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Cronache
Genova, Bechis rivela: "Il ponte era ancora aperto per colpa della Sinistra"
LaPresse

Il ponte Morandi era ancora aperto per colpa dei tiramolla del Pd e della Sinistra in questi ultimi vent'anni. Così si potrebbe riassumere la posizione del vicedirettore di Libero, Franco Bechis, sulla tragedia genovese.

In un dettagliato e approfondito editoriale, Bechis ripercorre l'ultimo ventennio di vita del viadotto sul Polcevera, crollato nel capoluogo ligure qualche giorno fa mietendo almeno una quarantina di vittime accertate e causando un disastro di proporzioni incalcolabili alla città e a tutto il trasporto italiano

Scrive Bechis: "Il ponte progettato dall' architetto Riccardo Morandi e realizzato da Dante Rossi negli anni Sessanta sul viadotto Polcevera dell'autostrada di Genova fu considerato a rischio da chi gestiva l'infrastruttura nel lontanissimo 1994. Fu la società Autostrade per l' Italia che ancora oggi gestisce la tratta, ma all'epoca era di proprietà pubblica, a lanciare l'allarme: il ponte era stato immaginato per un transito di 20 mila autovetture al giorno, e già all'epoca ne passavano più di 60 mila, il triplo di quello per cui era stato pensato. Si stanziarono subito 40 miliardi di vecchie lire per un intervento di emergenza e fu approvato il piano di quello che all'epoca si chiamava il «passante di Genova»: un progetto di alternativa viaria a quel ponte, in modo da distribuire il traffico su più varianti".

Il passante fu approvato dal primo governo di Silvio Berlusconi, che tuttavia cadde di lì a poco, sostituito dal primo governo presieduto da Romano Prodi, esecutivo il cui ministro dei Trasporti era il ligure Claudio Burlando. Secondo la ricostruzione del vicedirettore Bechis, o per convinzione sua o cedendo alle pressioni di Rifondazione Comunista (all'epoca elemento fondamentale del governo Prodi, nonché spesso sua serpe in seno, tant'è che finì per decretarne la caduta), l'allore ministro Burlando bloccò i lavori del passante di cui sopra.

Quindi la società Autostrade per l'Italia divenne privata (con il governo presieduto da Massimo D'Alema), e con il ritorno di Berlusconi quale Presidente del Consiglio, il passante assurse a grande opera necessaria acquisendo il nome che oggi è sulla bocca di tutti, ovvero Gronda

Illustra Bechis: "La società Autostrade presentò ben 5 progetti, e quando sembrava un gioco da ragazzi partire con i lavori si mise di traverso la futura Pd Marta Vincenzi, che all' epoca era presidente della provincia di Genova: «Quei progetti? Non va bene nessuno dei cinque». E si ricominciò da capo. Stessa cosa anni dopo con il no del sindaco arancione di Genova, Mario Doria. E con Burlando - lo stesso che lustri prima aveva mandato a gambe all' aria tutto - a difendere questa volta il passante."

E ancora: "Il Pd ha tenuto sempre il piede in due scarpe, fino a quando in una delle due non ha trovato i grillini, e allora è finito tutto compatto nell' altra scarpa. Ma quando era difficile insistere sulla Gronda, scese in campo anche un ex della Margherita, Alessandro Repetto, che sei anni fa provocò i suoi così incerti: «Non vorrei fare l' uccello del malaugurio, ma il ponte Morandi crollerà, e allora tutti avremmo sulla coscienza i no di oggi alla variante...»."

Parole quanto mai tristemente e tragicamente profetiche. Le necessarie messe di sicurezza del tratto dell'autostrada incriminato furono ostacolate o bloccate da continue "fronde", fra le quali, "la più clamorosa nel 2009 fu quella di Ansaldo Energia del gruppo Finmeccanica, che sostenne che il progetto Gronda metteva a rischio 2.800 posti di lavoro lì perché le loro fabbriche avrebbero dovuto essere spostate da dove erano: sotto il ponte Morandi.

Bechis chiama anche in causa i comitati no-Gronda appoggiati dai grillini liguri cui diede spazio Beppe Grillo sul suo blog, precisando però che: "sono stati gli unici oppositori al progetto a non contare un due di picche, perché finalmente con la loro opposizione tutti gli altri politici sono riusciti a fare fronte comune e il progetto del passante di Genova è stato approvato nel settembre 2017 e ha avuto solo un paio di mesi fa il via libera definitivo da parte della Unione europea".

Peccato però che i lavori sarebbero iniziati solo il prossimo anno, nel 2019, e la famosa Gronda sarebbe stata operativa solo una decina d'anni più tardi, nel 2028-2029, a fronte di un investimento di 4,3 milioni di euro. E il ponte Morandi sarebbe stato sempre lì, grigio e incombente monito alla sciagura annunciata. 

Franco Bechis chiude con la questione della messa in sicurezza del viadotto. "Mentre si discuteva delle alternative" commenta, "certamente sono stati spesi fondi per la manutenzione ordinaria della società Autostrade, anche in quella tratta come ha sostenuto ieri la società in un comunicato di incredibile freddezza in cui non c' era manco un pensiero per le vittime. Anche la manutenzione ordinaria non ha avuto grandi fortune: era in corso sul ponte nel febbraio scorso, ma una raffica di vento più forte delle altre ha fatto volare le impalcature fermando i lavori. Però è la manutenzione straordinaria quella utile al ponte collassato ieri, e su quanta ne sia stata fatta c' è davvero ancora parecchio mistero".

Alla disquisizione del vicedirettore di Libero, si aggiungono le due interrogazioni parlamentari del senatore Maurizio Rossi di Scelta Civica al dem Graziano Delrio, allora ministro dei Trasporti nel governo guidato da Matteo Renzi, interrogazioni argomentate che segnalavano la pericolosità del ponte in questione. 

Una vicenda, quella del crollo del viadotto Morandi, che assume giorno per giorno connotati sempre più inquietanti, fra offensivi rimpalli di responsabilità e guerre nucleari sui social network tra simpatizzanti del m5s e del Pd e fra i loro rappresentanti istituzionali, e che fa temere un epilogo assai noto nel nostro Paese, ovvero che nessuno in ultima analisi pagherà per le morti inique di cittadini innocenti e per un disastro che mette in ginocchio una città e un Paese.

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