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Cronache
Polizia, la nomina che imbarazza Gabrielli. Il caso Roberto Sgalla...alla Diaz
Cambia il governo, cambia il ministro dell’Interno ma non cambiano gli uomini.

A maggio del 2017 Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia aveva interrogato l’allora ministro dell'Interno, il dem Marco Minniti, sul perché il prefetto Roberto Sgalla volesse sopprimere molti uffici della Polizia Postale italiana. La Polizia Postale si occupa prioritariamente di crimini informatici. 

In quel momento Franco Gabrielli era già a capo della Polizia italiana (dal 2016) designato dal governo Renzi, lo stesso che lo aveva voluto nel 2015, a pochi mesi di distanza dallo scandalo Mafia Capitale, prefetto di Roma. 

 

Secondo il progetto di riforma di Sgalla la Polizia Postale poteva essere “impiegata anche senza la necessaria presenza di un ufficio” in “ogni provincia”. Cirielli però ne criticava i contenuti usando le parole del sindacato Ugl della Polizia di Stato: “le sezioni di Polizia Postale rappresentano l'unico presidio di polizia che i cittadini cercano e vedono come principale punto di riferimento per il web”. 

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Il 28 febbraio scorso Sgalla è stato nominato da Gabrielli (entrambi nella foto mentre si fanno un selfie) coordinatore della “Struttura di missione per la realizzazione di un polo centrale della sicurezza cibernetica del Ministero dell’Interno”, fa sapere un comunicato di un altro sindacato di polizia, il Sap. 

 

Roberto Sgalla non è un dirigente qualsiasi. Responsabile dell’Ufficio Relazioni esterne della Polizia di Stato, all’epoca diretta da Gianni De Gennaro, ascese alla cronache del G8 di Genova del 2001 per una ricostruzione fittizia della brutale irruzione della Polizia nella scuola Diaz. Sgalla, che non è mai stato indagato per quei fatti, tenne la nota conferenza stampa dove la scuola veniva descritta come il covo dei Black bloc. Non lo era. In udienza, durante il processo che si è tenuto anni dopo, Sgalla spiegò di non ricordare molti particolari del tempo e che quella serie di dati riportati fossero il frutto di un’informazione “collegiale”. 

 

E’ cambiato il governo e anche il ministro dell’Interno, con Matteo Salvini che si è dimostrato più efficace nelle politiche della sicurezza e di gestione dell’immigrazione, Sgalla intanto è andato in pensione ma non è cambiata la logica della Polizia. 

Il segretario nazionale del sindacato Sap, Stefano Paoloni, invia una lettera proprio al capo Franco Gabrielli dove chiede spiegazioni, considerando la nomina “censurabile”, “oltre a suscitare innumerevoli dubbi anche sotto il profilo dell’opportunità”.

 

Paoloni ricorda che Sgalla è stato “tra i realizzatori del progetto di chiusura delle sezioni di Polizia Postale e della Comunicazioni” e si ritrova oggi con una nomina proprio a valorizzare lo specifico settore della cybersicurezza. In più Sgalla presenterebbe un profilo problematico, dicono dal sindaco, citando la legge n.135 del 2012, modificata poi dalla legge 124 del 2015 e che “si applica a tutto il personale pubblico”: “la suddetta normativa, anche in virtù delle circolari del Ministero per la Semplificazione della Pubblica Amministrazione, vieta chiaramente l'attribuzione di incarichi dirigenziali ai soggetti collocati in quiescenza (a riposo, ndr) che hanno compiuto 65 anni, cioè quando hanno raggiunto il limite di età per il collocamento a riposo dei dipendenti pubblici”. Disposizione che non riguarda però gli incarichi direttivi “per i quali rimane ferma l’applicazione dell'articolo 5, comma 9, del decreto-legge n. 95 del 2012 e che, pertanto possono essere conferiti anche oltre il limite dei 65 anni, purché gratuiti e per una durata non superiore a un anno”.

 

Non è chiaro se l’incarico di Sgalla sia gratuito o meno. Il Sap chiede comunque a Gabrielli di ritornare sulla nomina, anche per dare il via. Di sicuro per il sindacato la nomina è inopportuna, anche nell’ottica di “agevolare un ricambio e ringiovanimento, impossibile se si continua a nominare chi è già in pensione ma anche perché Sgalla “certamente non potrà seguire, stante il divieto di rinnovo dell'incarico a tempo, nemmeno la minima evoluzione di siffatto progetto”.

Ma la logica dei vertici della Polizia sembra un’altra.

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