Denise, la madre scrive ai capi di Stato Ue

Mercoledì, 1 settembre 2010 - 10:11:00

Una lettera aperta ai capi di Stato dei 27 paesi membri dell'Unione europea è stata inviata oggi da Piera Maggio, la madre di Denise Pipitone, la bambina di quattro anni scomparsa nel nulla il primo settembre del 2004 da Mazara del Vallo (Trapani). «Sono momenti difficili per la madre oggi - si legge nel blog dedicato a Denise - dover rivivere il ricordo e l'angoscia dei primi giorni senza la sua bambina è straziante e dopo innumerevoli iniziative per le ricerche, ha deciso che questa data, il primo di settembre, deve essere il giorno della riflessione, o come vuole chiamarlo lei, il »giorno della coscienza«.

Ed è così, in questa disarmante semplicità di mamma, che prende la penna e scrive, senza limiti e barriere, indirizzando la propria sensibilità e il proprio dolore verso l'Europa intera». In una sincera quanto commossa lettera, la donna scrive a tutti i capi di stato e di governo dell'unione, di tutti i 27 paesi membri, facendo recapitare la stessa comunicazione presso ciascuno di loro, re o presidente, primo ministro o cancelliere, attraverso i canali ufficiali della stampa o delle relative segreterie. Nel documento tradotto in inglese per essere più facilmente comprensibile all'estero, Piera Maggio chiede alle autorità europee di costituire una task force internazionale sotto la diretta supervisione dei capi di stato, per le ricerche dei minori scomparsi e l'individuazione di linee guida e iniziative internazionali in collaborazione con i media, in modo da contrapporsi ai rapimenti di bambini. La donna si rivolge a loro «interpretando il senso dell'unione europea come quella straordinaria coesione» che permette di vedere in loro i suoi rappresentanti e non «quelli di una nazione straniera». Piera Maggio auspica che tutti i bambini siano considerati «intoccabili» e che «nessuno possa rapire un bambino in Polonia perchè sarebbe cercato in Francia come se fosse un bambino francese e viceversa». Tutto ciò per realizzare interventi «mirati» su larga scala, evitando la frammentazione territoriale delle ricerche che di fatto ne impedisce in molte circostanze un esito positivo. Ecco l'incipit della lettera aperta di Piera Maggio: «Oggi è il primo di settembre, ed è un triste anniversario. Sono trascorsi ormai 6 anni da quando mia figlia Denise, che allora ne aveva appena 4, è stata sequestrata davanti a casa. La ricerca della mia povera bambina ha coinvolto milioni di persone, semplici cittadini, agenti di polizia e organi inquirenti, uomini politici e istituzioni. Tutto ciò dimostra che esiste ed è forte un interesse da parte di tutti i cittadini di ogni paese di poter contribuire alle ricerche dei minori scomparsi. In questo triste anniversario ho deciso di intraprendere la strada della coscienza, un percorso di consapevolezza diretto ai leader di tutti i paesi europei». E scrive ancora: «Agisco da cittadina europea, che si sente libera di chiedere direttamente a chi governa altri paesi della federazione di prestare la propria attenzione a questo problema che affligge tutto il mondo. E mi rivolgo a Voi tutti interpretando il senso dell'unione europea come quella straordinaria coesione che permette a me di vedere in Voi i miei rappresentanti, e non quelli di una nazione straniera. A Voi chiedo di contribuire a migliorare la nostra casa, perchè se lo sforzo non è congiunto, non si potrà raggiungere alcun risultato».



