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Cronache
Ecco cosa spinge i padri separati a suicidarsi

Antonella Gramigna replica alla lettera di Chiara Lo Scalzo arrivata in redazione (clicca qui per leggerla).


L'articolo di Antonella Gramigna da cui è nato il caso: 'Pas, la sindrome che ha portato oltre 200 suicidi di papà separati'
 

Da tempo mi occupo di comunicazione scientifica, e per ragioni di puro interesse al sociale,  seguo ogni azione diretta al contrasto alla violenza. Che sia verso una donna, un uomo, un bambino, un animale. Per me non fa alcuna differenza.>> Ho scritto questo articolo in merito ad una questione che riguarda l’alimentazione parentale, non chiamiamola più Pas, dato che non è riconosciuta. Chiamiamola come giusto: dolorosa ed intima situazione personale data dall’impossibilità di poter vivere i propri figli, spesso ( ma non sempre) negata proprio dalla ex coniuge, madre dei figli. L’articolo è nato per questo, unicamente per dare voce ai tanti padri che soffrono, e sono tanti, al pari delle lotte per le donne, dei loro diritti per i quali non c’è differenza. Sono stata oggetto di forti contestazioni, anche in merito alla messa in evidenza del numero relativo ai suicidi che ho rilevato tramite un sito legale e direttamente dall’Avv. Buscemi. Parlare di depressione, di stato di malessere così forte da pensare di “farla finita” con il proprio dolore, che magari è composto da più esperienze, può apparire pesante, ma ciò che emerge da alcuni dati è la perdita del ruolo di genitore, e l’affetto filiale, e non dovrebbe destare tutta questa paradossale orda di critica nè le offese che ho ricevuto, bensì dovrebbe attirare l’attenzione di tutti per cambiare insieme queste situazioni.>> È vero, difficile attribuire un suicidio unicamente ad una vicenda affettiva, le cause che portano a ciò, il più terribile ed evidente delle rinunce alla vita, sono molteplici, e su questo io mi scuso.>> Ma serviva fortemente sollevare un velo su quanto non viene mai è più mai detto, e mai denunciato se non da chi lo vive, e cioè che “talvolta” (quindi non sempre) i PADRI vengono privati ingiustamente dell’affetto dei propri figli e “talvolta” il loro dolore diventa così grande da renderli, nel percorso di vita, vulnerabili alle malattie ed alla depressione. Depressione che “può” condurre anche ad uccidersi, dentro e fuori.>> Ho letto molto al riguardo, sono in contatto con Associazioni, Avvocati che si occupano di questo ambito, per cui le fonti sono svariate ed anche tratte da casi che conosco personalmente, e che MAI metterò in vetrina. Non si può dire che questo problema non esista, perché è falso. Si è sollevato un polverone perché se è vero come scrivono che è un mio tentativo di attirare l’attenzione in ambito politico ( cosa che non è ) e che serve unicamente per colpire le tante azioni positive ( che tra l’altro seguo e appoggio da sempre) dirette al contrasto alla violenza di genere ed ai pari diritti, è altrettanto vero che da sempre, nelle separazioni, è la figura materna a venire sempre tutelata, ponendo quella paterna in un ruolo puramente di sostegno economico, senza altri diritti. Ho deciso pertanto di parlare di questo tema, proprio perché sollecitata da chi lo vive da tempo, e ne ho visto tutto il dolore. L’ho scritto per cercare in “buona fede” di parlarne a fin di bene e per il bene di tutti, figli compresi e per me, i primi da tutelare.

Non l’ho certo fatto, come mi sono sentita dire, per incitare all’odio verso le mamme e donne, o per mettere in mostra qualche associazione che si occupa di questo. La Pas non è riconosciuta, lo so, infatti non ho detto che lo sia. Ma mi aspetto che lo diventi, perché esiste comunque il loro dolore, la privazione degli affetti, la necessità di stare con i propri figli, ed a livello scientifico è misurabile questo grave disagio psichico e fisico che comporta vivere tutto questo. Se anni fa, non si fosse alzato il velo sulla violenza di genere, se qualcuna non avesse avuto il coraggio di uscire allo scoperto e denunciarne la gravità, oggi non avremo una legge, non esisterebbero i Centri Antiviolenza ( che sostengo e ammiro) ed i  “codici rosa” in ospedale.>> Io difendo i diritti delle donne, delle mamme. Ho lottato e lotterò sempre contro i soprusi e le violenze, ma i diritti ed i doveri sono per entrambi. Finché non si riuscirà ad andare oltre queste diatribe e si inizierà davvero a mettere sul piatto la vera parità, di diritti e doveri, e senza usare i figli come arma di ricatto sentimentale, inutile davvero continuare a lottare.   >> Forse è giusto non parlare di numeri, forse meglio o più “comodo”  non ricondurre i casi di suicidio avvenuti in seguito al dolore di una condizione psicologica alienante da mancanza di affetto dei propri figli. E non sono certo io la persona in grado di stabilire il grado di portanza di questi accadimenti ed il perché. Ma è giusto parlarne.>> Mi scuso unicamente per aver destato tutta questa diatriba, ed è l’unico errore che ho commesso, se così si può dire. Per il resto ribadisco che serve fare attenzione quando si prendono posizioni a tutela unicamente di un solo genere, perché è molto errato. Tutti meritano di venir difesi, non c’è il mostro da una parte ed un angelo dall’altra. Talvolta essi si mescolano e tutto cambia.

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