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Cronache
"Lupi in fabula", tutte le intercettazioni. Il libro di Affari è primo in classifica

Il libro di Affari Italiani Editore, "Lupi in fabula", con tutte le carte della nuova Tangentopoli è già primo in classifica su Bookrepublic. Dalle intercettazioni agli interrogatori, dai pedinamenti alle cene, dalle mail agli sms: tutto nell'ordinanza integrale del giudice di Firenze sul Sistema Grandi opere le gesta di Incalza, Perotti, Cavallo e le cene con Lupi. L'assunzione del figlio del ministro: "Fallo diventare il tuo uomo a Milano". I soldi presi "per non fare un cazzo". Expo e gli appalti pilotati. Gli incarichi in Metropolitana Milanese. Le pressioni su Pisapia. Le mire su M4 e lo stadio del Milan. Alfano, D'Alema e il giallo del sacerdote morto a Livorno.

Alta velocità, ferrovie, porti, autostrade, Expo ovviamente. E Milano, Genova, Verona, Brescia, Firenze, Salerno, Reggio Calabria, Olbia, Trieste. Il marcio in Italia arriva dovunque. L'ordinanza del giudice fiorentino Angelo Antonio Pezzuti accende i riflettori su tante storie, tante situazioni diverse che insieme compongono però un unico grande sistema criminale.

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copertina lupi in fabula

IL "SISTEMA DI UN PAESE DI M..." - "Sistema" è il nome che i magistrati di Firenze hanno dato alla propria indagine che ha portato all'arresto del supermanager di Ercole Incalza, Stefano Perotti, Franco Cavallo e Sandro Pacella. Un sistema nel quale tutti cercano di mangiare, riuscendoci evidentemente senza troppi problemi. Basta leggere ciò che dice Giulio Burchi, manager modenese vicino a Perotti e indagato per traffico di influenze illecite sulla Salerno-Reggio Calabria, in un'intercettazione riportata dal gip: "Qualche compromesso l’ho fatto anche io naturalmente come tutti... però i soldi che ho guadagnato a stare in questo Paese di merda deregolarizzato... non li avrei mai guadagnati in Inghilterra o in America".

IL DOMINUS - Il principale indagato dell'inchiesta è Ercole Incalza. "Ercolino, che fa il bello e il cattivo tempo", come lo descrive un alto dirigente delle Ferrovie dello Stato, da oltre trent'anni figura di primissimo piano nell'ambito del ministero dei Lavori Pubblici, passato per sette diversi governi, fino all'esecutivo Renzi, che precisa che non ha più nessun incarico da dicembre 2014. "Come emerge dalle indagini - si legge nell'ordinanza - Incalza dirige con attenzione ogni grande opera, controllandone l'evoluzione in ogni passaggio formale: è lui che predispone le bozze della legge obiettivo, è lui che, di anno in anno, individua le grandi opere da finanziare e sceglie quali bloccare e quali mandare avanti, da lui gli appaltatori non possono prescindere". Giovanni Paolo Gaspari, già alto dirigente del Gruppo ferrovie dello Stato e consigliere presso il ministero delle Infrastrutture, al telefono con Giulio Burchi, lo definisce come "il dominus totale. Senza di lui al 100% non si muove una foglia... si sempre tutto lui fa... tutto tutto tutto!... ti posso garantire... ho parlato con degli amici..".

“SU QUESTA ROBA CI FACCIO LA CRISI DI GOVERNO” – Incalza grande mente dietro un sistema criminale? Macché, il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi lo ha definito come “una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro Paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli”. Lupi a Incalza e alla Struttura Tecnica di Missione non vuole rinunciare. A fronte della proposta di soppressione di tale struttura o di passaggio della stessa sotto la direzione della Presidenza del Consiglio lo stesso Lupi arriva a minacciare una crisi di governo: “... vado io guarda ... siccome su questa cosa ... te lo dico già ... però io non voglio ... cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che senno’ vanno a cagare! .. cazzo! … ho capito! ... ma non possono dire altre robe! ... su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura Tecnica di Missione non c’è più il Governo! ... l’hai capito non l’hanno capito?!”.

