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Cronache
rebecca e francesca

di Fabio Frabetti

Da piccola era stata separata dalla sua famiglia ed ora lo stesso destino sta per toccare alla sua piccola. Francesca è una giovane mamma di 17 anni e nell'ultima telefonata ricevuta, gli assistenti sociali di Torino le hanno dato un atroce ultimatum: lunedì prossimo sarà l'ultima volta in cui rivedrà sua figlia. Una storia sofferta e difficile che sembra proiettare di generazione in generazione il distacco e la privazione dalla propria famiglia d'origine. Francesca all'età di tre anni era stata separata dalla madre e dai suoi fratelli e da allora è seguita dai servizi sociali. Per lei non è stato facile crescere con delle persone estranee ed adattarsi alla vita della comunità.

CADUTA ACCIDENTALE - A soli 16 anni diventa anche lei madre di una bambina di nome Rebecca che inizia a crescere in una comunità riservata a questo genere di situazioni. Il padre, più grande di lei, l'ha riconosciuta ma non se ne è mai occupato. Una sera, ad otto mesi di vita, la piccola cade accidentalmente. « quella sera – racconta Francesca - io mi trovavo nella mia stanza, eravamo sul mio letto. La mia piccola giocava con i suoi pupazzi mentre io riguardavo la sua cartella di crescita, spostando la gamba involontariamente si è spostata anche lei mettendosi in una posizione che l'ha portata a sbattere la testa contro il muro. L'educatore sentendo Rebecca piangere è venuto in camera: gli ho raccontato l'accaduto e mi ha detto di stare tranquilla. Due giorni dopo sono uscita dalla comunità per fare delle commissioni, prima di uscire ho cambiato Rebecca e l'ho lasciata con l'educatrice. Quando sono rientrata ho notato che la bambina non era più vestita nel modo in cui io l'avevo lasciata. La cosa mi risultò curiosa ma non mi insospettii più di tanto anche perché era seduta nel seggiolone e l'educatrice le stava dando una banana. Uscii di nuovo e poco dopo ricevetti una telefonata dall'educatrice che mi chiese di rientrare immediatamente, al mio arrivo trovai gli educatori e mia figlia nell'ufficio della comunità, mi fecero presente che la bambina aveva una parte della testa molle e mi dissero che avevano già contattato l'ospedale infantile Regina Margherita. Di corsa ho preparato Rebecca e mi sono recata all'ospedale insieme agli educatori».

LA PRIMA SEPARAZIONE - Dopo averla visitata il dottore che era di turno decise di tenerla in osservazione per quella notte: la diagnosi parlava di ematoma. Francesca viene chiamata a sostenere un colloquio insieme ad una psicologa ed all'assistente sociale: da quel momento, le fu detto, il caso l'avrebbero seguito loro. Rebecca non rimase in ospedale solo per quella notte ma per quasi un mese e Francesca rimase con lei fino a quando l'assistente sociale dell'ospedale comunica alla ragazza una notizia choc: sua figlia sarebbe stata data in affidamento ad una famiglia. «ero disperata, non avevo neppure più il coraggio di stare vicino a mia figlia così negli ultimi giorni di ospedale io non fui molto presente, non sapevo cosa fare e avevo paura che le mie reazioni peggiorassero la situazione per questo motivo rimasi in disparte, né io e né la mia famiglia potevamo più avvicinarci a Rebecca. Una mattina, mettendomi anche contro al provvedimento, andai in ospedale ma Rebecca non c'era più: mi è crollato il mondo addosso, non sapevo cosa fare ed a chi rivolgermi, ero sola. Dalla comunità mi fecero rientrare nella mia famiglia e dopo un mese mi fecero vedere mia figlia in un luogo neutro, fu l'inizio di un nuovo calvario».

ADOTTABILE D'URGENZA - Da quel momento la ragazza, fatta rientrare di nuovo in un'altra comunità, può vedere la figlia per un'ora e mezza due volte alla settimana. Le fanno numerose promesse, le dicono che prima di riavere totalmente sua figlia dovrà fare il suo percorso: «ma il mio percorso quale era? È da quando avevo 3 anni che mi dicono la stessa cosa, non pensano a quello che io possa provare. Da un anno vado immancabilmente a trovare mia figlia, ho denunciato gli educatori della comunità dove vivevo con Rebecca perché se davvero mi fossi accorta che mia figlia avesse avuto una parte di testa molle non avrei certo fatto passare due giorni prima di portarla in ospedale. Oggi mi ritrovo nell'angoscia totale, perché il giudice ha deciso di dare in adozione Rebecca. Ho presentato ricorso contro questo verdetto ma ho paura di non riuscire a rivederla. Non lo sopporterei, tra me e lei c'è un legame troppo forte e mia figlia ne soffrirebbe tantissimo, per questo sto facendo di tutto per non perderla e per non farmela portare via». Francesca ha scritto idealmente una lettera a Rebecca: «Amore, mamma è giovane ma l'amore che prova per te è di una grandezza enorme. Spero un giorno che crescerai e non penserai che mamma ti abbia abbandonata: mamma ha combattuto e continuerà a farlo senza paura perché tu mi hai fatto crescere e mi hai fatto capire quali siano i valori della vita... tu vali più di qualunque cosa.... amore quando eri dentro di me cantavo e ti parlavo e adesso rimane quella separazione che nessuna mamma vorrebbe... amore mamma non ti lascerà mai, farò di tutto per te anche l'impossibile, ti amo». Lunedì potrebbe rivederla per l'ultima volta: Rebecca è stata infatti considerata bambina adottabile e da collocarsi d'urgenza in affidamento presso una famiglia.

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