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Cronache
Franzoni col marito nella nuova villetta. Il paese la difende: "E' innocente"
Foto: LaPresse
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Delitto di Cogne: la comunità del paese difende Annamaria Franzoni

Serrande chiuse e nessun movimento nella nuova villetta della famiglia Franzoni a Monteacuto Vallese, sull'Appennino Bolognese, nel comune di San Benedetto Val di Sambro. Il giorno dopo la notizia del fine pena per Annamaria, condannata a 16 anni per la morte del figlioletto Samuele, il Paese dove è nata e cresciuta continua a professare la sua innocenza. Una comunità intenta a proteggerla da taccuini e telecamere. "Lasciatela stare", ammonisce un anziano impegnato a caricare della lega su un camioncino, alla vista dei giornalisti. "Abbiamo sempre creduto nella sua innocenza e continuiamo a crederci": assicura una negoziante come a dare voce ad un intero Paese. "Sono felice che abbia finito di espiare una pena ingiusta - osserva un'altra concittadina - perché l'ha scontata da innocente". Recentemente i Franzoni si sono trasferiti a Monteacuto; prima vivevano a pochi chilometri a Ripoli di Santa Maria Cristina dove Annamaria ha scontato la detenzione domiciliare dopo essere uscita dal carcere della Dozza di Bologna nel giugno del 2014. Nella nuova villetta, curata e con un grande giardino, le tapparelle sono abbassate e le porte sono chiuse. Forse il segnale di un messaggio ai tanti giornalisti e operatori in attesa da ore all'esterno: dimenticatemi.

 

Delitto di Cogne: la ricostruzione dei fatti

Il delitto di Cogne è fra i casi più controversi della cronaca italiana recente, ed è stato oggetto di una copertura mediatica febbrile. Tutto inizia la mattina del 30 gennaio 2002, quando il 118 riceve una chiamata da una piccola frazione di Cogne, Comune montano della Val d'Aosta. A chiamare è Annamaria Franzoni, che chiede l'intervento urgente dei sanitari per soccorrere il figlio Samuele Lorenzi, 3 anni appena, che - come riferisce la madre - vomita sangue. Giunti sul posto i sanitari notano subito alcune ferite al capo del bambino e allertano i carabinieri. Poco prima delle 10, a circa un'ora e mezza dalla prima chiamata al 118, Samuele viene dichiarato morto. Nei giorni successivi l'autopsia chiarirà che il bambino è stato colpito alla testa con un oggetto contundente che gli ha provocato delle ferite mortali. Un mese e mezzo più tardi, Annamaria Franzoni viene indagata per omicidio. Il primo colpo di scena di una storia complessa avviene il 30 marzo dello stesso anno, quando il Tribunale del riesame di Torino accoglie la richiesta dell'avvocato difensore della donna e ne ordina la scarcerazione: gli indizi a suo carico - secondo il giudice - sarebbero ancora insufficienti. Nel luglio 2014 si celebra comunque il processo di primo grado, al termine del quale Franzoni, che sceglie il rito abbreviato, viene condannata a 30 anni di reclusione. Nel processo d'appello, terminato nell'aprile 2007, i giudici riconoscono la colpevolezza della donna ma anche le attenuanti generiche che riducono drasticamente la pena a 16 anni. Passa un altro anno e la Cassazione conferma la sentenza d'appello. Qualche ora dopo il pronunciamento della Suprema Corte i carabinieri si recano nell'abitazione della donna, nel piccolo centro di Ripoli Santa Cristina, sull'Appennino emiliano, e la trasferiscono nel carcere di Bologna. Annamaria Franzoni viene scarcerata il 26 giugno 2014, dopo 6 anni di reclusione, e torna a vivere nell'Appennino bolognese con la sua famiglia, in regime di detenzione domiciliare.

 

Delitto di Cogne, il vicino della Franzoni: "le affiderei ancora miei figli"

"Faceva da baby sitter ai miei figli quando erano piccoli. Per me sono una famiglia di persone brave ed equilibrate. Ad Annamaria, personalmente, io anche oggi affiderei i miei figli": lo ha detto Antonio Bignami, un vicino di casa di Annamaria Franzoni commentando con i giornalisti la notizia del fine pena per la 'mamma di Cogne' condannata a 16 anni per la morte del figlioletto Samuele. La donna si e' trasferita con la famiglia in una villetta a Monteacuto Vallese, sugli Appennini Bolognesi, dopo aver vissuto per anni a Ripoli di Santa Maria Cristina dove si trovava in detenzione domiciliare prima di scontare definitivamente la pena. Nessun movimento si nota dall'esterno della villetta 'circondata' da fotografi, operatori tv e giornalisti. 

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