PEROTTI UNO E TRINO – Avere un amico come Incalza può fare comodo. E secondo i magistrati ha fatto molto comodo a Stefano Perotti. Nell'ordinanza si trova un elenco delle procedure amministrative nelle quali Incalza, "avvalendosi anche della collaborazione di Pacella Sandro, metteva a disposizione del Perotti la propria funzione”:

- la linea alta velocità Milano-Verona

- il bando di gara emesso da Rete Ferroviaria Italiana s.p.a. per la molatura delle rotaie (leggi qui sotto la precisazione di Rfi sull'argomento)

- nodo Tav Firenze

- la linea alta velocità Milano Genova - Terzo Valico di Giovi

- l'autostrada Civitavecchia - Orte- Mestre

- l'autostrada regionale Cispadana

- il bando di gara emesso dall'Autorità portuale di Trieste per l'attività di collaudo Hub portuale di Trieste

- l'autostrada Ras Ejdyer - Emssad in Libia - referente Anas

LA PRECISAZIONE DI R.F.I.: "AD E FUNZIONARI NON COINVOLTI, LA GARA DI MANUTENZIONE BINARI MAI ESPERITA"

In relazione alle notizie riportate in questi giorni dai media, relativamente alle indagini e provvedimenti eseguiti per conto della Procura di Firenze, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) precisa che l’Amministratore Delegato Maurizio Gentile e altri due funzionari della società risultano coinvolti nella predetta inchiesta, non per fatti legati ai lavori delle linee alta velocità, cosiddette TAV, ma per una gara di manutenzione ordinaria ai binari dell’intera infrastruttura ferroviaria mai conclusa. La gara fu bandita nel maggio 2014 dalla Direzione Acquisti e successivamente annullata nel luglio del 2014. Secondo le diverse strutture aziendali preposte, infatti, era necessario favorire la concorrenza e consentire la partecipazione di altre imprese del settore. Non sussistono allo stato altri coinvolgimenti di RFI o di suoi dirigenti e funzionari. RFI ha già fornito e continuerà a garantire piena collaborazione all'Autorità Giudiziaria nel più leale rapporto istituzionale.


Secondo il gip Perotti ha “gestito appalti, attraverso gli incarichi di direzione dei lavori per almeno 25 miliardi di euro”. E la cosa “bella”, tra virgolette, è che spesso “non svolge neppure gli incarichi che gli sono stati affidati o li esegue con modalità tali da non giustificare gli enormi proventi che percepisce”.

70 MILIONI PER “NON FARE UN CAZZO” – Quindi i magistrati descrivono un sistema che riesce con metodi illegali a ottenere dei lavori e poi magari non li compie neanche. A proposito della tratta alta velocità Firenze-Bologna, per esempio, Massimo Fiorini (uno degli imprenditori intercettati) afferma: “siamo arrivati al massimo a 70 con la Cmc. Pensa, prendevi il 4% di fee… di patronage si chiama… per non fare un cazzo.. un ufficietto in Fiat… mi ricordo che c’era ancora Zunino… al 4%... di cui l’1% de lo dava a noi… perché c’era un contratto che doveva garantire tutto… la progettazione… e doveva fare la direzione lavori in questo 4%... e l’1% ce l’aveva garantito a noi (… hanno fatto che hanno aumentato del 40% il valore dell’opera… impressionante”.

