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Migranti, ecco perchè i conti di Tito Boeri all'Inps non tornano

Inps ed immigrati: i conti non tornano. I 3 errori nella tesi di Boeri

Migranti, ecco perchè i conti di Tito Boeri all'Inps non tornano

Di Giovanni Esposito

Il presidente dell'Inps Tito Boeri, qualche giorno fa ha minacciato che, chiudere fuori gli immigrati, ci costerebbe 38 miliardi di euro al 2040.
 
Pur nel "Dio ci scampi e liberi" di gettare benzina sul fuoco dell'intolleranza razziale, l'onestà intellettuale, la stessa invocata da Boeri, mi impone di esternare che l'argomentazione maggiormente utilizzata per giustificare l'indispensabilità dell'immigrazione, ossia il beneficio per la sostenibilità del nostro sistema previdenziale, risultando del tutto inconferente sul piano motivazionale, almeno per tre motivi, è la meno fondata.
 
In primo luogo si da per scontato che i posti di lavoro occupati dagli immigrati siano, tutti, creati dalla loro offerta e che, quindi, senza di loro, tali posizioni contributive, sic et sempliciter, cesserebbero di esistere. Francamente tale eventualità, di cui non si fornisce prova, né modello statistico (e come si potrebbe?), appare priva di una minima giustificazione anche empirica.
 
Inoltre, i contributi, da chiunque versati, in base al sistema contributivo, vanno ad alimentare il montante contributivo individuale che, in base ai coefficienti di trasformazione, da diritto ad un assegno pensionistico ad essi correlato. In altri termini, salvo immaginare una futura acquisizione a patrimonio dell'Inps delle posizioni contributive degli immigrati, ciò che stanno versano durante la vita lavorativa gli dovrà essere restituito, prima o poi, sotto forma di pensioni. La circostanza che l’Istituto incasserebbe nel 2040 72,6 miliardi di euro di contributi degli immigrati a fronte di 35,1 miliardi di euro per coprire le prestazioni offerte a questi assistiti, significa solo che staremmo ricevendo, da  costoro, un prestito pensionistico di 37,5 miliardi, da dover onorare in un secondo momento. Evidenza questa che dovrebbe indurci ad una maggiore lungimiranza nella gestione del nostro ente previdenziale pubblico sprovvisto, ahimè, di patrimonio e riserva tecnica.
 
Da ultimo, non in ordine di importanza, pur volendo limitarci ad una fredda analisi costi/benefici meramente economica, metodo che io ripudio, non si giustifica che essa si fermi a quella pensionistica. Non viene, infatti, inclusa alcuna stima sulle spese per l'accoglienza, l'integrazione, l'istruzione e la sanità; senza contare i costi sociali di una moltitudine di soggetti che va, loro malgrado, ad ingrassare le fila del lavoro irregolare e del disagio.
 
Caro Boeri, una classe dirigente all'altezza, invece di insistere con simulazioni addomesticate e monche, deve avere il coraggio di dire che l'accoglienza trova giustificazione in motivi etici e morali, per chi, come il sottoscritto, ci crede; gli altri se ne facciano una ragione. Diversamente se ne dovrebbe, pericolosamente, concludere che, rifacendo i conti, ne potremmo concludere di metterli tutti alla porta. 

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