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Cronache

LA MAIL DI TIZIANO RENZI AL GENERO

"Quando abbiamo preso in mano i lavoratori ed abbiamo capito facciamo il blitz, cambiamo il presidente e chiudiamo Marmodiv come strategia può andare sostanzialmente, baci in bocca fino a gennaio e poi una calorosa stretta di mano". Questo è il testo di una email di Tiziano Renzi, inviata al genero Andrea Conticini (coinvolto nell'indagine Unicef nel quale è accusato di aver fatto transitare su un conto privato 6,6 milioni di dollari destinati all'assistenza di bambini africani) e all'avvocato Luca Mirco. Una mail, pubblicata dal Corriere della Sera, che spiega secondo i pm le modalità con le quali i Renzi operavano per far "sparire" le carte delle coop. 

"OLTRE UN MILIONE SOTTRATTO AL FISCO"

Secondo i magistrati il sistema era volto a proteggere l'azienda di famiglia Eventi 6, scaricando tutti i debiti sulle cooperative Delivery, Europe Service e Marmodiv che venivano poi abbandonate e portate al fallimento, mentre la Eventi 6 vedeva crescere il proprio volume d'affari, secondo i magistrati, "da uno a sette milioni di euro". Secondo la procura di Firenze sarebbero emerse false fatturazioni per oltre 700 mila euro e poco più di 600 mila euro di contributi non versati. Un totale, vale a dire di circa 1,3 milioni di euro. 

I "FINTI SOCI" DELLE COOPERATIVE

Ci sono poi alcune testimonianze citate nelle carte, che spiegano come i presunti soci partecipavano alle cooperative. "Cristina Carabot, nipote degli indagati Bovoli e Renzi, ha partecipato alla costituzione della cooperativa su richiesta di un uomo di cui non sapeva indicare le generalità" e sostiene di "non aver mai svolto il ruolo di amministratore; di aver lavorato da casa per la predetta cooperativa ricevendo buste paga. Irene Fusai ha partecipato alla costituzione della cooperativa, ma non ha ricordato il nome della persona che le aveva fatto la proposta e di aver svolto "qualche lavoretto" per la società Chili della famiglia Renzi".

MATTEO RENZI E LA CHILI

Un sistema che i genitori avrebbero continuato anche quando Matteo Renzi è diventato premier. Matteo Renzi che non è nemmeno sfiorato dall'inchiesta di Firenze, anche perché l'ex premier ha fatto parte dell'azienda di famiglia, la Chil, solo per pochi giorni nel 2003, prima di essere candidato dall'Ulivo alla provincia di Firenze. L'indagine dei pm si ferma invece al 2009 anche se il pm, come spiega Repubblica, scrive: "Già in precedenza la Chil aveva agito con analoghe modalità", con un'attività "svolta tramite l'utilizzo di cooperative alle quali era affidata la distribuzione dei materiali". Non è invece certo che il presunto "sistema" fosse già stato messo in piedi.

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