LA “FORTUNA” DI PEROTTI – Perotti è dotato di spregiudicatezza e degli intrallazzi “giusti”. Ma secondo i magistrati “la migliore sintesi sulla figura di Perotti è proposta dalla moglie, Christine Mor” che al figlio dice: “Si è sposato a 23 e a 24 ha dato la tesi a 25 aveva appena iniziato a lavorare… come te… uguale… e non aveva fatto un cazzo nella vita… aveva avuto tanto da suo padre… perché aveva già avuto una casa… il permesso di sposarsi senza guadagnare però nient’altro… per cui tu non devi pensare… “io oggi non sono come papà”… perché che tu ti devi paragonare con i soldi che fa papà è questo che sbagli… perché papa oltretutto se guadagna bene e tanto è anche perché ci sono state delle coincidenze… papà è bravo… però papà ha avuto delle coincidenze fortunate di entrare nel mondo della politica grazie a suo padre… okay? Grazie a un certo giro di politica… lavori pubblici eccetera eccetera che non è detto che in futuro sarà sempre uguale a come è stato fino adesso”.

LUPI VIA? “UN MACELLO” – E il futuro iniziava a preoccupare Perotti quando si diffonde la voce che Maurizio Lupi possa non essere riconfermato come ministro per le Infrastrutture dopo le dimissioni dei ministri Pdl/Fi. Ecco che cosa si dicono Incalza e Perotti il 29 settembre 2013:

Perotti: adesso che si fa? Ricominciano daccapo.

Incalza: certo, verrà Zanonato da noi, viene Zanonato da noi

Perotti: ah sì? Cioè gli danno l’interim dell’altro ministero

Incalza: sì sì

Perotti: un macello

Incalza: un macello sì… va buo’

Il 14 febbraio 2014, con l’avvento di Renzi, la preoccupazione è massima. Si fa anche il nome dell’ex sindaco di Bari Michele Emiliano come successore di Lupi. E Perotti alla moglie dice: “No… il rischio è… questo Emiliano, che sarebbe un magistrato che è terribile”. Lo stesso giorno avvisa Franco Cavallo di portare avanti in fretta tutte le questioni aperte prima che Lupi lasci il ministero: “Non ti devo dire altro… che c’abbiamo dieci giorni circa per fare quello che dobbiamo fare… senti, mi raccomando, questo weekend, dedicati con attenzione a questo”.

LE CENE E GLI INCONTRI CON LUPI – A detta del gip il legame tra Perotti e Lupi è molto stretto. Così come è “strettissimo” il legame tra Incalza e lo stesso Lupi. E nelle pagine dell’ordinanza il nome del ministro ritorna più volte, soprattutto in merito a cene e incontri con Perotti. La prima è quella del 14 settembre 2013. La moglie di Perotti racconta alla sorella che il ministro è stato da loro a Firenze nel weekend: “tutto a posto… finalmente sono andati via… anche se è stato bello… però molto impegnativo eh… perché sai erano in 8 con due guardie del corpo… quindi hanno mangiato da venerdì… c’era Maurizio con sua moglie… c’era Frank con sua moglie… i primi 4 hanno dormito in casa…” Il 13 novembre 2014 Lupi annuncia a Perotti che andrà a trovarlo il weekend del 7 dicembre. Un'altra visita è datata 29 novembre. Il 5 dicembre Perotti manda un sms a Lupi chiedendogli l’ora del suo arrivo a Firenze: “Fatemi sapere quando pensi di arrivare così preparo gli spaghetti (con il sale)”. Ci sono poi incontri più istituzionali. Il 16 ottobre in ballo c’è la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità Milano-Verona a cui Perotti e Cavallo cercano di accedere. Scrive il gip che “Franco Cavallo e Stefano Perotti sono andati a cena con Emanuele Forlani, della segreteria del ministro Lupi. A tale cena hanno probabilmente partecipato anche Marcello Di Caterina, altro componente della stessa segreteria, un tal Eli, e infine forse anche lo stesso ministro Lupi. All’esito della cena o durante la stessa, Perotti informa, con un messaggio, Corrado Bianchi che il “problema” dell’inserimento nella legge di Stabilità del finanziamento dei lavori della tratta Verona Brescia è stato “risolto”. Il 25 novembre 2014 viene fissato un incontro tra Corrado Bianchi e Michele Pizzarotti (consorzio Cepav Due) e il ministro Lupi, indicato all’architetto Ettore Fermi come “il vicino importante”. Si legge: “Ercole Incalza chiede conferma se l’incontro è con il ministro, sottolineando che questo incontro, per quanto egli sappia, è “ufficiale”. Fermi segnala al contrario che l’incontro con il ministro ha natura “ufficiosa”. Un altro incontro ci sarebbe stato in merito al Palazzo Italia di Expo. Si legge: “Il 3 gennaio 2014 Stefano Perotti nel riportare che si è accordato con l’ing Incalza per incontrarsi presso la sede di Expo 2015, chiede a Franco Cavallo di fare in modo, tramite Emanuele Forlani, di incontrare il ministro Lupi prima che inizia il sopralluogo. Franco Cavallo ribatte che il ministro è già informato della richiesta d’incontro, e sulle modalità si deciderà al momento”. Lo stesso Cavallo avrebbe ottenuto un incontro con Lupi anche in merito al porto di Olbia nell’ottobre 2013.

