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Cronache
I radical chic con Lucano. E Riace diventa set dell’ultimo video di Capossela

Il complotto. 

La Guardia di Finanza calabrese che mesi fa arrestò Mimmo Lucano è al servizio di Matteo Salvini. I magistrati di Locri agiscono su mandato di Salvini, così come i giudici calabresi che lo hanno spedito a processo. Ma anche le forze dell’ordine che lo hanno intercettato. Tutti quanti, appassionatamente, insieme a Topolino, Minni e Pluto.

Per ingenuità o per ignoranza è più o meno questo il messaggio degli appelli che la sinistra radical chic lancia a reti unificate ogni giorno in difesa del sindaco di Riace. Come se Lucano avesse “semplicemente” violato la legge per aiutare gli ultimi, i migranti, quando le carte dell’inchiesta in cui è coinvolto raccontano un contesto ben diverso (e lo abbia spiegato più volte, come qui o anche qui visto che ce lo chiedono)

I magistrati possono commettere errori. Ma quante volte avete visto la stessa sinistra stracciarsi le vesti per un poveraccio qualsiasi!?

 

Resta difficile capire come non si usi un minimo di cautela nell’associarsi acriticamente a Riace e al suo sindaco, uno che intercettato dice: “Ma tu ti immagini che vedevano che io facevo questi trucchi in questa maniera”. Oppure: “Quelli che vuoi… (riferendosi all’ inserire più voci di spesa possibili da farsi finanziare) tante volte anche se imbrogliate le cose passano”. Sempre Lucano: “... mi sono mangiato 100.000 euro, solo Roberto Vecchioni è costato 45.000 euro… (riferendosi, secondo gli inquirenti, ad un concerto di Vecchioni a Riace finanziato con i soldi dell’accoglienza, ndr)” e “non li dobbiamo perdere i soldi per la prefettura, dobbiamo studiare un sistema… gli spariamo pure 2-3000 euro al mese… assistenti sociali, addetti alla rendicontazione, assistente legale”.

 

Lucano dovrà sostenere un processo ed è innocente fino a sentenza di condanna. Ma nei suoi confronti andrebbe comunque usata cautela, la stessa da mettere in campo sentendo valutazioni come questa del pm di Locri Luigi D’Alessio intervistato dal quotidiano La Repubblica: “‘Le roi c’est moi’. Ha operato non come sindaco, rappresentando i cittadini nel rispetto delle regole, ma come un monarca, ammettendo di fregarsene di quelle regole che sono una garanzia per tutti. Sarà pure un illuminato, ma non può passare. L’unico Stato nello Stato che c’è in Italia, oltre al Vaticano, è San Marino e non Riace”. Aggiungendo: “non sta a me giudicare e non intendo passare per il Torquemada di un progetto che ammiro. Dico solo che quando si elegge a paladino dell’accoglienza un’unica persona, se poi quella persona si rivela non valida, finisce per trascinare con sé tutto il resto”. “La politica non c’entra. L’indagine è nata un anno e mezzo fa con il precedente governo. Che sia arrivata a conclusione ora è un caso”...“non abbiamo ricevuto pressioni e non è giustizia a orologeria. Sapevo che saremmo stati oggetto di invettive e strumentalizzazioni ma non potevo esimermi dall’uscire in mare aperto. L’azione penale è obbligatoria, anche per Lucano”.

Ma la cautela sembra non servire.

Afterhours, Brunori SAS, Levante, Giuliano Sangiorgi, Max Gazzè, Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Vasco Brondi, Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Manuel Agnelli, Negrita, Niccolò Fabi, Piero Pelù, Subsonica, Thegiornalisti, Samuele Bersani, Roy Paci, Bandabardò, Diodato, Luca Barbarossa, Roberto Vecchioni, sono alcuni dei firmatari del manifesto "È stato il vento - Artisti per Riace", nato per sostenere il modello di integrazione messo in atto nella cittadina. Sarebbe interessante chiedere ad ognuno di questi artisti come ha costruito le proprie convinzioni e quanto siano fondate sulla lettura delle indagini, dei fatti.

Anche Wim Wenders in passato ha dedicato il film “Il Volo” a Riace e al suo modello e sembra voglia dedicarvi un secondo film.

 

Ultimo arrivato, e tra i firmatari dell’appello di cui sopra, è il musicista Vinicio Capossela che tra il 10 e l’11 aprile ha girato un videoclip tra i vicoli e la spiaggia del paesino calabrese. Il brano si chiama “Il povero Cristo” e dovrebbe avere come sottotraccia il tema dell’integrazione senza distinzione di etnia, credo religioso o colore della pelle. Dalle foto di scena si nota che le comparse hanno la faccia colorata di nero, non sappiamo se per motivi artistici o perché i migranti a Riace siano scappati, visto che da qualche tempo sono venute a mancare le risorse economiche utilizzate per “gestirli”.

Di certo il videoclip è stato “sostenuto” da Calabria Film Commission. Diretto dal siciliano Daniele Ciprì (quello di CinicoTv), ha come attori Marcello Fonte, migliore interprete maschile all’ultimo Festival di Cannes con il film “Dogman” di Matteo Garrone, la ballerina e conduttrice Rossella Brescia ed Enrique Irazoqui che interpretò nel 1964 il Gesù Cristo di Pier Paolo Pasolini in “Il Vangelo secondo Matteo” e dovrebbe essere lanciato il prossimo venerdì santo, il venerdì della Passione.

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