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di Lorenzo Lamperti

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Falcone Borsellino                       La strage di Capaci

Giovanni Falcone è stato ucciso il 23 maggio 1992. A 21 anni di distanza, sono ancora tanti i buchi neri nell’indagine sulla strage di Capaci. A Roma, Caltanissetta e Palermo qualcosa si muove. Figure dimenticate prendono nuovo rilievo. La teoria di Luca Tescaroli, uno dei pm che ha indagato sul caso. Il ruolo del depistatore Elio Ciolini, l’uomo che aveva previsto gli attentati. Il ruolo degli estremisti di destra e il legame con la mafia. La teoria della doppia bomba e il mistero del Piper che sorvolava il cielo quel giorno: “Chi premette il telecomando che azionò l’esplosivo si sarebbe potuto trovare a bordo dell’aereo”. Tanti segreti e una certezza: la verità non è ancora del tutto conosciuta.

IL MISTERO DEL PIPER – Nel 2010 Tescaroli rivelò che nel momento dell’esplosione un aereo sorvolava il cielo di Capaci: “Si trattava di un aereo di piccole dimensioni, verosimilmente un Piper”. Nel recente libro di Stefania Limiti (“Doppio livello, Chiarelettere) si torna sull’argomento e si citano alcuni fonti secondo le quali il Piper “passava e ripassava continuamente sopra lo svincolo dell’A29. In seguito si azzardò un’ipotesi: chi premette il telecomando si sarebbe potuto trovare a bordo di quel piccolo aereo. Diversi testimoni lo videro e del Piper si persero le tracce, tutti i piani di volo degli aeroporti siciliani furono controllati, ma non risultò nulla, niente di niente”. Ma come ricorda Limiti, esisteva uno scalo impossibile da controllare: quello di Kinisia, nei dintorni di Trapani. Il piccolo aeroporto di Kinisia, infatti, non esisteva ufficialmente anche se in realtà si è scoperto fosse stato utilizzato per diverse operazioni di Gladio.

Giovanni FalconeGiovanni Falcone

LA DOPPIA BOMBA – “A Capaci c’erano due bombe”. E’ ciò che ha dichiarato e sostiene Tescaroli. Una collocata dalla mafia. L’altra sistemata per assicurare la grande esplosione che si è poi effettivamente verificata. Ecco le parole del magistrato riportate nel libro “Doppio livello”: “La tesi del rafforzamento della carica con un innesto di esplosivo gelatinato per usi civili si basa sul rinvenimento di tracce di nitroglicerina che non fa parte di nessuna delle due componenti che costituiscono la carica”. Qualcuno, dunque, avrebbe rafforzato l’esplosivo che era già stato predisposto con altre sostanze. La nitroglicerina, infatti, ha una funzione di potenziante: ha un alto contenuto di energia e un’elevata velocità di detonazione. Insomma, da una parte una bomba preparata dalla mafia. Dall’altra un altro esplosivo aggiunto da qualcun altro. l’ipotesi è questa. Ma chi sarebbe questo qualcun altro?

IL RUOLO DELL’ESTREMISMO DI DESTRA – Il nome che ricorre è quello di Pietro Rampulla, un neofascista esperto di bombe e legato all’estremismo di Ordine Nero. È lui l’uomo individuato da Tescaroli. Rampulla è solo di una serie di figure rimaste nell’ombra ma che invece potrebbero essere centrali per capire cosa accadde davvero a Capaci prima e via d’Amelio poi. Un’altra di queste figure è quella di Elio Ciolini, presente in Belgio durante le stragi del Brabante Vallone e autore di una segnalazione inquietante alla vigilia delle stragi del 1992. Parlando con un magistrato bolognese, Ciolini aveva parlato (citando il libro “Doppio livello”) di un “piano deciso nel corso di una riunione tenuta a Sisak, nei pressi di Zagabria”. Ciolini ricollegava le stragi alla mafia siciliana e ad alcuni ambienti estremisti della destra europea, il tutto nel quadro di “un riordinamento politico”. Realtà? Suggestione? Una cosa a certa: non tutta la verità su Capaci, e tantomeno su via D’Amelio, è a disposizione degli italiani. E nell’attesa che un giorno possa esserlo non resta che ricordare quell’orrendo tardo pomeriggio di 21 anni fa.

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