“FAI DIVENTARE LUPI JR. IL TUO UOMO A MILANO” - Il rapporto tra Lupi, Cavallo e Perotti non si ferma qui. Nelle carte c’è spazio anche per Luca, il figlio del ministro. "Se avessi chiesto a Perotti di far lavorare mio figlio, o di sponsorizzarlo, sarebbe stato un gravissimo errore e presumo anche un reato. Non l'ho fatto. Non ho mai chiesto favori per loro" ha detto Lupi subito dopo gli arresti di Perotti e Incalza. Nell'inchiesta figura però una telefonata, datata gennaio 2014, di Lupi a Incalza. "Devi venirti a trovare mio figlio" dice il ministro al supermanager. Incalza chiama Stefano Perotti per dirgli: "C'è da incontrare il figlio di Maurizio". Nient'altro. In effetti poi Luca Lupi troverà lavoro all'Eni di San Donato Milanese. Nel corso di una telefonata del 16 febbraio 2014 Perotti invita il cognato Giorgio Mor a coinvolgere Lupi nelle sue iniziative anche commerciali e gli dice: “Fallo diventare il tuo uomo a Milano”. Giorgio Mor, inizialmente, chiede a Perotti se fosse possibile assumete Luca Lupi “in maniera meno formale”. Scrive il gip: “Egli, premettendo di esser pronto a obbedire dice al cognato: “ci siamo… abbiamo fatto una riflessione che sembrava poco opportuno era la triangolazione”. La triangolazione, secondo il gip è la seguente: “Perotti nella commessa Eni stipulerà un contratto con Giorgio Mor affidandogli l’incarico di coordinatore per il lavoro che, a sua volta, nominerà quale ‘persona fissa in cantiere’ Luca Lupi. Stefano Perotti esclude in modo radicale la possibilità di un’assunzione meno formale dicendogli che a lui gli dobbiamo dare la sicurezza”. I contatti per il figlio di Lupi proseguono quando Perotti gli trova lavoro negli Stati Uniti. Scrive il gip: "Il 4 febbraio 2015 Perotti chiede all'amico Tommaso Boralevi che lavora negli Stati Uniti di dare assistenza a un loro ingegnere che al momento lavora presso lo studio Mor e verrà impiegato a New York”. Non è tutto. Sarebbero stati aiutati anche alcuni amici del figlio di Lupi, con curricula inviati direttamente a Franco Cavallo e fatti girare alla de Eccher.

