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Cronache
Davide Cervia, rapito forse venduto dallo Stato. Trenta incontra la famiglia
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AAA VENDESI ESPERTO DI GUERRE ELETTRONICHE: LA SCOMPARSA DEL MILITARE DAVIDE CERVIA

Era il 12 settembre del 1990. Più di 28 anni e 4 mesi fa. Quel giorno si verifica uno dei tanti misteri del secondo dopoguerra italiano. Una di quelle storie dimenticate e mai arrivate a una soluzione, tra sospetti, silenzi, inchieste infinite, dolore. Dolore come quello della famiglia di Davide Cervia, che quel giorno di oltre 28 anni e 4 mesi fa vede sparire nel nulla il loro caro. All'epoca Davide ha 31 anni ed è un militare dell'Aeronautica. Davide è un esperto di guerra elettronica. Una figura molto ambita e ricercata in un'epoca dove, tanto per dirne una, il World Wide Web ancora non esisteva.

LA TESI INIZIALE DELL'ALLONTANAMENTO VOLONTARIO

Da quel 12 settembre di oltre 28 anni e 4 mesi fa nessuno ha più notizie di Davide Cervia. E' scomparso dalla sua casa di Velletri, lasciando i due figli Erika e Daniele e la moglie Marisa e non è mai tornato. Il caso viene subito bollato come un allontanamento volontario. Tesi immediatamente sposata dalle forze dell'ordine. Si parla di tante motivazioni più o meno fantasiose, ma tutte sempre collegate alla fuga spontanea. Poi però succede qualcosa. Spuntano due testimoni che parlano di un sequestro. La famiglia, già convinta che l'allontanamento spontaneo fosse del tutto impossibile, è certa si tratti di un rapimento. E la convinzione prende sempre più corpo quando piano piano emergono le sue conoscenze militari e tecnologiche, che erano ignote agli stessi familiari.

LE COMPETENZE TENUTE SEGRETE DI DAVIDE CERVIA

Nel 1990 siamo alla vigilia della Guerra del Golfo. La sua esperienza in guerra elettronica e tecnologica poteva far gola a molti, Stati stranieri compresi. Il suo profilo professionale poteva essere un obiettivo importante per i tanti stati del medio oriente interessati ai sistemi di difesa Nato, compreso l'OTOMAT, venduto in circa un migliaio di esemplari anche all'Iraq di Saddam Hussein e alla Libia di Gheddafi. Da qui parte una storia che segue un doppio binario. Da una parte le indagini che non riescono a dissipare la coltre che avvolge la sparizione, dall'altra i tasselli che piano piano sembrano emergere. La Marina militare ammette le specializzazioni di Davide dopo le iniziali reticenze. Un "monsieur Cervia" compare nella lista passeggeri di un volo Parigi-Il Cairo, con un biglietto acquistato dal ministero degli Esteri francese. Un anno dopo viene ritrovata l'automobile di Davide, che uno dei testimoni aveva visto guidata da uno dei rapitori. La macchina è completamente intatta e sul sedile si ritrovano addirittura i fiori che Davide aveva comprato per la moglie e non le avrebbe mai potuto consegnare.

RAPIMENTO RICONOSCIUTO, SENZA COLPEVOLI

Le ipotesi sul rapimento si susseguono. Dall'Iraq alla Libia, dall'Iran all'Arabia Saudita fino alla Russia e alla Somalia. C'è chi addirittura avanza l'ipotesi che Davide sia stato "venduto", tesi della quale ha a lungo parlato anche la famiglia. La Procura generale presso la Corte d'appello di Roma, pur confermando l'ipotesi del rapimento, il 5 aprile 2000 archivia il fascicolo per l'impossibilità di individuare i colpevoli. Nel 2012 la famiglia presenta una causa civile contro i ministeri della Difesa e della Giustizia. Il 23 gennaio 2018 il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa a risarcire il danno causato ai familiari di Davide Cervia per aver violato il loro diritto alla verità. Lo Stato è stato "condannato" a un risarcimento simbolico di un euro e anzi coi precedenti governi aveva annunciato la decisione di impugnare la sentenza.

L'AVVOCATO AD AFFARITALIANI.IT: "INTIMIDAZIONI E MINACCE AI FAMILIARI"

Basti leggere quanto dichiarato dall'avvocato Licia D'Amico in un'intervista del 2013 ad Affaritaliani.it per capire come i familiari di Davide Cervia hanno vissuto questo silenzio istituzionale: "Nel corso degli anni hanno ricevuto varie intimidazioni e minacce. Le istituzioni, o almeno una parte di loro, hanno reso più difficile il raggiungimento della verità e della giustizia. E lo hanno fatto in tutte maniere".

IL GOVERNO ROMPE IL SILENZIO. TRENTA INCONTRA LA FAMIGLIA. IPOTESI COMMISSIONE D'INCHIESTA

Oltre 28 anni e 4 mesi dopo, però, sembra finalmente poter cambiare qualcosa. La ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha infatti deciso di incontrare la moglie Marisa e i figli Erika e Daniele Cervia, assieme agli avvocati Alfredo Galasso e Licia D'Amico, consegnandogli un euro simbolico e certificando il cambio di passo del governo Conte su una vicenda che è rimasta insoluta per troppo tempo. Non solo insoluta, ma ancora peggio, totalmente ignorata. Ora invece prende per la prima volta corpo la possibilità che sia istituita una commissione parlamentare d'inchiesta per provare a fare luce su una delle tante, troppe, zone d'ombra della nostra storia recente.

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