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Cronache
“L’Isis non si combatte con le bombe, ma togliendo i finanziamenti”

“Per fermare l’Isis non servono le bombe. Bisogna colpire la loro capacità di trovare finanziamenti. Qui la religione non c’entra nulla è solo una guerra di interessi combattuta, tra l’altro da mercenari ben pagati”. A dirlo è il presidente della comunità libica – coordinamento italiano Abdussalam Nasuf secondo il quale “i governi occidentali non devono limitarsi solo a compiere azioni militari contro le milizie dell’Isis ma devono impegnarsi per bloccare la loro capacità di trovare denaro e armarsi”. Infatti, come riportano alcune fonti internazionali, per un lungo periodo le finanze dello Stato islamico si sono rimpinguate attraverso i ricavi di operazioni criminali, rapine e vendita di petrolio estratti dai pozzi iracheni e siriani, dando vita a una vera economia di guerra.

Il coordinamento italiano della comunità libica è nato nel 2011 dopo la caduta del regime di Gheddafi, con l’intento di accogliere e dare una mano non solo ai rifugiati ma anche alle persone rimaste in Libia a ricostruire il Paese. Nasuf come altri dissidenti ha vissuto lontano dalla sua terra per molti anni e oggi guarda con preoccupazione a quello che sta accadendo: “L’avanzare dell’Isis, le difficoltà economiche della gente, la miopia dei governi occidentali e l’opportunismo meschino di chi fa leva sulla disperazione delle persone per arruolare combattenti in nome di una guerra che di santo non ha nulla”.

Per Nasuf molte delle persone che vanno a combattere per lo Stato islamico, lo fanno solo per denaro. “Chi decide di arruolarsi viene pagato anche 15 mila euro – dice Nasuf – Spesso sono persone che non hanno un lavoro e pensano così di poter cambiare vita. L’Islam in questo caso non c’entra affatto”.

Da qualche giorno la battaglia delle milizie dello stato islamico ha intensificato i suoi attacchi in alcune cittadine della Libia. Questi fatti hanno spinto l’ambasciata italiana a lasciare il Paese. “La situazione è drammatica – conclude Nasuf – è importante che si continui con la diplomazia. Ma credo anche che vada data la possibilità al governo libico di potersi difendere senza che ci siano ingerenze straniere” (da redattoresociale.it)

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