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Cronache
I lupi invadono il Sud Italia e arrivano a Ostuni. E' allarme

Tanto migrò verso sud, dove gli inverni collinari sono meno rigidi di quelli delle zone di montagna, ed allevare i cuccioli richiede meno fatica, che il lupo appenninico (Canis lupus italicus) alla fine si è affacciato in provincia di Brindisi, al confine con Martina Franca. A darne notizia Brindisireport e la conferma è arrivata dalla Confederazione italiana agricoltori di Brindisi, anche se i fatti attribuiti ad i lupi risalgono a poco meno di tre settimane addietro, segnalati da allevatori delle contrade Foggia di Sauro e San Paolo Grande  in agro di Ostuni, dove sono andate perdute 12 pecore e un cavallo.

Giannicola D’Amico, presidente della Cia di Brindisi, spiega che non si tratta di supposizioni e congetture, ma di valutazione veterinarie delle tracce lasciate dai predatori e anche da un avvistamento da parte di uno degli stessi allevatori. Erano lupi, quelli penetrati nelle aziende agricole. Non si trattava, come si potrebbe anche ipotizzare, dell’azione di un branco di cani selvatici, che occupano lo stesso anello della catena alimentare del lupo appenninico e nel rappresentano anche gli antagonisti nella predazione. Lupi, come quelli di cui è stata accertata la presenza nelle province di Bari e Taranto, e che ora percorrendo forre, macchie, boschetti impenetrabili, si sono spostati sino alla collina brindisina.

ATTACCHI ALIMENTARI - Quanti sono quelli che hanno compiuto le scorrerie in agro di Ostuni, nessuno lo sa. Ma sul versante di Martina Franca, dove gli attacchi alimentari sono stati più frequenti, i veterinari stanno per pubblicare le prime relazioni con ciò che hanno rilevato. Si tratta quasi certamente dello stesso gruppo, data la zona di confine dove si trovano gli allevamenti attaccati. Probabilmente pochi esemplari, scesi sino alla Valle d’Itria dal Parco dell’Alta Murgia dove stanno diventando stanziali. E lì ci sono arrivati dal Molise o dalla Campania.

Il lupo appenninico ha le stesse dimensioni di un cane di taglia media, 35-40 chilogrammi il peso di un esemplare adulto, di poco inferiore quello delle femmine. Un lupo più piccolo di quello comune, ma abituato a vivere in condizioni ambientali molto difficili. Nel 1975 il numero di esemplari di lupo appenninico era stato calcolato in poco più di cento esemplari dal confine con la Savoia francese sino alla Sila. Le stime effettuate due anni fa parlano di almeno 1500 esemplari in libertà. Quindi la popolazione dei lupi, pur sempre minacciata, comincia ad allontanarsi dalla soglia dell’estinzione grazie alle politiche condotte dal parco Nazionale d’Abbruzzo ed alla sua tutela imposta dalla legge.

Il lupo in Italia è una specie protetta, caccia e cattura sono vietate, ma il bracconaggio esiste, la mortalità dei cuccioli è ancora alta (la natura continua a compiere la sua selezione), alla tutela non vi devono essere deroghe. Le chiede invece la Cia al governo, proponendo un “abbattimento selettivo rivolto all’effettivo controllo della massiccia presenza delle specie alloctone e invasive, degli ungulati e dei selvatici predatori che stravolgono l’equilibrio naturale e produttivo”. Ma forse ciò che sta avvenendo è proprio un riequilibrio, dopo le alterazioni ambientali causate dall’uomo con caccia, trappole, uccisioni indiscriminate.

GIA' COLPITI 12 PERCORE E UN CAVALLO - Il presidente della Cia di Brindisi Giannicola D’Amico ha segnalato con una nota che nei giorni scorsi alcune aziende zootecniche, ubicate nelle contrade Foggia di Sauro e San Paolo Grande in agro del Comune di Ostuni, hanno subìto attacchi, ad opera quasi sicuramente di lupi, a capi ovini ed equini, con la perdita di 12  pecore e di un cavallo.

Giusta invece la richiesta di interventi risarcitori a vantaggio degli allevatori, come avviene in altre regioni italiane, proprio per evitare che il lupo appenninico ritorni ad essere una specie in via di estinzione. Comunque, la Cia Puglia  “ha inviato quest'oggi una lettera al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, per sottoporgli l’importante questione legata ai danni arrecati dalla fauna selvatica (lupi, cinghiali, storni) alle colture agricole e agli allevamenti zootecnici pugliesi”, mentre la Cia di Brindisi aveva già segnalato gli attacchi agli allevamenti di Ostuni nei giorni scorsi al prefetto Nicola Prete, al presidente della provincia Maurizio Bruno e al sindaco di Ostuni, Gianfranco Coppola.

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