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Cronache
La nostra Terra: 7 motivi per essere, nonostante tutto, ottimisti

Guerre, terremoti, omicidi, dittature, terrorismo e pure inquinamento.

Tutto quello che accade oggi sul nostro pianeta, sembra portare, leggendo ogni giorno le ‘bad news’ sui media, alla considerazione che’ si stava meglio quando si stava peggio’.

 

La maggioranza delle persone che vivono in paesi industrializzati mostra un ‘sentiment’ negativo nei confronti dell’oggi e del domani della nostra terra.

Invece, secondo l’ accademico svedese Hans Rosling, sta avvenendo tutto il contrario, soprattutto se si ha una prospettiva di largo periodo.

E questo per sette buoni motivi.

Ottimisti per la nostra Terra. 7 buoni motivi

Il primo è rappresentato dalla speranza di vita che, senza ombra di dubbio, sta aumentando.

35 anni era la speranza di vita nel corso della Rivoluzione Industriale in tutta l’area europea. Nel resto del mondo si manteneva tra i 30 e i 40 anni. Ora si veleggia velocemente intorno agli 80.

Mortalità infantile, morti di parto e malattie devastanti come la peste contribuivano a mantenere bassa la media.

Ora si veleggia velocemente intorno agli 80.

Il secondo riguarda la decrescita della mortalità infantile.

Un secolo fa era oltre il 10% in tutti i paesi, industrializzati e non. Ora nei primi è praticamente stata annullata, mentre nei secondi, come India e Brasile, è diminuita drasticamente.

 

Il terzo riguarda l’indice di natalità.

Un dato che preoccupa tutti quelli che pensano che la terra, nel prossimo ventennio, sarà affollata di gente da sfamare.

Nella realtà, secondo i dati Onu, parrebbe che la popolazione mondiale dovrebbe stabilizzarsi ,alla fine di questo secolo, intorno agli 11 miliardi.

Ottimisti per la nostra Terra. Le politiche di bassa natalità

E questo anche alla scelta di molti grandi paesi come Brasile, Cina, India e diversi paesi africani di perseguire politiche di bassa natalità.

 

Il quarto è rappresentato dalla crescita del PIL pro capite dei paesi industrializzati.

 

Europa Occidentale e Stati Uniti sono cresciuti negli ultimi 150 anni mediamente del 2% all’anno. Il che significa che sono aumentati i guadagni pro capite del doppio ogni 36 anni, nonostante momenti di calo economico come la Grande Depressione del 30 e l’ultima pesante crisi durata 10 anni.

Nelle economie considerate meno mature, come India o Cina, la crescita è stata molto più forte.

Insomma parrebbe che più si va avanti si allarga la platea delle persone che stanno meglio.

 

Il quinto fa riferimento alle diseguaglianze sociali.

Proprio in virtù del miglioramento economico globale sono diminuite le diseguaglianze sociali e , per la prima volta, dopo la Rivoluzione Industriale, circa la metà della popolazione mondiale, potrebbe essere considerata classe media.

 

Il sesto riguarda i livelli di democrazia mondiali.

Oggi molta più gente vive sotto Governi democratici. Certamente molta di più di quella di 100 anni fa, o ancora prima, vessata da pesanti dittature.

Oggi la metà della popolazione vive in democrazia. Unico grande paese che sta sperimentando da tempo un’autocrazia è la Cina ma, il suo forte sviluppo, dovrebbe portare, quasi naturalmente, al miglioramento di questa situazione.

 

Settimo e ultimo punto il minor numero di guerre.

Dal 1500 in poi le grandi potenze sono state in guerra per oltre il 50% del loro tempo.

Dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale il mondo sta vivendo, mediamente, un largo periodo di pace. Forse più guerre economiche ma molto meno conflitti combattuti.

 

 

In conclusione, dall’analisi parrebbe di capire che, bombardati da cattive notizie, siamo diventati, erroneamente, molto pessimisti riguardo il nostro pianeta.

Parrebbe invece che, rispetto all’ultimo secolo, si viva mediamente meglio e più lungo, i bimbi muoiano prematuramente meno, si stia economicamente meglio e ci si ammazzi in guerra molto meno di un tempo.

 

Unico punto di domanda su che tipo di pianeta stiamo vivendo meglio? Il nostro pianeta livello di ambiente come sta?

 

E a queste delicate domande l’accademico svedese sembra non dare risposta alcuna.

  

 

 

 

 

 

 

 

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