Le borse contraffatte che vengono via a niente le trovi ovunque, pure in spiaggia. Dove le scegli su un catalogo. Se vuoi l’originale contraffatto, il taroccato con la griffe, non resta che scegliere dal catalogo, un book composto da un insieme di foto digitali fai-da-te creata dai vu cumprà per raggirare la legge del commercio abusivo.
Dall’Adriatico allo Ionio, dalla Liguria alla Versilia, dove sono spuntati i primi book, ogni venditore abusivo che si rispetti si dà da fare meglio che può. Business is business, cambia niente anche se si tratta di borse in similpelle, assemblate a Napoli nei laboratori di infaticabili operai cinesi.
Un giro d’affari mica da niente che sulle spiagge del vicino Veneto, ha fatto sequestrare dalla Capitaneria di porto 36.485 prodotti contraffatti per un valore complessivo di 1.614.565 euro, centesimo più, centesimo meno.
Di ambulanti ce ne sono in spiaggia cinquanta al giorno.Il doppio nei week-end. Anni fa - avevano calcolato che ne passasse uno ogni sei minuti - erano molti di più. Nell’Alto Adriatico sarebbero più di mille. Il giro d’affari è sui 200 mila euro al giorno. Mica poco anche la ricaduta su Lignano, 7000 abitanti d’inverno, 300 mila d’estate.
Ognuno ha la sua specializzazione. I cinesi fanno massaggi e vendono aquiloni, quelli del Bangladesh collanine, i cingalesi rose e fiori, i marocchini soprattutto asciugamani ma insieme ai senegalesi anche borse e cinture.
C’è chi compera. Chi vende. E chi falsifica. Le borse infatti le vendono i cinesi. Quelle di plastica costano 6 euro e vengono rivendute a 20. Quelle griffate dai 40 ai 60 euro, in spiaggia si vendono anche a 150 euro nel week-end e alle straniere.