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Cronache

di Guido Salvini

Marsiglia, un giovane maghrebino al grido di Allah Akbar, si è scagliato nella stazione ferroviaria contro due ragazze di 20 e 21 anni uccidendole a coltellate. Era uno sbandato che per alcuni anni aveva vissuto nei dintorni di Roma, sposato con una donna italiana da cui aveva divorziato. In Francia aveva commesso piccoli reati e viveva senza permesso di soggiorno con 7 identità diverse. La follia, si dice, di lupo solitario, quasi una routine di cronaca, non un’azione programmata da una cellula come quella di Barcellona.

Ma anche questo episodio, “minore” nel panorama di quelli più gravi che hanno colpito cittadini europei, merita qualche riflessione.

Solo un folle, si legge spesso, l’Islam, la religione, non c’entrano. Ma la spiegazione non è così semplice.

Leggendo di questo e di episodi simili mi è venuto in mente un romanzo di Stephen King, The Cell, non fra i più noti ma come tutti i suoi libri molto inquietante.

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Inizia con la scena in cui il protagonista, mentre passeggia in strada, assiste all’improvviso cambio di comportamento di alcuni passanti che si avventano contro tutti coloro che capitano loro a tiro cercando di ucciderli, e spesso riuscendoci, con tutti i mezzi che hanno a disposizione.

L’epidemia di violenza si diffonde. Il protagonista, un disegnatore di fumetti che non usa il telefono cellulare, presto capisce che la furia distruttiva origina da un misterioso segnale, “L’impulso” che si trasmette attraverso i telefoni cellulari. Non racconto il finale, comunque il disegnatore e alcuni altri sopravvissuti saranno costretti a lottare a lungo contro gli essere umani così trasformati.

È esattamente quanto accade nella mente dei militanti islamici. Sono persone fino a poco tempo prima normali, al più come l’assassino di Marsiglia solo comuni piccoli delinquenti. In breve tempo si trasformano e colpiscono come possono chiunque gli si pari davanti, basta che sia un europeo infedele. Fin qui il paragone e qui entra in campo la religione. “L’impulso” cui costoro obbediscono è il richiamo diffuso in tutto il mondo dall’ISIS e da altri gruppi radicali islamici a uccidere quanti più infedeli possibile. Certo molti, musulmani e no, dicono che questo messaggio di morte nulla ha a che fare con l’Islam e che chi lo segue deve essere considerato solo un folle o qualcuno che per mille ragioni è diventato tale. Ma a questo punto si pone una domanda che nessuno vuole fare. Perché “l’impulso” a colpire contiene messaggi islamici, perché è diretto a persone di cultura mussulmana e solo appartenenti per cultura a questo credo sono propensi a impazzire abbracciando visioni e purificazioni millenaristiche ?

Questo non accade ai cristiani, agli ebrei, ai buddisti, ai sikh, agli atei, agli agnostici e così via. Che ci sia qualcosa che non va in quella religione ? Che in qualche modo la violenza contro il “diverso” sia insita nell’Islam? Che ci sia qualcosa da rivedere nei suoi valori fondamentali ?. Questo ragionamento, che non è islamofobia, è più che legittimo e vorremmo sapere se il mondo musulmano si sia posto il problema, per ora non sembra, e quali risposte sappia darsi.

In più i “telepazzi”, così sono chiamati nel romanzo, di Stephen King, aggrediscono indifferentemente uomini e donne mentre gli islamici “impazziti”, quando non cercano di colpire poliziotti o militari, si avventano, lo si è visto a Marsiglia e in altre occasioni, contro donne che camminano da sole in strada.

Anche questo ha una spiegazione che non è affatto disgiunta dalla religione.

Certamente le donne sono le vittime più facili e indifese ma questa non è l’unica ragione, e credo che non sia quella principale, per cui vengono colpite.

In realtà quello che suscita la furia contro le donne, e vale anche per certi episodi di stupro e di molestie collettive, è vedere che nelle città europee le donne sono libere. Gli attacchi mirano a colpirle per punirle della libertà, della felicità, della sicurezza di cui godono negli spazi pubblici.. Spaventarle ogniqualvolta camminano “impunemente” da sole in strada e vivono come se fossero degli uomini. Per i fondamentalisti una vista insopportabile.

Anche questa non è follia ma qualcosa che ha profondamente a che fare, che è da secoli radicato in una cultura religiosa che vuole la sottomissione di questa metà del mondo nelle forme che tutti conosciamo.

Nel romanzo di Stephen King i “tele pazzi” alla fine vengono sconfitti, si estinguono vittime della loro stessa demenza. Speriamo che ciò accada quanto prima anche nella realtà.

È speriamo anche che il mondo musulmano “moderato” aiuti a farlo presto, e per farlo abbia il coraggio di guardare al proprio interno, di riflettere sulla sua religione e di rispondere alle domande che gli abbiamo posto senza ipocrisie, senza scorciatoie e senza dare, come sempre, la colpa ad altri.

*magistrato 

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islamstephen king
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