IL SISTEMA EXPO – Il sistema scoperchiato dai magistrati di Firenze non si ferma all’alta velocità ma raggiunge anche Expo, toccato dall’ennesimo scandalo, stavolta sull’appalto per il Palazzo Italia. In questo caso Perotti avrebbe fatto fruttare il suo rapporto con Antonio Acerbo, ex responsabile unico del Padiglione Italia già arrestato per l’appalto sulle 'Vie d’acqua'. Nel disegno criminoso sarebbero finiti anche Andrea Castellotti, “uomo di Cl” e Facility manager di Expo, l’ex assessore della giunta Moratti Giacomo Beretta e gli imprenditori Attilio e Luca Navarra che vinceranno poi l’appalto. Secondo i pm, i rapporti tra Perotti e Acerbo partono “a metà settembre 2013, un mese prima della pubblicazione del bando” del 12 ottobre per il Palazzo Italia. I due decidono di incontrarsi il 2 ottobre. Qualche giorno prima, Perotti “chiede all’ex assessore al Bilancio, Giacomo Beretta, se lo può incontrare” in vista dell’incontro con Acerbo. I contatti, telefonici e fisici, sono numerosi. Castellotti “ha già preso visione del bando, e indica il punto su cui viene richiesto a Perotti il suo apporto, quello connesso al punteggio attribuito all’ottimizzazione del cantiere”. Il gruppo si aggiudica dunque l’appalto del Palazzo Italia grazie a informazioni che avrebbero dovuto restare segrete. “Bel colpo!” dice scherzando Perotti al telefono. “Bisogna essere pure un po’ fortunati”. Già il 20 marzo 2014, commentando l’arresto di Antonio Rognoni con un suo collaboratore, Burchi palesa la possibilità che venga scoperchiato il sistema: “A me mi stava sul cazzo perché sapevo che era un idiota. C’è tutta Milano in subbuglio… se hanno arrestato Rognoni ce n’è per tutti ed arrivano fino ai piedi di Lupi”. Concetto ribadito qualche minuto dopo al dirigente Anas: “sicuramente freddo ai piedi l’avrà il ministro perché era un uomo di stretta osservanza di Lupi questo… eh ma è Comunione e Liberazione… proprio Doc”.

LE MIRE SULLO STADIO DEL MILAN – Ma Perotti non si ferma al Palazzo Italia. Vuole di più. E secondo i magistrati mette nel mirino altri appalti a Milano. Tramite il figlio Philippe cerca un contatto con Franco Cavallo, definito dai pm “uomo di Lupi”, “in modo che possa aiutarli ad acquisire nuove commesse in Expo, cercando di sfruttare il rapporto di amicizia che Cavallo ha con Christian” Malangone, manager Expo. Agganciare Malangone può servire “a verificare quali sono i canali giusti per ottenere le direzioni lavori dai vari Paesi espositori che devono realizzare i loro stand Expo. Hanno un albo? Informalmente magari hanno già dei rapporti per cui ti presentano il capo... dell’Azerbaigian o del Kazakistan”. L’incontro è fissato e Philippe si è preparato tre domande, che espone al padre. “La prima è che abbiamo bisogno di essere segnalati come 'Direzione lavori' dall’ufficio Expo, poi sentire per un aggancio ai padiglioni internazionali, e poi per lo stadio del Milan. Chi sentire?”.

“PRENDO CIVATI E GLI FACCIO FARE UNA COSA UTILE” – Ma quando è troppo è troppo. Così il 27 marzo 2014 Giulio Burchi si lamenta con una responsabile della società Metropolitana Milanese dello strapotere di Perotti. “Incalza lo favorisce sempre perché è il suo socio da sempre che è quello che voleva fregare anche MM no? Della Direzione dei Lavori.. allora adesso faccio fare un’interpellanza… c’ho due o tre episodi circostanziati… prendo Pippo Civati che mi rompe sempre i coglioni così gli faccio fare una cosa utile…” La responsabile di Metropolitana Milanese cerca di dissuaderlo: “Valuta bene prima di fare una cosa del genere. Tanto lì se ne sbattono i coglioni e poi Lupi lo ha appena riconfermato… ma chi cazzo te lo fa fare di fare una cosa del genere?”. Ancora a luglio Burchi torna a parlare di Perotti e un’intercettazione dice: “Non sono come Perotti che c’ha 7000 lavori e riesce a farle tutte egregiamente ma adesso credo che gli abbiano dato anche il palazzo dell’Eni, la Pedemontana Veneta… la M5 M4… 3 lotti della Salerno-Reggio Calabria… il terzo valico e sta telefonando insistentemente per avere il collegamento al Porto di Ancona e le Ferrovie Sud”.

