Strage di Lampedusa, sale ancora il numero dei corpi recuperati

 

Sono 213 i cadaveri finora recuperati a Lampedusa dopo il tragico naufragio d giovedì. Ieri dal relitto del barcone che giace a circa 50 metri di profondità davanti alla costa dell'Isola dei Conigli sono stati estratti 83 corpi, ma i sommozzatori riferiscono che lo scafo è pieno di morti. Oltre alle 213 vittime, tra le quali  bambini e donne, ci sono 15 superstiti, ma secondo i loro racconto sul peschereccio c'erano 518 profughi. Tanti mancano, dunque, all'appello. I corpi sono così tanti che manca un posto dove comporli. Gli ultimi recuperati sono stati deposti dentro due camion frigoriferi.

POLEMICHE SUI SOCCORSI - "La gente bolliva in acqua ma questi pensavano a fare fotografie e video. Dovevano pensare a tirare su persone. Noi li facevamo salire quattro alla volta. Solo questo ci interessava e quando la mia barca era piena di migranti e chiedevamo ai finanzieri e alla guardia costiera di prenderli a bordo, dicevano che non era possibile e che dovevano rispettare il protocollo". Lo afferma Vito Fiorino, proprietario di uno dei motopesca che per primo e' andato a soccorrere i naufraghi di Lampedusa. "Erano le 6.30 6.40 quando ho dato l'ordine di chiamare la Guardia costiera, e questi sono arrivati alle 7.30", afferma ancora Fiorino, che racconta: "Noi ne avevamo presi a bordo 47, alla volta, loro erano troppo lenti. Si poteva fare di piu' e piu' rapidamente. Ora vogliono denunciarmi? Sequestrarmi la barca perche abbiamo salvato delle persone? Vengano pure, non vedo l'ora", conclude Fiorino.

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"Non indaghiamo su presunti ritardi nei soccorsi. Non abbiamo riscontri in merito" , ha ribattuto il procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo. In riferimento a una esposto alla Procura militare di Napoli su tali ritardi, annunciato secondo notizie di stampa da un generale dell'aeronautica in congedo, il magistrato si limita a dire: "Non ne so nulla e non ci compete". Intanto la procura ha dato il via libera alla sepoltura delle vittime del naufragio finora recuperate.

Il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso ha confermato che si rechera' a Lampedusa mercoledi' "in uno spirito di supporto e solidarieta'", secondo quanto si legge in una nota diffusa dall'esecutivo Ue. In seguito al naufragio della scorsa settimana costato la vita a centinaia di migranti al largo dell'isola, il presidente vuole cosi' dimostrare l'impegno europeo nella gestione dell'aumento degli sbarchi illegali.

Barroso discutera' con le autorita' italiane "possibili ulteriori misure da prendere e azioni concrete da sviluppare a livello nazionale ed europeo per far fronte alla spinosa questione dei rifugiati e alle difficolta' degli Stati membri colpiti dal fenomeno". Tra le misure in discussione ci saranno anche possibili "azioni congiunte con paesi terzi," si legge della nota della Commissione Ue. Domani, intanto, a Lussemburgo discuteranno della questione i ministri degli Interni dei 28

Kyenge: tanti punti della Bossi-Fini da rivedere - Sulla legge Bossi-Fini "i punti da rivedere sono tanti", e "a breve avremo un incontro tra i ministeri affinche' tutti i punti siano sul tavolo di questo coordinamento". Lo ha detto il ministro dell'Integrazione, Cecile Kyenge, a margine di un evento in Campidoglio. "E' il momento di fare una riflessione, di mettere tutto su un tavolo di coordinamento e di discuterne tutti insieme, perche' e' fondamentale una condivisione all'interno del Governo per riuscire a dare una risposta concreta", ha aggiunto Kyenge, ribadendo la necessita' di rivedere la Bossi-Fini perche' "l'immigrazione e' un fenomeno complesso e non si puo' banalizzare limitandolo a un solo elemento: riguarda i lavoratori altamente qualificati, il mondo dei lavoratori agricoli, delle imprese, dell'universita' e degli studenti, e quindi va considerato in tutti gli aspetti".

Quanto ai rapporti con L'Europa, "noi chiediamo di far riconoscere le nostre frontiere come frontiere europee e non solo italiane, la revisione del regolamento di Dublino e di non dimenticare che le responsabilita' sono diverse, sia per quanto riguarda i nostri rapporti con i paesi di origine dei migranti 'economici' che la nostra posizione riguardo ai paesi dai quali provengono i rifugiati: in questo caso stiamo parlando di paesi in guerra e bisogna riuscire a dare risposte anche per i richiedenti asilo. Le responsabilita' - ha concluso - sono chiare a ogni livello, dell'Europa e nostre sul territorio".


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