Gianni Tonelli (Sap): "Antiterrorismo? Mancano uomini, mezzi e preparazione"

L'INTERVISTA/ "La sicurezza va portata avanti da tecnici e da politici, non da ragionieri. Corsi di formazione antiterrorismo? Ma se non abbiamo neppure i soldi per le divise..." Dopo il dramma di Parigi, Gianni Tonelli, segretario generale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) alza un grido di aiuto sulla sicurezza in un'intervista ad Affaritaliani.it

Di Lorenzo Lamperti

"La sicurezza va portata avanti da tecnici e da politici, non da ragionieri. Corsi di formazione antiterrorismo? Ma se non abbiamo neppure i soldi per le divise..." Dopo il dramma di Parigi, Gianni Tonelli, segretario generale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) alza un grido di aiuto sulla sicurezza in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Gianni Tonelli, quanto accaduto in questi giorni in Francia che cosa significa a livello di polizia?

A Parigi non credo siano stupidi come in Italia, dove si taglia la sicurezza senza avere un'idea di quallo che si vuole fare. Il problema è questo politically correct che porta a non affrontare i problemi. Quando sento il ministro Alfano dire che hanno rafforzato i presidi sotto tutte le redazioni. Bene, lei si affacci dalla sua e mi dica se vede qualcuno... Alfano dice anche che abbiamo controllato i flussi migratori quando invece abbiamo fatto entrare 170 mila persone quest'anno. Quanti sono gli scafisti e i terroristi arrestati o fermati? Non diciamo sciocchezze su...

La strage a Charlie Hebdo porta con sé anche il fallimento dell'intelligence?

Non possiamo scaricare tutte le responsabilità sui servizi di intelligence. Che cosa si può fare se si insinuano germi di stupidità nel pensare collettivo? Ci sono dei fanatici che ci hanno invaso e il problema va affrontato in un certo modo. Se poi invece si dice che non è possibile chiudere le frontiere o altre cose allora poi ci prendiamo quello che viene. Se ho le mani sporche e vado a contatto con dei lebbrosi poi non posso lamentarmi se mi ammalo di lebbra. Ecco, credo che noi non stiamo facendo profilassi terroristica.

Il governo italiano non vi mette nelle condizioni di svolgere azioni antiterrorismo?

La sicurezza va portata avanti da tecnici e da politici, non da ragionieri anche quando siamo in un contesto di crisi. Noi invece abbiamo 18 mila unità in meno nella Polizia di Stato, 40 mila unità in meno nelle forze di polizia, non abbiamo i soldi per fare nulla. Nel 1992 avevamo l'equivalente di 100 milioni di euro per le divise, oggi ne abbiamo 15,8. Abbiamo inaugurato la nuova divisa che io ho chiamato disforme, perché è il contrario dell'uniforme. Non ci sono soldi per dare a tutti le stesse divise. L'altro giorno a Pistoia non ci sono più le gomme termiche e quindi le volanti escono con 3 gomme termiche e una estiva. Questa è la materialità, ma poi c'è anche la professionalità. Fare i concorsi costa, fare formazione costa. Le persone vanno selezionate e formate. In un organico attuale di 95 mila unità dovrebbero essere circa 50 mila quadri intermedi, ma manca il 50% di ispettori e sovrintendenti perché non ci sono i soldi per fare i concorsi e i corsi di formazione. Dobbiamo renderci conto che non possiamo più affidare solo alle teste di cuoio il compito di far fronte a questa situazione. Tutti gli operatori devono essere in grado di farlo ma non è pensabile in questo momento, viste le risorse, di fare corsi antiterrorismo. Posso solo mettermi a ridere quando ne sento parlare: non abbiamo i soldi per le divise e le pulizie o per i corsi ordinari figuriamoci se riusciamo a fare dei corsi antiterrorismo o di guerriglia urbana. Serve un processo di riforma serio che abbatta gli sprechi e disponga le risorse dove servono davvero. La politica deve avere il coraggio di affrontare quelle entità reazionarie all'interno dell'apparato che per mantenere dei privilegi cercano di evitare qualsiasi tipo di riforma nascondendosi dietro falsi campanilismi che sono come guerre di religione.

In Italia saremmo in grado di far fronte a un evento di una portata tale a quello di Parigi?

Ho fortissime perplessità. Abbiamo tagliato sugli strumenti materiali, professionali e giuridici. E abbiamo tagliato anche sulla stima e sulla fiducia degli operatori. Se in Italia accadesse mai che restassero uccise delle persone per fermare un terrorista scoppierebbe la rivoluzione. In Italia il partito dell'antipolizia è un movimento di pensiero radicato e trasversale. Se non vogliamo mai sporcarci le mani finiremo per morire di fame. Purtroppo siamo in una guerra, donne e uomini della Polizia di Stato hanno tutte le buone intenzioni e sono disposti a qualsiasi sacrificio pur di vincerla ma bisogna metterli in condizione di farlo. Servono mezzi, formazione e sostegno.

@LorenzoLamperti


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