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Cronache

di Antonino D'Anna

Mai vista un'enciclica scritta da due papi. Si è visto, questo sì, l'Osservatore Romano del 9 febbraio 1959 riportare per volontà di Giovanni XXIII alcuni passi del discorso rimasto inedito di Pio IX che nel 1939, nel decennale dei Patti Lateranensi, avrebbe voluto alzare la voce nei confronti del regime fascista (pur senza rompere definitivamente) e lamentare le persecuzioni in Germania. Ma un documento opera di due Papi, uno regnante e l'altro emerito, questo mai. Non era ancora accaduto. È importante sottolineare che nel testo della “Lumen Fidei” Francesco, di fatto, pone la firma su un lavoro non suo. O comunque non suo al 90% almeno. È infatti opera di Joseph Ratzinger e firma di Jorge Mario Bergoglio, quel “Franciscus” apposto in presenza di Benedictus, rappresenta qualcosa di più che una semplice cerimonia. In quel nome che si sovrascrive a quello di Ratzinger c'è la voglia del Papa emerito di non apparire, di lasciare spazio al successore senza dubbio: ma c'è anche un segno – fortissimo – di continuità. Che tra i due ci sia feeling non è affatto un mistero. Ha cominciato Bergoglio ricordando Ratzinger appena eletto, poi dicendogli: “Siamo fratelli” quando lo ha incontrato a Castel Gandolfo nel marzo scorso: fino alla firma della “Lumen Fidei”. Ma nemmeno Benedetto si è risparmiato, con quel “totalmente d'accordo sul piano teologico” pronunciato nel maggio scorso ricevendo in visita l'intellettuale cattolico tedesco Manfred Lutz.

Un endorsement importante, un passaggio di testimone (ma nemmeno troppo, visto che i due si frequenterebbero, e anche spesso) che rappresenta continuità. A chi immaginava tempi rivoluzionari ed esplosivi, l'enciclica di oggi giunge come una risposta chiara. Possono cambiare i toni, i modi, ma Benedetto e Francesco sono due facce della stessa medaglia. “La fede senza verità non salva. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. C'è tanto Ratzinger in questa frase: l'uomo per il quale la fede cristiana “è qualcosa di più di un'opzione per un fondamento spirituale del mondo”, l'idea di incontro “con l'uomo-Gesù”, il Papa teologo è evidentemente colui il quale tira le fila di tutto il documento. È importante sottolineare un tema – caro al Papa teologo – della fede comune e della sua testimonianza. Nella riduzione della fede ad “autenticità soggettiva” trovi il richiamo al “supermercato delle religioni” lamentato da Benedetto, la fede fai-da-te. Bene il ricordare che la fede non è intenasigente e che il credente non è arrogante (ottima base per condannare qualsiasi fondamentalismo religioso): richiama al confronto interreligioso in cui il cristianesimo – scrive Radio Vaticana nella sintesi dell'enciclica - “offre il proprio contributo; nel dialogo con i non credenti che non cessano di cercare, i quali 'cercano di agire come se Dio esistesse', perché 'Dio è luminoso e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero”. Sembra quasi di rileggere i primi anni di pontificato ratzingeriano, quando gli “atei devoti” si sono avvicinati in un certo senso al Papa teologo e Ratzinger ha incontrato Oriana Fallaci, che si definiva “atea cristiana”. Forte il richiamo ai Sacramenti, dunque al ruolo della Chiesa.

“Gesù sì, Chiesa no” non è possibile. “Nessuno battezza se stesso”, dice l'enciclica. E così nessuno si “confessa” da solo o crede ma non pratica. L'amore di Dio viene mostrato come la base della società che può essere: se non ci fosse, gli uomini vivrebbero nell'interesse o nella paura. La fede viene definita “bene comune” e dunque con un ruolo anche sociale. Il matrimonio viene visto come unione tra uomo e donna, per sempre, aperto alla procreazione. Il Papa – qui si vede il contributo di Bergoglio – chiede ai giovani, agli uomini, di non farsi “rubare la speranza”. Insomma, si tratta indubbiamente di un documento che abbraccia più aree e mostra come la fede non possa essere solo una questione privata. Rivendica spazio alla religione cattolica, alla Chiesa, alla sua missione. Porta a conclusione le riflessioni di Benedetto e apre al cammino di Francesco. Nel segno di un percorso comune tra i due Vicari di Cristo.

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