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Cronache
Klaus Davi sull'intimidazione: "Penso di sapere chi l'ha ordinata"

KLAUS DAVI PARLA PER LA PRIMA VOLTA DELL'INTIMIDAZIONE SUBITA IN CALABRIA: «PENSO DI SAPERE CHI L’HA ORDINATA»

"Fossero stati migranti sarei finito in prima pagina. Ringrazio Paolo Liguori e Mediaset che mi sostengono in questa battaglia"

La sera di giovedì 15 novembre alle 1.40 circa Klaus Davi parcheggia la propria auto di fianco al lotto 23 del quartiere Archi CEP a Reggio Calabria, si avvicina al proprio appartamento su un piano ammezzato e scopre che la veranda della cucina è stata infranta, probabilmente da un masso. La porta è spalancata e agitata dal vento. Il ritmo è continuo e spettrale, un suono sinistro attraversa tutto il rione che, di notte, assume un carattere lugubre descritto in un servizio realizzato dallo stesso Davi per TGCom24, canale all-news di Mediaset con cui collabora da due anni. Un conglomerato di case popolari edificato negli anni ‘60 e famoso in tutto il mondo per aver dato i natali ai massimi boss della ‘Ndrangheta, come Paolo De Stefano e Pasquale Condello «il Supremo». Da oltre due mesi il noto massmediologo ha deciso di risiedere in quella zona quando si reca in Calabria per impegni istituzionali o per i servizi televisivi che realizza per la trasmissione di Paolo Liguori «Fatti e Misfatti», un rischio corso per dare un segnale concreto sullo stato di abbandono di intere zone del paese e sull'indifferenza di politica e istituzioni.

 Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=c46FHjumtqw&t=165s


ALLORA KLAUS, COS’È SUCCESSO?

"Sono arrivato da Lamezia all'una e trenta di notte circa. Ho posteggiato, scaricato le valigie e sono andato verso casa. Mi sono accorto già da lontano, scorgendo la facciata del palazzo in cui risiedo, che qualcosa non andava. Sentivo un rumore strano provenire dal mio appartamento, una finestra che sbatteva. Non poteva essere la mia - mi sono detto - e invece era proprio la mia. Qualcuno era entrato dentro casa e aveva lasciato tutto spalancato. La finestra della veranda, come si può vedere nel video, era stata colpita da un grosso masso".

E POI?

"Ho fatto una cosa rischiosa. Sono entrato in casa, d'istinto, senza pensare che qualcuno potesse essere ancora dentro. Per fortuna non ho trovato nessuno, avrebbe potuto essere fatale... Ho chiamato una pattuglia che in pochi minuti è arrivata".


COS’HANNO FATTO?

"Hanno saputo subito come muoversi. Hanno capito che il masso usato era piuttosto grande, è stato tirato contro il vetro e poi portato via. Hanno monitorato la presenza di telecamere circostanti e mi hanno posto un po' di domande".


QUALCUNO HA VISTO QUALCOSA?

"Prima che arrivasse la pattuglia è passata una coppia di inquilini che vivono all'ultimo piano. Il ragazzo mi ha riferito che la finestra era spalancata da giorni e che aveva perfino tentato di chiuderla senza riuscirci. Immagino che gli inquirenti vorranno sentirlo a breve. Comunque un'idea su chi ci sia dietro io ce l'ho...".


OSSIA?

"Mi ha fatto specie la querela intentatami da Luigi Molinetti, killer della cosca Tegano. Il boss di Archi che si rivolge alla legge per fermare le inchieste di un giornalista. Qualche sospetto ti viene".


CHI PUÒ ESSERE STATO?

«Io ho pochi dubbi, qualche ragazzo mandato da uno dei tanti boss in circolazione. Il lotto 23 è letteralmente sacro perché ci abita un De Stefano, uno dei capi storici della 'Ndrangheta figlio di Don Paolino, che per anni e stato il padrone assoluto di Reggio. Proprio di fianco al mio palazzo. Se non fosse come dico io, e cioè che non si muove foglia che la 'Ndrangheta non voglia, si contraddirebbero decine di inchieste di magistrati e quanto ha scritto e detto la Procura in decine di procedimenti nel corso degli anni. Quindi non è che perché arriva Klaus Davi improvvisamente cambiano stile, il messaggio è chiaro".


HA AVUTO PAURA?

"Sul momento no. Dopo sì".


SEBASTIANO ARDITA, MAGISTRATO DEL CSM, HA DETTO CHE QUESTA MINACCIA NON VA SOTTOVALUTATA...

"Gli sono grato perché Reggio non sta vivendo un bel momento. La città è al collasso, invasa dai rifiuti. La gente si sente abbandonata. Lo Stato appare arroccato negli uffici, molto distante dai cittadini. Mi sembra stiano tornando indietro, come ha scritto il collega Claudio Cordova. C'è poca contaminazione con la comunità, proprio in un momento drammatico per la Calabria".


QUALCUNO L’HA CHIAMATA DOPO IL FATTO?

"Se intende qualcuno delle istituzioni, sì: il primo è stato il senatore Marco Siclari e poi Giuseppe Brugnano, capo del sindacato di polizia".


QUESTORE? PREFETTO?

"Sono occupati a fare bene il proprio lavoro. Non è necessario che mi chiamino, so che ci sono".


CHE IDEA SI È FATTO?

"Quella è la zona dei De Stefano, voglio sperare che la loro tenuta sia sistematicamente sotto controllo perché lì c'è un concentrato di delinquenti operativi. Mi sembra molto strano che non ci siano telecamere. Ci abitano almeno tre boss: uno appartenente al clan Tegano, uno al clan Roda' e il figlio di Don Paolino".

TORNERÀ SUL POSTO?

"Certo, a brevissimo. Ormai è casa mia".


ORA COSA SUCCEDERÀ?

"Torno al mio 'vero' lavoro, il coordinamento della mia agenzia di comunicazione. Questa settimana sarò in giro per l'Italia per vari eventi istituzionali".


HA ANCORA PAURA?

"Se gli inquirenti sono tranquilli, allora lo sono anche io".


RIFLESSIONI?

"Domani ne parleremo a «Fatti e Misfatti» su TGCom24. Voglio ringraziare Paolo Liguori e Mediaset per questo spazio. Siamo gli unici a parlare sistematicamente del cancro della 'Ndrangheta rivolgendoci a un'audience nazionale".


RIMPIANTI?

"Per sensibilizzare l'opinione pubblica mi rivolsi anche a Luca Palamara e ad altre persone vicine a lui. Uno che in Calabria contava parecchio. Poi mi accorsi che a lui e ai suoi «amici» non gliene fregava nulla né della 'Ndrangheta né della Calabria. Che tristezza".

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