Piera Maggio, rivolgendosi ai capi di Stato dell'Ue scrive ancora: «Ecco vedete, molte persone sono convinte che io sia alla ricerca di qualcosa di speciale e straordinario per una bambina, mia figlia, che è come tante altre. Infatti la mia bimba è speciale per me, che sono sua madre, così come per Voi sono speciali i vostri figli. Che differenza può esistere nel dolore che prova una madre italiana nel perdere un figlio rispetto a quello di una madre che vive in Germania nella stessa situazione? L'incubo di smarrire le tracce del proprio figlio vissuto dai genitori di un bambino spagnolo rapito rappresenta la stessa drammatica angoscia dei genitori di un bambino della Danimarca. Ma se tutti questi bambini sono speciali per i loro genitori, allora significa che in Europa ci sono migliaia di bambini veramente speciali che hanno bisogno urgente del Vostro aiuto. Ciò che deve nascere è la coscienza di muoversi nella stessa direzione, con gli stessi intenti. La soluzione al problema di un bambino scomparso in Grecia sarà di grande giovamento anche al bambino che vive in Bulgaria. Se il metodo è giusto e l'azione unanime, il risultato sarà forte e duraturo per ogni paese».

Ed ecco la richiesta ai capi di Stato: «Ciò che Vi chiedo è di far nascere sotto la Vostra diretta supervisione, una task force internazionale per la ricerca dei minori scomparsi e l'aiuto alle loro famiglie che abbia competenza extra-territoriale e che possa elaborare direttive da applicarsi in ogni paese per lo svolgimento di ricerche sistematiche e mirate. È importante che esista una studio approfondito del problema e che si cerchi una soluzione non più localizzata territorialmente o legata all'ambito di indagine e di polizia, ma che si considerino anche altri canali per la diffusione massiva a livello europeo delle immagini dei minori scomparsi e una sistematica azione capillare di ricerca. Se ogni paese si limita ad indagare per i propri concittadini minorenni scomparsi all'interno dei propri confini, per chi rapisce sarà sufficiente trasportare i minori al di fuori del paese di origine perchè ne siano perse le tracce».  

«Ma se ogni paese europeo (con la piena collaborazione dei media) raccoglie la sfida di cercare anche i bambini degli altri paesi, sono certa che la percentuale di successo nelle ricerche sarà di molto maggiorata. Immaginate l'Unione europea in grado di considerare come »intoccabili« tutti i bambini, in modo che nessuno possa rapire un bambino in Polonia, perchè sarebbe cercato in Francia come se fosse un francese, e viceversa. In questa giornata triste non ho organizzato manifestazioni a favore di mia figlia, come ho già promosso in passato, ma ho cercato un momento interiore di riflessione - scrive ancora Piera Maggio - Se mi vedete sopraffatta dalla stanchezza, e credete che una madre possa rassegnarsi ad un destino di ingiustizia sappiate che voi vedete solamente il deperimento del mio corpo materiale: non è cambiato nulla nel vigore e nella forza che ho nell'anima e cercherò mia figlia finchè avrò vita, e forse oltre». «Mai nessuno potrà farmi desistere dal principio di ricerca della verità e della trasparenza - sottolinea - che oggi spesso manca nel quadro di indagine. Ho il cuore sofferente per fatti negativi e per aspetti non chiari di tutta la vicenda e sono addolorata per il corso della giustizia che non completando il suo ciclo, forse per mancanza di ciò che Vi ho anticipato, lascia nelle mie mani al posto di una figlia, solo un numero di pratica. Non posso accettare che la burocrazia e la mancanza di una strategia di insieme possano col tempo affievolire la fiamma della speranza negli animi delle persone che credono che Denise è viva. Non è una bambola di porcellana che si può perdere o rompere, e per la quale dispiacersi. È una bambina viva, che respira e che soffre, e che ha disperato bisogno di aiuto. Quindi ciò che chiedo non è egoisticamente di togliere a me un dolore fortissimo, ma di restituire la libertà e l'identità ad un essere umano». E conclude: «Non dispongo della soluzione radicale del problema dei bambini scomparsi, però l'esperienza acquisita in questi anni mi porta a ritenere che se una soluzione esiste, essa debba essere ricercata con la collaborazione di tutti. Confido nel Vostro più profondo senso di umanità, perchè siate la luce e la speranza per i nostri figli».

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