CAVALLO, MORATTI E PISAPIA – Il legame con Milano e gli ambienti Cl è profondo, soprattutto per Franco Cavallo, nominato nel cda di Metropolitana Milanese dall’allora sindaco di Milano Letizia Moratti. Giuseppe Cozza, interlocutore di Burchi in molte delle intercettazioni riportate dal gip, ricorda invece l’incarico conferito in MM al figlio d Acerbo ai tempi di Gabriele Albertini. “Le imprese che lavoravano… con le quali lui aveva rapporti, davano lavoro al figlio… era il prezzo dei suoi… come dire…” Lo stesso Giuseppe Cozza, si legge nell’ordinanza, “racconta di aver saputo che Incalza ha fatto pressioni sul sindaco di Milano per far assegnare a Perotti degli incarichi di direzione lavori in cambio di un supporto ministeriale ai progetti”. Pressioni che anche se rinviate al mittente rivelano che il “Sistema” si muoveva con molta intraprendenza e sicurezza nei corridoi che contano del capoluogo lombardo.

ALFANO E D’ALEMA – Ma il “Sistema” Incalza-Perotti non aveva conoscenze solo nel ministero delle Infrastrutture. Nelle carte di Firenze si fa anche il nome di Angelino Alfano. Salta fuori in qualche modo collegato alla vicenda del colosso di costruzioni Rizzani de Eccher, difesa in un ricorso al Tar da un avvocato molto vicino al ministro. In particolare il nome di Alfano lo fa Claudio de Eccher che rivolgendosi a Franco Cavallo dice: "A questo punto te lo chiedo in modo, in modo molto, come dire? deciso. Bisogna che tu ne parli e che ne parliate anche con il ministero degli Interni". Due giorni dopo questa conversazione, il 18 luglio 2014, Cavallo chiama de Eccher per rassicurarlo: "Io ho parlato con lui, aveva già parlato sia con l'avvocato sia con Angelino", dopo aver incontrato Lupi. Incalza avrebbe anche una conoscenza con Massimo D'Alema, che come Alfano non è in alcun modo coinvolto nell'indagine. Ma Incalza lo cita l'8 giugno 2014 riguardo agli articoli giornalistici apparsi sul caso Mose di Venezia: "Chiamiamo... avvisiamo D'Alema", dice a Sandro Pacella.

IL GIALLO DEL SACERDOTE TROVATO MORTO – In questa storia trova posto anche una vicenda che apparentemente non ha nulla a che vedere con tangenti e appalti. Il 5 agosto 2014 è morto a 42 anni il sacerdote genovese Giacomo Vigo: il suo corpo è stato ritrovato senza vita nella darsena di Livorno. La sua morte resta ancora un mistero ma intanto dalle carte di Firenze viene fuori che Giorgio Mor, cognato di Perotti, utilizzava la scheda telefonica del sacerdote. “La stessa utenza”, scrive il gip, “risulta essere stata ricaricata a Genova per 20 euro il 29 dicembre 2014 e il 5 gennaio 2015 per 25 euro”. Un’inezia che non significa nulla? Forse, ma intanto dimostra ancora di più lo stratificato e talvolta misterioso intreccio di relazioni alla base del “Sistema” portato alla luce dai magistrati di Firenze nelle pagine che seguono. Il marcio è venuto a galla, fino alla prossima inchiesta.

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