poter ritenere che il malware fosse stato gestito nel tempo dalla stessa persona o dalla stessa organizzazione". In conclusione, fa sapere il gip Tomaselli, "si deve ritenere che l'acquirente della licenza MailBe, utilizzata all'interno del codice malevolo, corrispondeva alla persona che in questi anni gestiva il malware e ne aggiornava nel tempo le diverse versioni".

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