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Cronache
Il presidente di Consip Luigi Ferrara è indagato a Roma

Il presidente di Consip Luigi Ferrara, dimissionario da ieri insieme alla consigliera Marialaura Ferrigno, secondo l'Ansa, è indagato dalla Procura di Roma per il reato di "false informazioni ai Pm". Ferrara, secondo l'agenzia di stampa che cita ambienti parlamentari, venerdì scorso durante il suo colloquio con i magistrati che lo avevano convocato in qualità di testimone, avrebbe ritrattato quanto dichiarato in precedenza. Da qui la sua iscrizione nel registro degli indagati.

Intanto sulla vicenda Consip si apre lo scontro politico. "Marroni deve restare e parlare": Matteo Salvini prende la difesa dell’amministratore delegato della centrale d’appalto statale al centro dell’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il ministro Luca Lotti e il padre dell’ex premier Tiziano Renzi. Sabato un intervento del governo ha convinto alle dimissioni due dei componenti designati dal Tesoro – il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Marialaura Ferrigno – provocando così la decadenza dell’intero cda di Consip. Ma l’amministratore delegato Luigi Maroni ha fatto sapere che non intende dimettersi e si prepara a un braccio di ferro con il governo. Uno scontro che arriverà in aula al Senato martedì, quando è prevista la discussione della mozione presentata da Andrea Augello (Idea) e firmata da numerosi parlamentari d’opposizione.

A rendere incandescente la questione non è solo la rilevanza economica di Consip, che arbitra appalti miliardari, ma soprattutto l’intreccio con l’indagine sulle presunte tangenti del gruppo Romeo e le fughe di notizie sull’inchiesta: una vicenda per la quale sono indagati a vario titolo Lotti, Tiziano Renzi e il comandante generale dei carabinieri Tullio del Sette. E nella quale Luigi Marroni è uno dei testimoni chiave.

Marroni, manager toscano insediato al vertice di Consip dal governo Renzi, ha dichiarato ai pm di Roma e Napoli di essere stato informato dell’indagine da Lotti, da Ferrara, dal generale dei carabinieri Saltalamacchia e da Filippo Vannoni, un altro dirigente fiorentino legato all’ex premier. Una versione smentita davanti ai giudici dal ministro dello Sport, mentre Ferrara è stato nuovamente interrogato come testimone venerdì scorso.

Nello scorso gennaio il titolare del Tesoro Padoan aveva respinto le dimissioni di Marroni, confermando il suo incarico nonostante gli attacchi del M5S e della destra. Ma la scorsa settimana i senatori del Pd hanno deciso di presentare la richiesta di un cambio del vertice di Consip «delegittimato della inchieste», nel tentativo di evitare che il dibattito a Palazzo Madama fosse dominato dall’analoga mozione di Augello e delle opposizioni. Di qui la decisione del governo di provocare la decadenza del cda e tentare di superare la discussione al Senato: una mossa che rischia di venire vanificata dalla resistenza di Marroni. «Se ha sollevato dubbi su appalti, politica e sinistra deve poterlo dire e noi non accetteremo che venga silenziato», ha dichiarato Matteo Salvini a "L’intervista” di Maria Latella: «Non vorrei che si azzerasse tutto perché c’è qualcuno che vuole parlare».

«La nostra mozione non è stata scongiurata», aggiunge il senatore Augello: «il fatto che si siano dimessi il presidente e un consigliere di amministrazione determina, è vero, lo scioglimento del cda, tuttavia non soltanto Marroni resta in carica fino alla convocazione dell'assemblea degli azionisti, ma sussiste anche la possibilità teorica che in quella sede le dimissioni vengano respinte. Può sembrare un paradosso, ma non sarebbe meno paradossale che Padoan accettasse queste due dimissioni dopo aver respinto per due volte quelle di Marroni». E anche Mdp con Miguel Gotor aveva annunciato battaglia: «il governo dovrebbe fare chiarezza, come abbiamo già chiesto presentando una nostra mozione su Lotti. Non è possibile prendersela solo con Marroni, un vaso di coccio tra vasi di ferro. Mi limito a ricordare che Marroni parla nelle vesti di testimone e quindi è obbligato a dire la verità».

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